Borracce, cannucce d’acciaio e bicchieri di alluminio: vivere “eco” è davvero facile

Si sente spesso parlare del gravissimo problema dell’inquinamento, troppo poco spesso, tuttavia, vengono rese note azioni semplici, applicabili nella vita di tutti i giorni, per migliorare concretamente la situazione. Ecco perciò alcuni semplici gesti diversi dai soliti a tutti noti (ma no per questo meno importanti!) come fare la raccolta differenziata, preferire la bici e i mezzi pubblici, ridurre l’aria condizionata e il riscaldamento e così via. Azioni che, nel tempo, possono davvero fare la differenza.

  • Alle grigliate, feste o pic nic abbiate cura di mettere in borsa il vostro bicchiere personale riutilizzabile, preferibilmente in alluminio, cosi da evitare l’accumulo di bicchierini in plastica usati. Una volta a casa lo laverete e sarà pronto per la prossima festa. Sul web ce ne sono di pieghevoli, più pratico di così!
  • Per gli amici fumatori, sappiate che esistono filtri e cartine biodegradabili in vendita in molte tabaccherie filtri.
  • Un ulteriore aiuto concreto consiste nell’utilizzo di cannucce in acciaio e nel sostegno di tutti i locali che già ne fanno uso. E poi, suvvia, non negherete che un drink con una cannuccia in metallo è molto più alla moda di una banale cannuccia in plastica.
  • Borracce, che sia una 24 bottle, una delle borracce più in voga al momento, o una normale borraccia della Decathlon. L’importante è che sia in alluminio o in vetro (anche se il vetro è più pesante). Sarà un piacere per l’ambiente e per il portafoglio. Se ne trovano ovunque, qui le 24 bottle. Analogamente limitare l’acquisto di bottiglie in plastica al supermercato e riempire dal rubinetto una bottiglia o caraffa in vetro (magari una di quelle con filtro annesso).
  • Dovete cambiare spazzolino? Perchè non provare gli spazzolini da denti fatti in bamboo 100% biodegradabili? Sono ottimi.
  • Forse banale, ma portare da casa le buste non solo per la spesa, ma anche per lo shopping, è un’ottima idea, facile e poco ingombrante (esistono le shopping bag comprimibili che stanno comodamente in borsa). Qui un esempio.
  • Nel mondo della cancelleria vi sono due accorgimenti: acquistare quaderni in carta riciclata e utilizzare i mattoni fluo al posto degli evidenziatori in plastica, l’effetto è lo stesso, provate!
  • Al supermercato preferire le confezioni in vetro (100% riciclabile).
  • Favorire il consumo di frutta e verdura a chilometri 0. In questo modo si limiteranno i consumi di carburante. In quasi tutti i comuni italiani vi sono mercati della terra settimanali.
  • Limitare il consumo di carne che comporta l’utilizzo di grandi quantità di acqua ed energia. L’alimentazione vegetariana e soprattutto vegana è infatti da molti scelta per motivi ambientali piuttosto che etici.
  • Utilizzare pile ricaricabili anziché usa e getta.
  • Stare attenti a tagliare prima di buttarli tutti quei rifiuti in plastica di forma circolare, come ad esempio la retina negli imballaggi di alcune bibite. Questi sono difatti estremamente pericolosi per le tartarughe in quanto muoiono strozzate dai rifiuti di questo tipo.
  • Infine un consiglio per le donne. Preferire le coppette mestruali agli assorbenti. Sono semplicissime da utilizzare, si lavano e disinfettano e durano per degli anni. Si possono acquistare in farmacia o sul web.

Vi racconto il mio esame di maturità con alcune certezze e qualche dubbio

Maturità 2019: se ne è tanto sentito parlare, dalle critiche dei media, alle preoccupazioni degli studenti, alle ancora più grandi preoccupazioni e polemiche delle nonne che “guai se gli tocchi il/la nipote”.

Ma in cosa consisteva in fin dei conti la maturità 2019?

Tutti gli studenti si sono seduti tra i banchi il 19 giugno per la prima prova di italiano: il tema. Le tracce sono state piuttosto apprezzate, questa l’opinione della maggior parte dei ragazzi fuori dai licei, “ce ne era per tutti i gusti “ dicono.

