Sei sistemi sicuri e testati personalmente per cadere in un bel sonno ristoratore

Oggi vi parlo di una delle mie cose preferite in assoluto: dormire. Chiedete a chiunque, da amici a familiari, persino la mia prozia saprà confermarvi la soddisfazione che mi dà svegliarmi dopo un “sonnellino” di sole dodici ore.
Scherzi a parte, credo sia davvero una grande fortuna essere in grado di dormire cosí tanto e cosí bene. Sappiamo tutti, infatti, i benefici del sonno, ce li ripetono in continuazione: dalla pelle, all’umore, alla salute generale. Quando dormiamo bene, e tanto, la nostra mente è lucida ed efficiente, i brufoli vengono meno e tutto è più equilibrato.
Al giorno d’oggi, tuttavia, con la tecnologia che ci circonda abbiamo la possibilità di accedere a qualsiasi cosa in qualsiasi momento e basta poco per mischiare mail di lavoro a momenti di pausa.

Dovremmo, infatti, essere più consapevoli del tempo che dedichiamo a guardare lo schermo in modo da trovare il nostro equilibrio senza finire per essere stimolati dal nostro smartphone 24 ore su 24, andando conseguentemente, tra le altre cose, ad alterare il nostro ciclo del sonno.
Che sia quindi per lo stress, per l’ansia, per il buco nero che diventa Instagram dopo le dieci di sera sotto le coperte o per un misto di tutte e tre il sonno è spesso insufficiente. Ecco quindi qualche metodo per dormire meglio e più a lungo. Metodi assolutamente non scientifici, ma che semplicemente si sono rivelati efficaci in passato nei miei rari momenti di insonnia.

• Il caro e vecchio libro: spegnete il cellulare e leggete almeno qualche pagina. È un’ottima abitudine per conciliare il sonno nonché per dedicarsi ad un tipo di intrattenimento ahimè sempre meno comune

• Concedetevi un bagno caldo prima di andare a dormire

• Musica, c’è chi la ama e chi la odia, personalmente trovo che le playlist di spotify per dormire siano ottime se tenute a volume molto basso

• Tagliate la carta: ok questo forse non con tutti funzionerà, però a me fa venire un sonno incredibile tagliare piccoli pezzettini di carta prima di andare a letto

• Fatevi una camomilla o una semplice tisana

• Infine, oli essenziali: non credevo potessero aiutare, ma ho avuto una piacevole sorpresa con quelli alla lavanda. Che siano oli essenziali o un semplice sacchettino sotto il cuscino, provateli

Consigli per una piccola fuga dalla routine: puntate su Brighton, tra colore e arte in Uk

Se state pensando a una piccola fuga dal lavoro e dalla vita quotidiana per un weekend di svago, Brighton potrebbe essere la scelta giusta. Unica nel suo genere è la meta perfetta soprattutto con la bella stagione in arrivo. Si trova a solo un’ora di treno da Londra, è sul mare, l’atmosfera che si respira sa di libertà. L’arte è in ogni angolo e in ogni forma e nessuno vi giudicherà se indosserete strambi copricapi o occhiali da sole eccentrici. Ecco perciò alcune chicche per organizzare al meglio la vostra visita.

Un fine settimana è il numero di giorni perfetto per una visita abbastanza completa, 3 o 4 giorni se volete includere una fuga a Londra. Ma cosa vedere? Dove andare? Innanzitutto non potete perdervi un giro per le Lanes, il cuore pulsante di Brighton. Si tratta della zona delimitata da East Street, North Street e west Street. Amerete perdervi tra negozietti vintage, edifici colorati, graffiti, bar, caffè (tutti uno più grazioso dell’altro) e vicoletti minuscoli in cui si passa solo in fila indiana e che portano a piazzette inaspettate. Troverete inoltre antichi negozi di gioielli e mobili d’antiquariato così come insolite botteghe, per esempio quella in cui si vendono solo ed esclusivamente paperelle gialle di plastica.

Un altro simbolo della città è il Royal Pavillion. Non potrete non notare, infatti, l’edificio dalle dimensioni imponenti e dallo stile orientaleggiante che il principe Giorgio IV fece costruire alla fine del Settecento come palazzo di piacere per i soggiorni al mare. Vale la pena concedersi una visita all’interno oltre che una visita al Brighton Museum per capire come Brighton passò da una piccola cittadina portuale a essere la capitale della Lgbt society.

