Stiramento o strappo? Come riconoscerli e cosa fare subito dopo, che cos’è la tecarterapia

Le lesioni muscolari sono un tipo di infortunio comune in ambito sportivo e, negli ultimi anni, in netto aumento. “I motivi sono principalmente due”, spiega il dottor Giuseppe Andreoletti (nella foto in basso), responsabile dell’Unità Operativa di Ortopedia e Traumatologia presso il Policlinico San Marco di Zingonia (Bergamo).

“Da un lato, la tendenza a spingere verso prestazioni elevate ragazzi sempre più giovani; dall’altro, la volontà, da parte di atleti non più giovanissimi, di mantenere ad alto livello le proprie abilità performanti. Succede, quindi, che il muscolo, o non ancora preparato o con minore capacità di resilienza alle sollecitazioni, sia più esposto al rischio di andare incontro ad un danno”.

Mancato riscaldamento e affaticamento eccessivo sono fattori importanti

Anche al di fuori dello sport, comunque, la possibilità di incorrere in questo inconveniente è sempre in agguato, per esempio quando si affronta una camminata in montagna: “In questo caso, giocano spesso un ruolo determinante il mancato riscaldamento e l’affaticamento eccessivo (si è stanchi, ma si vuole a tutti i costi raggiungere la meta…)”, commenta l’esperto.

Tre livelli di gravità

Le sedi più colpite sono gli arti inferiori: i muscoli della coscia, sia anteriori sia posteriori (flessori, adduttori, quadricipite) e quelli della gamba, soprattutto posteriori (tricipite surale). In relazione al numero di fibre muscolari coinvolte, vengono distinti 3 livelli di gravità: si va dalla semplice contrattura fino alla lesione muscolare completa, che può comportare addirittura la lacerazione delle fibre.

Il sintomo principale è il dolore

“Non sempre, però, l’intensità della sensazione dolorosa corrisponde all’entità della lesione”, osserva lo specialista. “Più significativa è la limitazione dei movimenti e la funzionalità dell’arto. Campanello d’allarme per le forme più gravi è, invece, il gonfiore: un vero e proprio “scalino” alla palpazione, in caso di rottura del muscolo.

Talvolta si verifica anche la comparsa di ematomi. Il muscolo è irrorato, infatti, da numerosi capillari che, rompendosi, provocano uno stravaso di sangue: nei casi più lievi, questo rimane all’interno del muscolo, mentre nelle forme più gravi risale in superficie”.

Sì al ghiaccio, no ai massaggi

“La prima cosa da fare è interrompere la sollecitazione e raffreddare la parte (ghiaccio, spray, acqua fredda)”, afferma il dottor Andreoletti. “In questo modo si riducono al minimo i danni muscolari e del microcircolo. In altre parole, si evita che la lesione peggiori. Da evitare, invece, qualsiasi tipo di massaggio, che produce calore ”.

E quando la “messa a riposo” dell’arto non è possibile?

Che fare, per esempio, se ci si trova su un sentiero di montagna? “In questo caso si può realizzare un bendaggio, anche sommario, per immobilizzare la parte”, suggerisce l’esperto, “e affrontare la discesa molto lentamente, possibilmente con l’ausilio di racchette”.

Tanto riposo è fondamentale

Nei giorni successivi è bene mantenere il muscolo a riposo (con la gamba rialzata): “In questa fase, può essere utile l’assunzione di antiinfiammatori e miorilassanti, per fare in modo che la cicatrice fibrosa con cui l’organismo “ripara” spontaneamente il danno sia il meno estesa possibile” spiega il dottor Andreoletti. “Un’ecografia consentirà di identificare il tipo di lesione, in modo da poter prendere provvedimenti adeguati”.

Quali sono i tempi di recupero?

Le lesioni leggere si risolvono nel giro di 10-15 giorni; quelle più importanti richiedono un lasso di tempo un po’ più lungo; nei casi più gravi (lacerazione del muscolo) può essere necessario l’intervento chirurgico.
“In ogni caso, la fase di recupero è importante per consentire al muscolo di recuperare la sua elasticità e non va sottovalutata”, sottolinea lo specialista. “Oggi ci sono diversi tipi di terapia fisica che possono essere di aiuto in questa fase”.

La tecarterapia

Tra le metodiche più efficaci c’è la tecarterapia (un’immagine nella foto di apertura di pagina). “Si tratta di una terapia basata sulla produzione di calore endogeno”, spiega il medico. “Il presidio elettromedicale è basato sul principio fisico del condensatore ed è in grado di irradiare calore a diverse profondità nella zona interessata dalla lesione. In pratica, si trasferisce energia al muscolo sotto forma di calore (“tecar” sta per Trasferimento Energetico Capacitivo Resistivo). In genere, il trattamento è di una seduta al giorno, per un totale di 5-10 sedute. I risultati sono estremamente positivi”.

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