Da Ungaretti e Sciascia nella tipologia di analisi testuale, al valore del patrimonio culturale, illusione della coscienza ed eredità del Novecento nella tipologia argomentativa, fino alle tracce d’attualità inerenti l’inchiesta del prefetto Luigi Diana sulla mafia ed una riflessione sullo sport e la storia. Inaspettata, tuttavia, l’assenza di Greta Thunberg.

Per quanto riguarda la seconda prova, nei licei scientifici i giovani si sono trovati davanti problemi e quesiti sia di matematica che di fisica. Per la maggior parte la grande difficoltà è stata quella di mantenere alto il livello di concentrazione per tutte le sei ore a disposizione. Il secondo problema fornito dal Miur, in particolare, è stato considerato, da molti, non all’altezza della preparazione in quanto di complessità troppo elevata.

Infine, la prova orale. Ebbene sí, avete sentito bene, niente terza prova, meglio conosciuta come “quizzone”.

La grande novità del colloquio finale? Niente più tesina. Gli studenti hanno infatti dovuto sorteggiare casualmente una busta contenente un testo letterario o un quadro o un grafico o una formula matematica o una citazione, insomma uno spunto dal quale partire per poi dirigere autonomamente il colloquio facendo, idealmente, collegamenti interdisciplinari. Quale il problema? Beh, capiamo tutti che trovandosi davanti una formula matematica, collegare la letteratura italiana o qualsiasi altra materia umanistica/artistica diventa arduo.

Altra novità è la saggia introduzione del diritto come materia d’esame obbligatoria. Scelta saggia in quanto si esce dalla maggior parte delle superiori a diciannove anni minimo, età in cui si ha diritto di voto. Età in cui è impensabile non avere le nozioni base di diritto costituzionale. Nozioni minime inerenti l’organizzazione politica italiana, come funziona il parlamento, l’iter legis e cosí via.

Infine il colloquio si è concluso con domande e presentazione da parte degli studenti del loro percorso di Scuola Lavoro (ora nominato Percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento, caro Miur, perchè un nome più lungo? Questo non è troppo semplice ed immediato?).

Le parole dell’ambiente per creme, cosmetici e detersivi: c’è da crederci?

Ultimamente si è parlato sempre più di ecologia e attenzione all’ambiente, il numero delle persone interessate all’argomento è aumentato e, di conseguenza, sempre più alta è la sensibilizzazione dei cittadini così come delle aziende. A tal proposito si sono iniziati a produrre imballaggi in plastica riciclata, la parola “eco” ha iniziando a espandersi a macchia d’olio (tanto che ora la si trova anche dove non dovrebbe esserci). Il campo del riciclaggio di materiali come la plastica, tuttavia, non è l’unico campo in cui l’influenza degli ambientalisti si è fatta sentire.

Sono infatti iniziati a comparire i cosmetici non testati su animali, quelli “bio” (nonostante pochi abbiano davvero chiaro cosa si intenda con questo termine) e, addirittura, la cosmesi vegan e halal. E se vengono prodotti significa che, dall’altra parte, vengono acquistati. Significa quindi che l’attenzione delle persone al benessere proprio così come dell’ambiente è in aumento.

Tuttavia ancora pochi si preoccupano per quanto riguarda l’ambito dei detersivi. In primo luogo per la questione inquinamento che, nonostante sia più o meno nota a tutti, trova ancora poco seguito. In secondo luogo per quanto riguarda il benessere della pelle. Basta pensarci: i vestiti che vengono lavati vengono a contatto con la nostra pelle così come fa la crema idratante dal prezzo esorbitante che ogni mattina stendiamo accuratamente sul viso. Per quale motivo non dovremmo, quindi, fare la medesima attenzione agli ingredienti nel momento dell’acquisto?

Purtroppo sono ancora poche le aziende sensibili da questo punto di vista e, soprattutto, è necessario che il consumatore non si faccia illudere dalle etichette accattivanti, dalle immagini di piante felici e bambini che corrono. Al contrario, è importantissimo educare e abituare a leggere le etichette (gli ingredienti, il famoso Inci) di quello che mettiamo a contatto con la nostra pelle cosi come di quello che mangiamo e diamo da mangiare ai nostri figli ogni giorno.

