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Il presidente del consiglio europeo: “Ok al rinvio della Brexit al 31 gennaio 2020”

Il presidente del consiglio europeo: “Ok al rinvio della Brexit al 31 gennaio 2020”

“I 27 Paesi Ue hanno deciso di accettare la richiesta del Regno Unito di una ‘flextension’ fino 31 gennaio 2020. La decisione sarà formalizzata con una procedura scritta”: lo annuncia su Twitter il presidente del consiglio europeo Donald Tusk. Il premier Tory, Boris Johnson, riproporrà nel pomeriggio una mozione per cercare di ottenere il via

Brexit: Boris Johnson chiama, David Sassoli risponde e va a Londra

Il presidente del Parlamento europeo David Sassoli ha accettato l’invito a recarsi a Londra fattogli da parte del premier britannico Boris Johnson nel corso di una telefonata. Sassoli, con tutta probabilità, si recherà nella capitale britannica nella seconda settimana di ottobre. È quanto si apprende a Strasburgo.   L’ultimatum dell’Ue Proprio stamattina l’Ue aveva fatto

Brexit, un altro colpo a Johnson: si dimette Amber Rudd, la ministra del Lavoro

La ministra del lavoro britannica, Amber Rudd (nella foto), si è dimessa dal governo e dal Partito conservatore, mettendo in ulteriore difficoltà il premier Boris Johnson, contestato dall’opposizione e nel suo stesso partito sul tema della Brexit. Nella lettera di dimissioni Rudd, citata dalla Bbc online, ha affermato di non ritenere più che “il principale

Johnson battuto ai Comuni sulla Brexit, ora vuole le elezioni anticipate

Il governo Tory di Boris Johnson è stato battuto  ai Comuni nel primo, cruciale voto sulla legge anti-no deal sottoposta dagli oppositori per cercare di obbligare il premier britannico a chiedere all’Ue un nuovo rinvio della Brexit, in mancanza d’accordo, oltre il 31 ottobre. L’aula ha dato l’ok – con 328 sì e 301 no

Brexit: gli inglesi restano con noi fino al 31 ottobre

Ancora un rinvio per la Brexit. Stavolta grande. La Gran Bretagna naviga a vista, con l’obiettivo immediato di allontanare lo spettro di un divorzio “no deal” e i disastri che potrebbero derivarne per l’economia del continente, oltre che per quella britannica. E l’incertezza si riflette persino sulla data della prossima proroga: che Theresa May chiede

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