Infine non potete perdervi una passeggiata lungo la spiaggia in una mattinata di sole. Partite dalle meravigliose cabine colorate sulla spiaggia a Hove (quartiere più benestante e dall’architettura vittoriana) e camminate fino al Brighton Pier. Se le temperature non sono troppo basse, vi immergerete in gente di tutte le età che gioca a basket, ascolta musica o prende qualcosa da bere nei tanti localini lungo la spiaggia. Una volta al Brighton Pier, se siete con bambini, potrete fare un giro su una delle attrazioni del luna park sul mare.

Brighton-Bologna: andata e ritorno (felice)

Di ritorno da dieci giorni in Italia, mi trovo di nuovo qui in Inghilterra (dove passerò i prossimi due mesi) con un tempo a dir poco meraviglioso e assolutamente non simile allo stereotipo del meteo tipico britannico.

Mi sembra di aver lasciato casa mia e l’aeroporto di Bologna qualcosa come due anni fa, quando di fatto parliamo di otto giorni neanche. Il fatto è che sembrano due vite così diverse e separate. Come se questi sei mesi di studio qui fossero un frammento di vita esterno incollato all’interno della mia normale esistenza da adolescente italiana.
Temevo sarebbe stato molto più complicato ritrovare il mio equilibrio qui, invece mi sto ricredendo. Temevo che dopo dieci giorni in vacanza nel luogo dal quale sono sempre partita per andare in vacanza (sembra uno scioglilingua) sarebbe stato tutto più strano.

Soprattutto perché in quei dieci giorni non ho vissuto la vita reale che di solito vivo nel contesto italiano: non andavo a scuola, ho visto tantissime persone che non vedevo da mesi, ero sempre in giro, ogni incontro era una festa e c’erano la mia mamma e il mio papà veri a cucinare per me un sacco di verdura e non fagioli e patate inglesi ogni giorno come la mia “famiglia” inglese.

Per cui ho pensato: “Inconsciamente avrò aspettative più alte e di conseguenza farò fatica ad adattarmi di nuovo a quello che prima mi calzava a pennello”.
Beh, posso finalmente confermarvi che a volte le donne si fanno tanti, ma tanti, “viaggi|” e problemi mentali assolutamente non esistenti.

Sto benissimo come prima, va tutto alla grande e nulla di tutto ciò che avevo immaginato e che mi aveva tormentato per giorni è successo.

È bastata una lunga, molto lunga, dormita.

Ma una diciottenne cosa e quanto può “controllare”? Una risposta c’è

Ogni tanto mi domando quanto di ciò che ci accade ogni giorno possiamo controllare. Quanti degli eventi della vita di tutti i giorni sono in nostro potere? C’é chi ritiene sia tutto scritto, chi che dipenda tutto dalle nostre azioni, chi preferisce non esprimersi e vive tranquillo il suo presente seguendo il famoso “carpe diem” di Orazio.
Ma come può l’uomo avere il controllo di ogni cosa? Come può far si che nulla sia affidato al caso? Allo stesso tempo come può vivere serenamente senza fare nulla sperando sempre nel fattore “destino” ?
Io, per esempio, non riuscirei a vivere con la pretesa di controllare ogni singolo avvenimento della mia vita, penso impazzirei. Alla prima cosa sbagliata inizierei ad incolparmi ed accusarmi, e, ahimè, succederebbe fin troppo spesso.

Allo stesso tempo il solo pensiero che non sto facendo niente per il mio futuro, che non mi sto impegnando perché le cose funzionino mi metterebbe addosso un senso di impotenza insopportabile.
Quindi forse l’importante è semplicemente dare sempre e comunque il meglio di sè, per ottenere il meglio da ogni situazione nonchè dalla propria vita senza incolparsi troppo se qualcosa va storto perchè credo sia normale (se nella vostra vita va sempre tutto benissimo vi prego ditemi qual è la formula magica).
Allo stesso modo, il caso non dovrebbe assumere il ruolo di scusante per non dare e tentare di ottenere il meglio da ogni circostanza.

Al contrario, dovrebbe essere visto come motivo per non buttarsi giù davanti ad episodi sfavorevoli nonostante il nostro sforzo, dovrebbe essere percepito come motivo per non smettere di provare nonostante i risultati non siano sempre, in ogni occasione, positivi perché siamo, appunto, essere umani e non possiamo pretendere di avere il controllo di tutto ciò che ci circonda.

 

Con l’app la vita è meravigliosa, anche a Londra: per esempio con Home Inventory

Ma allora è vero che le app servono proprio a tutto: da quelle per allenarsi in palestra, a quelle per creare programmi e gestire gli impegni a quelle per chi, come me, ha cambiato città.