Ma come giudicare una lista di ingredienti? Gli ingredienti sono sempre posti in ordine di quantità (dal più presente, al meno presente) e gli ingredienti di origine naturale e che provengono da agricoltura biologica sono accompagnati dal loro nome latino. Per quanto riguarda l’ambito della cosmetica, se nell’etichetta compaiono scritte come Paraffinum Liquidum, Peg e Ppg, Mineral Oil, Petrolatum o sigle come Edta, Mea, Tea, Mipa, meglio riporre la confezione sullo scaffale. Sono tutti indicatori di un cattivo Inci.

Bla Bla Car: come si risparmia sul viaggio

Se si chiedesse a un passante qualsiasi di elencare i primi 4 mezzi di trasporto pubblici che gli passano per la testa probabilmente si riceverebbero risposte come: treno, aereo, traghetto e così via. Ma, se ci si pensa, anche l’automobile può facilmente trasformarsi in un mezzo di trasporto pubblico, come? Facile, con il car sharing. Il problema? Organizzazione, affidabilità e gestione. La soluzione a tutto ciò? Bla Bla Car.

Si tratta di una piattaforma disponibile sul web o sotto forma di applicazione per tutti gli smartphone https://www.blablacar.it/ che consente la condivisione di posti liberi nella propria auto con sconosciuti, per viaggi medi o lunghi.

In questo modo domanda e offerta si incontrano e si arriva a una forma evoluta del caro vecchio autostop degli anni 70.

I prezzi di carburante e pedaggio vengono condivisi con il proprietario dell’auto e, dato da non trascurare, le emissioni di Co2 sono ridotte al minimo. Oltre ai vantaggi economico, ambientali, tuttavia, questo servizio offre la possibilità di scambiare due chiacchiere durante il viaggio, conoscendo nuove persone, nuovi modi di pensare e, mai dire mai, chissà che nonni trovi l’amore proprio tra un chilometro e l’altro.

Affidabilità? Guidatori e passeggeri si recensiscono a vicenda dopo ogni viaggio e le recensioni sono visibili a tutti, cosi come il numero di passaggi offerti.

C’è inoltre la possibilità di richiedere solo passeggeri del medesimo sesso “bla bla car rosa” per le donne e chi offre passaggi viene verificato tramite numero di cellulare. Oltretutto ogni proprietario di auto può brevemente descrivere se stesso, le sue preferenze per il viaggio (ad esempio riguardo a fumo, animali, bagagli, loquacità…), il tipo di auto che utilizzerà e se preferisce essere pagato direttamente in contanti o tramite l’app attraverso carta di credito.

Una volta scelto il tragitto ed il guidatore, lo si può contattare per mettersi d’accordo su ora e luogo di ritrovo. Spesso, infatti, vengono inseriti luoghi e orari indicativi ed è facile venirsi incontro per soddisfare le reciproche necessità. Ad esempio se si vuole viaggiare da Firenze a Bologna, si può richiedere ad un guidatore che percorre la tratta Firenze Milano di essere lasciati in prossimità del casello bolognese.

E ora? Non resta che provare.

Dieta: la molecola antiappetito Acetato e quanto contano le fibre a tavola

Durante il periodo delle medie o al più tardi delle superiori si era soliti fare un trabocchetto per far passare per tonti i proprio compagni di classe. “Pesa di più un kg di fieno o un kg di ferro?”. Facile, un kg di ferro.
E da lì si veniva sbeffeggiati dai compagni per almeno un mese perchè un kg di ferro e un kg di fieno hanno, ovviamente, il medesimo peso.
Lo stesso oggi si può dire con il cibo. 100 grammi di pasta equivalgono a 100 grammi di carote. Come 250 grammi di ananas sono l’equivalente di 250 grammi di merluzzo.
Beh, dopo aver fatto palese che le equivalenze le sappiamo ecco il punto: a parità di peso possono variare le calorie ma non per questo un cibo più calorico rende più sazi.

