Disidratazione: “I bambini dimenticano di bere, le strategie per evitarlo”

Quando la temperatura sale, tutti sappiamo che occorre bere di più. Del resto, il desiderio di dissetarci, specialmente con qualcosa di fresco, viene praticamente istintivo. Per un bambino, tuttavia, può non essere così. Perché?

La sensibilità alla sete matura con gli anni

“Quando è impegnato in un’attività che lo coinvolge molto, per esempio un gioco movimentato all’aria aperta, è facile che il bambino tenda ad escludere qualsiasi fattore che possa distoglierlo da ciò che sta facendo e si ‘dimentichi’ di bere”, osserva Piercarlo Salari (nella foto sotto), pediatra a Milano, responsabile del gruppo di lavoro per il sostegno alla genitorialità della Sipps (Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale). “La sensibilità alla sete, tra l’altro, matura con gli anni. Specialmente i bambini più piccoli, in età prescolare, avvertono il bisogno di bere quando ormai l’organismo ha cominciato a perdere liquidi e sali minerali in modo importante (2% del peso corporeo). Non si tratta di disidratazione vera e propria, ma è comunque una condizione che è preferibile evitare. Un piccolo segnale che ci dice che sta bevendo poco è il colore della pipì: se è scura, concentrata, vuol dire che l’organismo ha bisogno di un maggiore apporto di liquidi”.

Qual è il fabbisogno idrico di un bambino?

“Il fabbisogno idrico, cioè la quantità di liquidi che un bambino deve bere (o assumere attraverso alimenti, come frutta e verdura) nel corso della giornata varia a seconda dell’età”, risponde l’esperto. “Dai 4 ai 6 anni si aggira intorno a 1,4 litri, dai 7 ai 10 anni, è di circa 1,8 litri, mentre dai 10 in poi raggiunge i 2 litri, come per gli adulti. Si tratta, ovviamente, di un’indicazione generica. La necessità aumenta in proporzione alle perdite dovute all’esercizio fisico, alla temperatura esterna elevata, all’eventuale presenza di disturbi o patologie, come vomito, diarrea, malattie febbrili”.

Va “educato” a bere fin da piccolo. Che cosa può fare il genitore?

“La cosa migliore è che, senza farlo diventare un’ossessione, proponga al bambino di bere, più volte nel corso della giornata, anche in relazione a ciò che sta facendo. È chiaro che se sta facendo un gioco vivace sulla spiaggia avrà bisogno di bere di più che non se è seduto tranquillo, all’ombra, a disegnare…”, dice lo specialista. “Ma altrettanto importante è che il bambino sia educato a bere: diamogli l’esempio ed equipaggiamolo con la sua borraccia personale, piccola e colorata come piace a lui. Se gli diamo questa abitudine, a poco a poco diventerà anche più sensibile a riconoscere la sete e a diventare autonomo nel bere”.

I succhi di frutta confezionati: meglio il brick mono-dose

La bevanda migliore è l’acqua naturale, da proporre fresca, ma non ghiacciata. E se invece lui insiste per il succo di frutta? “Il succo di frutta è gradevole, colorato fresco… è naturale che invoglii molto i bambini”, commenta il dottor Salari. “È la mamma che deve vigilare, facendosi guidare dal buon senso. Per quanto riguarda la qualità, il suggerimento è di leggere sempre l’etichetta, controllando la percentuale di frutta, l’eventuale presenza di zuccheri aggiunti, l’apporto calorico. Ma attenzione anche alla quantità: il consiglio è quello di acquistare brick mono-dose piuttosto che le confezioni famiglia, che inducono a berne di più, anche noi adulti, senza rendercene conto… Questa considerazione vale anche per le bibite dolci e gassate, il cui consumo, se non del tutto evitato, dovrebbe essere alquanto limitato”.

L’anguria: una merenda ideale

E che dire di ghiaccioli e granite? Dal punto di vista dell’idratazione, equivalgono a bere un bicchiere d’acqua? “Diciamo che apportano un contributo di liquidi, ma non possono certo sostituire l’acqua (tra l’altro, il ghiaccio occupa più volume) e in più contengono una dose di zuccheri che va conteggiata tra quelli assunti nell’arco della giornata”, commenta il pediatra. “Un’idea può essere quella di prepararli a casa, con frutta fresca, magari coinvolgendo nella preparazione anche i bambini. Lo stesso si può fare con i succhi di frutta (a cui sarebbe preferibile non aggiungere zucchero)”.

“È importante anche insegnare al bambino a variare: un giorno il succo di frutta, un altro un frullato, un altro ancora una bella fetta d’anguria. Quest’ultima, in particolare, è un’ottima scelta: è bella colorata, zuccherina, piacevole da mangiare in compagnia. Inoltre è ricca di acqua e di sali minerali e dà una sensazione di pienezza, ma ha un apporto calorico molto contenuto”.

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