Sexgate a Mantova: altre donne in procura, nuove ombre sul sindaco Palazzi

Altre donne sentite nell’ambito del sexgate di Mantova. In procura, dopo l’iscrizione nel registro del sindaco Mattia Palazzi, si estende l’inchiesta con le deposizioni di ulteriori testimoni al momento al vaglio degli inquirenti. “Stiamo lavorando a 360 gradi”, ha detto alla Gazzetta di Mantova il procuratore capo Manuela Fasolato che, insieme alla collega Donatella Pianezzi, è titolare del fascicolo. “Non stiamo trascurando alcun dettaglio”.

Sostituito il difensore

Palazzi, intanto, ha dovuto cambiare uno dei due avvocato del suo pool difensivo. Lascia infatti l’incarico Paolo Gianolio che è anche presidente della Fondazione università di Mantova e consulente del Comune per le vertenze sulle bonifiche del polo chimico. “Questioni di opportunità”, dunque, il motivo. A sostituirlo sarà un penalista del foro di Milano, Giacomo Lunghini (nella foto sopra).

Mantova: domani interrogato Palazzi, il sindaco: “Stop al gioco al massacro”, le notizie del 27 novembre 2017

La Procura di Mantova non ci sta a passare per facilona e mette, nero su bianco, le accuse contro il sindaco Mattia Palazzi, in attesa dell’interrogatorio fissato per domani, martedì 28 novembre.

Per il sindaco le novità non sono buone: l’accusa è di tentata concussione continuata per un anno. Dunque i suoi tentativi di avere rapporti sessuali abusando del suo ruolo di sindaco sarebbero durati per dodici mesi.

L’iniziativa del Procuratore capo Fasolato
La procura precisa anche che l’interrogatorio di martedì non è stato disposto su richiesta della difesa (che doveva ancora formalizzare la richiesta stessa), ma su iniziativa del procuratore capo Manuela Fasolato (nella foto qui sopra), che ha in mano gli elementi di prova che potrebbe aver raccolto.
Ha rotto il silenzio anche il sindaco che ha lasciato il messaggio che vedete qui sotto sul suo profilo Facebook.

Una nota del sindaco: “Questo è un gioco al massacro”

“Non è consentito rendere pubblici atti coperti da segreto istruttorio ma ciononostante questo è ciò che sta avvenendo – si legge in una nota diffusa ieri dal sindaco, dopo alcune indiscrezioni pubblicate dal Corriere della Sera – Ho taciuto in questi giorni e continuerò a farlo per il rispetto che devo anche al lavoro della Procura e perché non è giusto che i processi avvengano sommariamente in piazza. Oltre a non essere giusto, ribadisco che tutto questo non è neppure lecito”.

 “Io so di essere innocente…”

“Io so di essere innocente dall’accusa che mi viene rivolta e tutte le persone che lavorano con me, dalla giunta ai funzionari del Comune, possono testimoniare che mai ho chiesto favori di alcun tipo in cambio di contributi, patrocini o altro – assicura il sindaco – Adesso le poche energie che mi restano devo concentrarle e spenderle per dimostrare la mia onestà di persona e sindaco. Poi ognuno sarà libero di fare le proprie valutazioni. Ora è solo un inaccettabile gioco al massacro”.

Tutto questo in attesa delle contestazioni previste durante l’interrogatorio fissato per domani.

La vicenda si tinge di giallo: le notizie del 25 novembre

Mantova: la vicenda del sindaco Mattia Palazzi, indagato per concussione per aver chiesto favori sessuali in cambio di un contributo ad un’associazione, si tinge di giallo.

Il sindaco, accogliendo una richiesta del suo legale, sarà ascoltato martedì.

La presunta vittima della molestia sessuale parla di “ammiccamenti”, ma nega di essere l’autrice della denuncia contro il sindaco: “Non ho mai mosso nulla contro Palazzi – ha detto la vice presidente dell’associazione -. Anzi, dico di più: se emergeranno falsità sul suo conto lo difenderò. Lo conosco, ci siamo incontrati in occasioni pubbliche. Dal Comune di Mantova non abbiamo ricevuto neanche un euro, ma solo il patrocinio che neanche abbiamo mai usato”.

Sentite come persone informate…

Presidente e vice presidente dell’associazione culturale ieri mattina sono state sentite come persone informate dai fatti dal sostituto procuratore Donatella Pianezzi. Al momento, dunque, non è ancora chiaro chi abbia presentato denuncia contro il sindaco.

“Sì, magari qualche battuta e qualche ammiccamento ci sono stati – dice la vicepresidente al centro dell’inchiesta alla Gazzetta di Mantova, a sua volta correggendo il tiro rispetto al giorno prima – ci siamo scambiati molti messaggi, ma mai ho percepito pressioni indebite da parte di Mattia, altrimenti lo avrei denunciato. Io sono stata sentita dal magistrato solo come persona informata dei fatti, ma ho deciso di affidarmi comunque ad un avvocato che possa tutelarmi se necessario”.

Il reato sarebbe l’ammiccamento? Mah!

 

 

Le accuse emerse il 24 novembre

È accusato di aver concesso fondi a un’associazione culturale in cambio di sesso con la vicepresidentessa. Per questo motivo è stato indagato per concussione il sindaco di Mantova Mattia Palazzi, eletto nel 2015 per il Partito democratico. Nella prima mattinata di oggi, venerdì 24 novembre, i carabinieri del nucleo investigativo hanno perquisito l’abitazione e sequestrato cellulare, tablet e un computer. Lo stesso è accaduto per i vertici dell’associazione mentre nei giorni scorsi era stata chiesta copia di atti amministrativi.

Il primo cittadino in lacrime: “Tutto falso”

I diretti interessati, che confermano la reciproca conoscenza, respingono la ricostruzione del sostituto procuratore Donatella Pianezzi. Palazzi ha dichiarato in lacrime: “Sono innocente. E il Comune le ha dato solo un patrocinio gratuito. Dimostrerò che non c’è nulla di vero. Io ho una sola certezza: nella mia vita non ho mai chiesto favori a nessuno in cambio di una collaborazione con il Comune, abusando del mio ruolo di sindaco. Ciò mi dà la forza di rimanere dentro questa vicenda, che nelle ultime ventiquattro ore mi ha sconvolto”.

La vicenda risale al 2016

Anche la donna, di cui non sono state diffuse le generalità perché, se confermato il fatto, è vittima di reato, nega la concussione. Inoltre, ha fatto sapere Paolo Gianolio, legale del sindaco, si tratterebbe di un atto visionato non da Palazzi, ma da un dirigente del settore istruzione del Comune. Per questo, ha aggiunto l’avvocato, verrà chiesto che il primo cittadino venga sentito quanto prima. La vicenda contestata dalla procura di Mantova risale al 2016.

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