Uno studio condotto dall’Imperial College di Londra ha identificato una molecola antiappetito, chiamata “Acetato” che è rilasciata quando nel nostro intestino transitano alimenti ricchi di fibra.
Quindi?
Quindi per chiunque voglia dimagrire o non avere sempre quel senso di fame ecco il consiglio: non trascurate l’importanza delle fibre.
Frutta come la mela, la pera, la prugna. Quasi tutti i tipi di verdure con particolare riferimento a carote, cavoli, finocchi e carciofi. Passando per i legumi per finire ai cereali integrali che ne sono i maggiori contenitori.
Se ne consiglia un consumo di 30 grammi al giorno.
E ne trarranno beneficio l’aumento del transito intestinale con il rallentamento dell’assimilazione dei nutrienti e, soprattutto, il senso di sazietà e la riduzione del picco glicemico post prandiale.
Giusto per ricordare che 100 grammi di cioccolata e 100 grammi di farro hanno lo stesso peso. Ma non valgono decisamente lo stesso…

Università: è venuto il momento di scegliere, non avrò più i miei soliti binari

Università: quella strana cosa che non devi fare, ma sai che è meglio se la fai, ma che non hai idea di come scegliere. Beh, benvenuti nel mio flusso di pensieri monotematico dell’ultimo mese, e non solo.

Ebbene sí, è giunto quel momento, che sinceramente avrei preferito non arrivasse, in cui tocca a me, e solo a me, prendere una decisione che influenzerà buona parte della mia personale vita da adulta. Di cosa sto parlando? Come avrete intuito mi riferisco alla famigerata scelta del percorso universitario da intraprendere e, cosa non scontata, se intraprenderlo.

Non ci sono più i binari delle elementari, medie, liceo a guidare il percorso, ora dipende tutto da me. Ovviamente non si tratta di una scelta irreversibile, questo è da tenere a mente, ma diciamo che scegliere bene al primo colpo non sarebbe malaccio.

La grande difficoltà è causata in primis dal sistema scolastico italiano. Si finiscono le superiori, specie nei licei, con troppi pochi elementi per prendere decisioni del genere. La scuola riempie con lo studio tutto il tempo dei suoi studenti senza che questi ne abbiano altro per dedicarsi ad attività diverse che, forse, li aiuterebbero a capire quale possa davvero essere la loro passione. Si esce dalle superiori con una cultura generale altissima, certo, bellissimo, ma non si sa dove andare a mettere le mani dopo.

Cosa vuol dire avere una passione? Vuol dire non vedere l’ora di passare il pomeriggio, mentre tutti i tuoi amici sono al campetto, a studiare una determinata disciplina perché “troppo presi dalla voglia di sapere”? Perchè se si tratta di questo, beh, beati voi che ne avete una cosí evidente.

Per non parlare poi di tutte quelle discipline come l’economia, l’informatica e il diritto di cui nei licei tradizionali si fa poco e niente.

Magari sarò appassionatissima di diritto, ma non lo so ancora. Come posso capire che davvero mi piacerebbe studiarlo se, di fatto, non ne ho mai avuto a che fare e se so solo a grandi linee di cosa si tratta? Lo potrò scoprire soltanto studiandolo sul serio.

Come fare quindi? Se ci fosse una risposta universale sarei ben lieta di scoprirla.

Ahimè l’unica cosa che si può concretamente fare è parlare, parlare e ancora parlare con più persone possibili: da chi già lavora, a chi sta ancora studiando e farsi raccontare le rispettive esperienze. Un’altra possibilità è andare a sentire fisicamente qualche lezione (nella maggior parte degli atenei sono aperte a tutti) in modo da immergersi completamente in quel mondo. E non c’è da preoccuparsi se non si capirà assolutamente niente, servirà in ogni caso da spunto per rendersi conto di cosa aspettarsi  in caso si faccia quella determinata scelta.

#fridayforfuture, migliaia di ragazze e ragazzi per l’ambiente

Migliaia di studenti, cori, cartelloni e tanta motivazione. Questo lo scenario di questa mattina, venerdì 15 marzo 2019, in piazza Maggiore a Bologna così come nelle piazze di migliaia di città nel mondo. #fridayforfuture era l’hastag lanciato su tutti i social dopo la protesta della giovane sedicenne svedese Greta Thunberg (vedi l’articolo che abbiamo dedicato a questa straordinaria ragazza).

 

Il riscaldamento globale e i suoi pericoli

Per cosa si è manifestato? Per il riscaldamento globale. Infatti non tutti sanno che se entro il 2020 le emissioni non smettono di essere in aumento sarà difficilissimo essere in regola con l’accordo di Parigi da rispettare entro 11 anni.

