Brucia il Parco nazionale del Gran Sasso

Bruciano ettari di boschi nel Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Sono riprese all’alba le operazioni di spegnimento dell’incendio ad Arischia e Pizzoli (L’Aquila) dove sono coinvolti 200 ettari di bosco e che durante la notte si è esteso verso la strada. La flotta aerea impegnata nelle operazioni è composta da 4 canadair più l’elicottero regionale.

 

È stato richiesto inoltre il supporto di un S-64 Ericsson partito da Capodichino con portata di 9.000 litri d’acqua. Sono attualmente impiegati 10 mezzi dei vigili del fuoco con 24 persone e 2 Dos. I volontari della protezione civile attualmente in opera sono 30 con 7 mezzi terrestri. Il responsabile della Protezione civile della Regione Abruzzo, Silvio Liberatore ed il presidente Marco Marsilio sono presenti sul posto per il coordinamento delle operazioni.

 

Roghi anche in altre regioni

Le alte temperature di questi giorni hanno alimentato roghi anche in altre regioni, come Sicilia e Sardegna. Un incendio di vaste proporzioni ha devastato la Riserva di Monte Cofano, nel trapanese. Il rogo è verosimilmente doloso, perché le fiamme, che hanno avvolto nella notte la montagna, sono partite da più punti, sul versante di San Vito Lo Capo. Il sindaco di Custonaci Giuseppe Morfino, parla di “azione criminale”.

Ieri ventuno incendi sono divampati in tutta la Sardegna, in sei casi è stato necessario l’intervento dei mezzi aerei della flotta regionale. Uno degli incendi più gravi si è sviluppato in località Pranu Zippiri, nel Comune di Uta, nell’hinterland di Cagliari, non troppo distante dal carcere. Le fiamme si sono velocemente sviluppate e hanno accerchiato alcune case di campagna, casolari utilizzati dagli allevatori e aziende agricole.

Coldiretti, 10 anni per ricostruire terre bruciate

 

Per ricostituire le aree di macchia mediterranea ridotte in cenere dal fuoco ci vorranno almeno 10 anni, con danni all’ambiente, all’economia, al lavoro e al turismo. E’ quanto fa sapere la Coldiretti. Se il divampare delle fiamme è favorito dal clima anomalo, a preoccupare, sottolinea la Coldiretti, è proprio l’azione dei piromani con il 60% degli incendi che si stima sia causato volontariamente. Un costo drammatico che l’Italia è costretta ad affrontare perché è mancata l’opera di prevenzione, sorveglianza e soprattutto di educazione ambientale sul valore di un patrimonio determinate per la biodiversità e per la stabilità idrogeologica del territorio. Il caldo africano e la siccità, secondo un’analisi di Coldiretti su dati Effis, aiutano i piromani con più di 2 roghi al giorno da nord a sud della Penisola dall’inizio dell’estate. Una situazione grave in un 2020 che si classifica come il secondo semestre più caldo dal 1800 con temperature superiori di 1,1 gradi rispetto alla media.

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