Che sia per motivi di lavoro, di studio o di semplice svago, che sia in una grande città italiana o persino all’estero queste app faranno al caso tuo. Ci sono infatti mille cose a cui pensare e uno smartphone in questi casi non può che esserti amico.
Innanzitutto il trasloco: “…e quello dove l’ho messo?”, “Ho già inscatolato il bollitore?” sono solo alcune delle domande fatidiche che non avrete più bisogno di porvi grazie a “Home Inventory”.

Si tratta di un’app che permette di stilare un vero e proprio catalogo digitale in modo da organizzare al meglio il trasferimento.
Se invece si tratta di fare la valigia e siete donne ansiose che iniziano a pensare a cosa metterci dentro giorni addietro per poi finire a fare tutto la notte prima di partire, beh vi capisco e l’app “Packr” non può che diventare la vostra migliore amica. Grazie a quest’ultima, infatti, vi basterà inserire destinazione e date del vostro viaggio e sarà lei a fornirvi una comoda lisa di oggetti e indumenti di cui potreste avere bisogno e potrete mettere un tick su quelli già infilati nel vostro bagaglio. Inoltre controllerà per voi il meteo della destinazione, cosa volete di più?
Se invece vi ritrovate a vivere da soli per la prima volta “Washapp” fa al caso vostro: vi fornirà indicazioni ultra precise riguardo al lavaggio di qualsiasi capo, dalle sciarpe, ai maglioni, ai piumini.

Vi basterà inserire colore e materiale. Insomma non dovrete più impazzire cercando di decifrare tutti quegli strani simboli sulle etichette. E per la lista della spesa? “Bring” è la risposta: che siate da soli o che viviate tra coinquilini potrete aggiornarla dal vostro smartphone, condividerla e averla sempre con voi in qualunque momento decidiate di andare a fare la spesa.
Infine, per controllare le spese, non rischiare di rimanere al verde e sapere esattamente quanto potete spendere ogni mese in modo da risparmiare una certa quantità di denaro in un arco di tempo da voi stabilito (oh mamma mia quanto parlo) , “Budget giornaliero” fa al caso vostro. È gratuita, intuitiva e, si spera, funzionale!

La neve in Gran Bretagna: io fracida con le sneakers, gli inglesi a spasso con gli sci

Il termine “snow” (significa neve in inglese, cara nonna) nel vocabolario anglosassone non penso esista, visto che qui, al primo fiocco, vanno tutti in crisi, scuole chiuse e gran festa. Qualche giorno fa, infatti, la neve ha raggiunto anche la grande isola inglese. Da quanto ho capito, un evento del genere non si verificava da diversi anni ed è più unico che raro. Non parliamo di chissà quale bufera: qui a Brighton si saranno accumulati quattro centimetri.

Fatto sta che gli autobus hanno smesso di funzionare completamente e la scuola ha chiuso alle 12, una volta capito che nessuno sarebbe uscito di casa per andarci. Nessuno a parte me, ovviamente, che, da brava persona abituata a qualche fiocco bianco, sneakers ai piedi (grande idea, devo dire, a fine giornata ero fradicia) e sono uscita.

Il primo passo fuori casa è stato una bellissima scivolata per terra con tanto di fratellini a seguire che hanno riso dieci minuti buoni e che ancora mi prendono in giro. Tutti gli altri sono stati una battaglia tra me e la mia davvero bassa coordinazione, ma alla fine ce l’ho fatta, con i pantaloni piuttosto umidi, ma ce l’ho fatta.

I britannici, più furbi di me, hanno risolto il problema indossando comodissimi sci per girare lungo le vie del quartiere. Non sto scherzando, ho visto due o tre persone scendere le strade collinari del vicinato con snowboard o sci e racchette: questo è quello che succede quando il monte più vicino in cui sciare è in Francia e devi prendere treni e aerei per arrivarci, geniali.

La giornata si è conclusa con una battaglia di palle di neve post cena nel giardino di casa. Per il mio stomaco in effetti devo dire che è stata una bella battaglia, ma probabilmente persa, visto il mal di pancia di questa mattina.

L’impegno di 6 mesi di una diciottenne italiana a Londra, come e cosa si studia

“E la scuola inglese?” , “Ma a scuola ci vai?” , “E quando torni devi ripetere l’anno in Italia?”.

