Colite: “La terapia deve essere personalizzata, no al fai da te”

La colite è un disturbo in apparenza banale, ma che può diventare molto fastidioso e influenzare negativamente la vita lavorativa e sociale di chi ne soffre. Di che cosa si tratta esattamente e quali possono essere le cause? “Il termine ‘colite’ in realtà è aspecifico in quanto indica semplicemente uno stato infiammatorio del colon”, afferma Chiara Notaristefano (nella foto sotto), gastroenterologa dell’Irccs Ospedale San Raffaele di Milano. “Quello a cui generalmente si intende far riferimento con questa espressione viene definito oggi “sindrome da colon irritabile”, un disordine dell’apparato gastrointestinale caratterizzato principalmente da dolore addominale e problemi nella defecazione”.

Dolore addominale e abitudini intestinali

La sindrome da colon irritabile coinvolge circa l’11,2% della popolazione mondiale, in prevalenza donne, e nel 50% dei casi insorge sotto i 35 anni. Ma da che cosa è caratterizzata esattamente? “I criteri più recenti per definire questo disturbo (Criteri Roma IV, del 2016) lo descrivono come un disturbo funzionale in cui il dolore addominale è associato ad alterazioni della defecazione o ad un cambiamento delle abitudini intestinali. Tipicamente sono presenti alterazioni delle abitudini intestinali (ad es. costipazione, diarrea o una combinazione di costipazione e diarrea), così come gonfiore-distensione addominale. I sintomi dovrebbero essere presenti da almeno 3 mesi”, risponde la specialista.

Le azioni sconsigliate

Il disturbo può presentarsi in diverse forme: “In alcuni casi la componente predominante è la stipsi, in altre la diarrea”, spiega l’esperta. “Ma si possono avere anche forme miste, con alternanza di stipsi e diarrea”. Che cosa fare? “Il suggerimento è di rivolgersi al proprio medico di famiglia”, risponde la dottoressa Notaristefano. “Assumere farmaci di propria iniziativa rischia, infatti di confondere il quadro e rendere più difficile la diagnosi del medico”.

Ogni sindrome da colon irritabile è “unica”

“Altra cosa importante: “Ogni sindrome da colon irritabile fa a sé, nel senso che non è paragonabile ad altre”, sottolinea la gastroenterologa. “Se pure i sintomi sono gli stessi (dell’amica, del marito…) non è detto che funzioni lo stesso trattamento. È fondamentale che la diagnosi, e di conseguenza la terapia, vengano personalizzate e impostate a misura del paziente”.

Escludere patologie più gravi è fondamentale

Ma la diagnosi è semplice o può avere tempi lunghi? “In effetti, può essere piuttosto complessa”, risponde la dottoressa Notaristefano. “È importante, infatti, procedere con una diagnosi di esclusione, per accertarsi che alla base di questa sintomatologia non ci siano patologie importanti. L’indagine del medico può prevedere diversi esami di laboratorio (emocromo, funzionalità renale, funzionalità epatica…) o strumentali (es ecografia dell’addome, colonscopia…) anche a seconda della storia e dei sintomi della persona”.

L’intervento del medico

La terapia, naturalmente, varia a seconda della forma della sindrome e dei sintomi che ne derivano (stipsi e/o diarrea), ma trovare il trattamento più adeguato può non essere semplice: “L’attenzione alla persona è fondamentale”, ribadisce la specialista. “Se si nota che il disturbo ha una forte componente ansiosa, per esempio, può essere molto utile affiancare la terapia farmacologica con un percorso di psicoterapia”.

L’importanza dell’alimentazione

E che dire dell’alimentazione? “Anche qui il discorso è soggettivo”, afferma l’esperta. “Al di là di alcune regole generali nella dieta (limitare cibi fermentanti in chi soffre di diarrea o meteorismo, assicurarsi che ci sia un buon apporto di liquidi in chi soffre di stipsi) è bene valutare il caso singolo. A volte, per esempio, la sindrome si può sovrapporre a intolleranze alimentari (per esempio, al lattosio) che è opportuno mettere in luce.

Insomma, occorre pazienza e costanza, sia da parte del medico sia del paziente, ma l’invito è di non farsi prendere dallo sconforto: “Una volta trovato il trattamento giusto, la situazione può essere tenuta sotto controllo in modo efficace”.

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