Decreto Covid, cosa cambia per scuole e zone gialle

Nessuna zona gialla dal 7 fino al 30 aprile e divieto per i presidenti di Regione di sospendere le lezioni in presenza fino alla prima media. Sono le regole del nuovo decreto legge Covid approvato dal Consiglio dei ministri la sera del 31 marzo, che proroga il dpcm dello scorso 2 marzo.

Arancio per tutti, sul giallo decide il governo
Fino alla fine di aprile non ci sarà dunque nessun allentamento delle restrizioni per le Regioni che registreranno dati da zona gialla, dove resteranno quindi chiusi bar, ristoranti cinema e teatri. Il testo stabilisce delle deroghe laddove dovesse verificarsi un calo significativo dei contagi e dove parallelamente la campagna di vaccinazione dovesse proseguire secondo i ritmi stabiliti. Non si tratterebbe però di allentamenti automatici, perché ogni decisione dovrà passare dal Consiglio dei ministri.

Scuole aperte fino alla prima media
Altro punto caldo è quello della ripresa delle lezioni in presenza. Su questo il provvedimento prevede che dal 7 al 30 aprile 2021 venga assicurato sull’intero territorio nazionale lo svolgimento in presenza di nidi, materne, della scuola primaria e del primo anno di frequenza della scuola secondaria di primo grado. Un punto, questo, su cui i governatori non potranno in alcun modo intervenire: “La disposizione di cui al primo periodo non può essere derogata da provvedimenti dei Presidenti delle Regioni, delle Province autonome”, si legge nel testo. Per quanto riguarda le seconde e terze classi della scuola media e le scuole superiori, nella zona rossa le attività didattiche continueranno a svolgersi a distanza, mentre in quelle gialla e arancioni proseguiranno integralmente in presenza ad almeno il 50 per cento, e fino a un massimo del 75 per cento.

Vaccino obbligatorio per i sanitari
Il provvedimento contiene poi la norma che impone l’obbligo di vaccino per il personale sanitario. Avranno l’obbligo di vaccinarsi “gli esercenti le professioni sanitarie e gli operatori di interesse sanitario che svolgono la loro attività nelle strutture sanitarie, sociosanitarie e socio-assistenziali, pubbliche e private, farmacie, parafarmacie e studi professionali”, è scritto nella bozza del testo. Per chi rifiuta il siero è previsto lo spostamento a “mansioni, anche inferiori” con il “trattamento corrispondente alle mansioni esercitate”. Se ciò non è possibile, “per il periodo di sospensione non è dovuta retribuzione”. La sospensione durerà al massimo sino al 31 dicembre del 2021, ma scadrà prima se gli interessati ci ripenseranno e si sottoporranno alla vaccinazione o comunque al completamento del piano vaccinale.

Scudo penale per chi vaccina
Inserito anche lo ‘scudo penale’ per i somministratori, limitando la punibilità ai soli casi di colpa grave. Per omicidio colposo e lesioni personali colpose “verificatisi a causa della somministrazione di un vaccino per la prevenzione delle infezioni da SARS-CoV -2, effettuata nel corso della campagna vaccinale straordinaria in attuazione del Piano” nazionale, “la punibilità è esclusa quando l’uso del vaccino è conforme alle indicazioni contenute nel provvedimento di autorizzazione all’immissione in commercio emesso dalle competenti autorità e alle circolari pubblicate sul sito istituzionale del Ministero della salute relative alle attività di vaccinazione”, recita il decreto.

Sì ai concorsi su base regionale e provinciale
Il decreto, infine, contiene una norma per sbloccare tutti i concorsi nella Pubblica amministrazione, compreso quello per i magistrati, dopo il via libera del Comitato tecnico scientifico al protocollo messo a punto dal ministero della Funzione Pubblica. Si potranno fare i concorsi a patto che si svolgano su base regionale e provinciale, evitando dunque lo spostamento dei candidati da una regione all’altra, e, dove possibile “in spazi aperti”.

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