Queste le domande più gettonate quando racconto di essere in Inghilterra per sei mesi ospite da una famiglia del posto.
 Beh, a scuola ovviamente vado, forse chiamarla scuola è un tantino esagerato rispetto allo standard al quale ero abituata nel liceo della mia città, ma per andarci ci vado.

Quando tornerò a casa, invece, dovrò fare gli esami di alcune materie insieme alle persone rimandate, ma ciò non comprometterà la mia promozione, servirà solo per assegnarmi i crediti.

Qui l’aspetto interessante è il poter scegliere le materie che si vogliono studiare. La lista è infinita e spazia dalla matematica, alla fotografia alla sociologia alla politica. Io ho scelto di studiare psicologia, matematica, sport e biologia pratica (ovvero solo esperimenti in laboratorio).

Sono contentissima delle mie scelte perchè, eccetto matematica che per fortuna è simile all’Italia (altrimenti rimarrei indietrissimo), studio discipline completamente nuove o quanto meno insegnate in maniera completamente diversa.

Psicologia, per esempio, trovo sia estremamente interessante nonchè utile, ho un professore bravissimo, uno di quelli che ti fanno appassionare a ciò che stai studiando. Biologia, invece, è superstimolante: come puoi non essere interessato al funzionamento del cuore umano una volta che l’hai dissezionato tu, con le tue mani?

Non lo so, molti quando lo racconto con questo entusiasmo mi guardano con una faccia del tipo “Ma che schifo Alice!”, a me però gasa cosí tanto la sola idea.

L’altra cosa completamente nuova è l’organizzazione generale delle lezioni. Qui funziona tipo università: alcuni giorni entro alle 12, altri alle 8,40 ed esco alle 11, altri ho tutto il giorno pieno fino alle 16, mentre in altri giorni ancora ho buchi di tre ore tra una lezione e l’altra.

Penso sia un modo per rendere ancora più autonomi e già pronti ad un ambiente universitario gli studenti. Inoltre devo cambiare aula per ogni lezione e ho compagni di classe differenti ogni ora. Questo mi sta dando la possibilità di conoscere molte più persone, anche se, ovviamente, a legare ci metterò più tempo vedendoli meno spesso nell’arco della settimana e non passandoci sei ore al giorno come in Italia.

A Londra senza internet e soprattutto senza Google Maps, ma mi aiuta la nonna

Cosa succede quando una neo-diciottenne italiana va a Londra in giornata e improvvisamente finisce tutti i giga senza nessun tipo di preavviso?

A: si perde

B: si arrangia in qualche modo chiedendo ai poveri passanti di farle da router wifi perché non ha tempo di cercare un bar dotato di internet e perché è tremenmdamente in ritardo (come sempre)

C: piange e torna a casa
Beh facile immaginare io sia il caso B (non ditemi che avete pensato all’opzione C perché potrei offendermi tremendamente).
Tutta contenta, infatti, ieri sono partita per la mia gita culturale giornaliera diretta verso una delle tante sedi universitarie londinesi per ascoltare alcuni TED talk (per chi non sapesse di cosa si tratta consiglio vivamente di sfruttare i prossimi dieci minuti per scoprirlo sul sito www.ted.com ).

Tutto bello e tutto fantastico finché improvvisamente, una volta scesa dalla metro, cerco su google maps l’autobus da prendere per raggiungere il luogo esatto dell’incontro e google maps non funziona. Provo a riavviare il telefono, faccio un paio di altri tentativi ma nulla.

Inutile dire fossi in ritardo e non avessi tempo di chiamare il mio gestore telefonico e cose varie. Per cui mi dico: bene ora ti arrangi e ti affidi al vecchio metodo mamma Dani, ovvero chiedere in giro a qualsiasi passante qualsiasi tipo di informazione (mamma Dani – oltre a chiedere informazioni – fornisce anche una lunghissima panoramica della sua vita, ma ho pensato di poter saltare quel passaggio, scusa mamma).
Fortunatamente gli inglesi non sono influenzati dal loro tipico tempo metereologico e sono in media solari e disponibili (oppure sono stata tremendamente favorita dalla sorte nella mia sfortuna del giorno). Carini e simpatici mi hanno aiutato a capire che autobus prendere e dove scendere.

Sono arrivata in ritardo in ogni caso, ma quanto meno ho imparato che la vecchia cartina cartacea sarà sempre più affidabile di ogni dispositivo elettronico. 
Penso tornerò a casa in Italia da questa esperienza con le stesse abitudini di mia nonna se continuo di questo passo.

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