E, se non si è in regola, entro 11 anni il riscaldamento globale andrà avanti da solo, fuori dal controllo umano (si tratta di gas già intrappolato nell’atmosfera, metano rilasciato dal permafrost che si scioglie nell’aria) e la situazione sarà pressoché irreversibile.

Il video della giovane svedese

Qui il link al video della giovane svedese.

Non ci si aspettava così tanta partecipazione, almeno per Bologna, “Repubblica” aveva stimano “solo “ sul centinaio di ragazzi.

Invece, con grande sorpresa, la voce si è diffusa e si è vista una grinta incredibile.

Come sono stati preparati i cartelloni

Giovedì pomeriggio gli studenti si sì sono incontrati muniti di cartoni recuperati dagli imballaggi vuoti dei supermercati, matite, scotch e pennarelli per stare insieme e preparare i cartelloni da alzare al cielo durante il corteo.

Si è vista tantissima motivazione, da ragazzi di tutte le scuole, quasi nessuno si è tirato indietro. Non si è trattato, come succede spesso, di una manifestazione violenta o la cui partecipazione era soggetta solo alle scuole di un certo orientamento politico. Sono scese in piazza anche alcune classi di scuole elementari, c’erano le mamme con i propri bambini, anziani, professori, universitari, liceali.

A Bologna tutti in piazza Maggiore

A Bologna ci si è ritrovati tutti in piazza Maggiore alle 9 per poi far partire il corteo. Gli studenti delle varie scuole si sono ritrovati prima davanti alla propria scuola per preparare gli ultimi cartelloni, alcuni fare colazione e poi dirigersi tutti insieme verso il punto di inizio del corteo.

Quest’ultimo è passato da via Rizzoli, Zamboni, Righi, Indipendenza e infine piazza dei Martiri. Piazza in cui sono stati esposti tutti i cartelloni e ci si è fermati per i cori finali. 
Una manifestazione, quindi, che non si sa se otterrà quanto sperato, ma che, sicuramente, ha unito migliaia di ragazzi che si battevano per la stessa causa. E per tutti quelli che dicono che anziché manifestare bisognerebbe agire, è vero, ma agire significa anche farsi sentire.

Mascara, non sono tutti uguali: consigli per una scelta ragionata

Si fa presto a dire mascara, ma sapete come sceglierlo? Quante volte siete entrate in una profumeria e vi siete trovate davanti a mille tubicini tutti apparentemente uguali con all’interno scovolini delle più strane forme e dimensioni? Ovviamente avete optato per quello dal colore più carino e attraente. Beh, vi stupirà scoprire che esiste davvero una differenza nel materiale e nella forma del vostro caro amico mascara e non è solo una gara di design a chi sceglie la forma più complessa e accattivante.

Il più comune è senz’altro quello a setole piene, regolari e abbastanza fitte. È ottimo per un effetto ultra volumizzante in quanto raccoglie molto prodotto dal tubetto ed è ideale per tutte quelle ciglia già piuttosto lunghe di natura. Un esempio economico è il “Colossal Volume Extreme” di Maybelline, reperibile anche nei supermercati a meno di 6 euro.

Ottimi allunganti sono invece tutti quegli scovolini più allungati, sottili e appuntiti grazie ai quali si è in grado di prendere anche le ciglia più corte come per esempio quelle inferiori. Un esempio è il Dolls Eyes Hypnose di Lancome. Uno scovolino incurvante, invece, potrebbe fare al caso di tutte coloro che lamentano ciglia troppo “dritte”. Di quale scovolino si tratta? Di quello curvo con forma a “C”, in grado di tirare su le ciglia a effetto lifting. Un esempio molto economico è il Free Soul di Kiko.

Infine, una novità degli ultimi anni sono i mascara con lo scovolino a pallina. Probabilmente la prima volta che li avete visti avrete pensato si trattasse di un modello difettoso. Beh, vi sbagliavate. Si tratta infatti di un tipo di applicatore perfetto per chi ha poche ciglia, ma anche per definire ed allungare laddove non si arriva con i mascara classici. Un esempio? Il phenomen’eyes mascara di Givenchy, 29.00 euro da Sephora.

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