“La tela degli svizzeri”: l’avventura del tessile a Nocera iniziata due secoli fa

Negli ultimi anni ci ha preso una strana malattia. Quello che viviamo ci sembra l’unico presente possibile. Del passato non ci importa più nulla, al di fuori delle strette pareti familiari.

Ci sorprendiamo, perciò, nelle “scoprire” quanti secoli e quali imprese ci siano nei territori nei quali viviamo o abbiamo vissuto.

Angelo Verrillo, dirigente politico di Nocera Inferiore e del salernitano, oltre che bancario e diverse altre cose, con l’aiuto di Gigi Di Mauro, direttore del rifondato “Risorgimento nocerino”, riporta alla memoria (e fa diventare attuali) vicende ormai sommerse dalla rimozione.

Il libro, appena uscito, pubblicato dalle Edizioni dell’Ippogrifo (100 pagine, 10 euro), ha per titolo “La tela degli Svizzeri” e descrive le vicende della famiglia Wenner, attraverso l’ascesa e il declino di un distretto industriale, quello del tessile, le famose “cotoniere”, che tante vicende hanno attraversato.

Le cose raccontate non sono poche e ci fanno riflettere su un concetto, quello della globalizzazione, che crediamo dei nostri tempi, ma che invece risale la storia non solo europea per oltre due secoli. Risale, infatti, al 1806 il blocco navale per tutti le navi inglesi decretato da Napoleone Bonaparte.

Fu l’impossibilità di commerciare con l’Ovest, infatti, che portò alcuni industriali svizzeri a ripiegare sull’Italia, e su Napoli, in particolare per sviluppare un’indiustria tessile-manifatturiera che fu florida e ottenne il sostegno anche dei re Borbone.

Un po’ alla volta, sfidando non poche intemperie, straripamenti di fiumi, mali gravissimi come il colera, questa nuova industria si insediò e crebbe a Scafati, a Pellezzano e nella valle dell’Irno, a Angri, a Nocera Inferiore, costruendo un “polo tessile” capace di competere anche con l’Inghilterra quando delle sanzioni di Napoleone non ci fu più traccia.

L’affermazione delle donne lavoratrici

Fu allevata, in questo grande sviluppo industriale, anche una generazione di donne lavoratrici, in genere giovanissime,  dai 14 ai 18 anni, che impararono una conoscenza dalla vita di fabbrica e anche ad alzare la testa, allargando la sfera dei loro diritti.

Purtroppo furono in gran parte loro, decenni dopo, le principali vittime che – dopo la grande lotta del 1959 – portò al licenziamento a Nocera Inferiore di 900 operaie e operai.

Storie di poche generzioni fa, queste ultime. Ma a cui Verrillo e Di Maio ridanno un senso pèrospettivo. Si tratta di un bel libro, agile e facile da leggere, che nel salernitano dovrebbe diventare un “testo di base”, nelle scuole  e non solo.

Con un’appendice di foto d’epoca.

 

 

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