LA PSICOLOGA – Mio figlio non vuole più studiare, come devo comportarmi?

Gentile dottoressa Cristina,
sono la mamma di un ragazzo che a gennaio 2017 compie 18 anni e che frequenta ancora il secondo anno dell’istituto tecnico commerciale, in quanto è stato bocciato in prima e, dopo aver rifrequentato la prima, è ora in seconda e quasi sicuramente ci resta anche per il prossimo. Sono disperata e non so più cosa fare.

Quest’anno con mio marito le abbiamo provate tutte buone e cattive, ma con nessun risultato. Non reagisce neanche con la promessa di cambiare scuola. L’ultima che va affermando è che il diploma non gli interessa e che vuole andare a lavorare perché vuole essere autonomo. Ha già detto che a 18 anni va a vivere da solo.

Non possiamo lasciarlo andare così. L’anno scorso è stato seguito da uno psicologo che ci ha detto che si tratta solo di un problema di crescita. Vorrei tanto trovare una soluzione a questo grande problema. ma non ne trovo nessuna.

Mi aiuti per piacere.
Margherita

Gentilissima Margherita,
capisco la vostra preoccupazione, vostro figlio tra poco sarà maggiorenne e questo lo fa sentire più sicuro delle sue scelte, che vuole intraprendere in autonomia senza dare ascolto ai vostri consigli.

Certamente il tema della scuola, probabilmente quello su cui si stanno dirigendo tutte le vostre attenzioni, sta diventando fonte di forte tensione tra voi, tanto che potrebbe arrivare a minare il vostro rapporto, considerata l’affermazione di vostro figlio di voler andare a vivere da solo a 18 anni. Inoltre è normale, in tale periodo della vita, che avvenga una presa di distanza dalla famiglia, spesso con modalità provocatorie che mettono molto in crisi i genitori.

Vostro figlio è anche altro

Quando rientra a casa lo “interrogate” su cosa ha fatto a scuola, sui voti, sulle verifiche e sulle interrogazioni. La valutazione scolastica diventa l’unico argomento delle vostre discussioni. Vostro figlio è anche altro.

La scuola è importante per il futuro dei ragazzi, ma l’adolescente vive nella dimensione del “qui ed ora” e non si preoccupa di pianificare il suo domani. A tale proposito vi invito a riflettere sui motivi che hanno portato alla scelta della scuola che sta attualmente frequentando: è stata scelta da vostro figlio o è stato un vostro suggerimento? Quali erano i suoi risultati nel ciclo di studi precedente? Ha un’idea di quale lavoro gli piacerebbe svolgere?

Se il suo rendimento negli anni precedenti era buono, probabilmente avrà sottovalutato l’impatto con la scuola superiore, dove è necessario dedicare parecchie ore della giornata allo studio e ne sarà rimasto turbato e affaticato.

Nel caso invece non si sia mai troppo interessato allo studio, è probabile che la decisione che sta dimostrando rispetto al suo desiderio di rendersi autonomo e di avviarsi al mondo del lavoro corrisponda a una sua reale richiesta.

Certamente non è possibile obbligarlo a studiare se non trova le giuste motivazioni, aumentereste solamente le tensioni senza produrre alcun risultato utile, ma è necessario capire qual è la sua reale inclinazione.

Obbligo formativo

Proseguire gli studi è ormai una condizione indispensabile per avere maggiori possibilità di un buon ingresso nel lavoro e di una carriera professionale migliore, condizione recepita anche dal legislatore che nel 1999 ha introdotto l’obbligo formativo che impone ai ragazzi un percorso di studio e formazione fino ai 18 anni. Il giovane fino a che non ha compiuto i 18 anni ha quindi l’obbligo di fare una delle seguenti scelte:

  • 1. frequentare una scuola secondaria superiore;
  • 2. lavorare come apprendista fino all’ottenimento di una qualifica;
  • 3. seguire un corso di formazione di durata almeno triennale che permette di ottenere una qualifica professionale.

Parlatene con vostro figlio

L’argomento della bocciatura va affrontato con vostro figlio in maniera delicata ma decisa, in quanto un atteggiamento troppo aggressivo potrebbe portare alla conseguenza di una maggiore chiusura del carattere del ragazzo. Occorre avere un dialogo aperto, valutando tutte le condizioni, senza volerlo accusare o tanto meno, consolare per il suo comportamento.

Trovate un momento sereno in cui affrontare l’argomento scolastico con un atteggiamento di ascolto attivo ed empatico, evitando le critiche ed i giudizi.

Analizzate la questione con calma, senza ricorrere a punizioni severe o senza pressioni eccessive, con l’obiettivo di aiutarlo a trovare la sua strada. Considerate che potrebbe anche essere quella di scegliere l’apprendistato o di intraprendere una formazione professionale che gli dia uno sbocco lavorativo.

A volte i ragazzi hanno bisogno di sperimentare, per poi tornare successivamente sui loro passi: qualora vostro figlio si rendesse conto nell’immediato dell’importanza di continuare il suo percorso formativo, potrà iscriversi ad un corso serale, altrimenti potrà valutare in un secondo momento di riprendere gli studi.

La dottoressa Cristina Pavia è psicologa presso il proprio studio in Bologna e counselor nelle scuole secondarie di primo grado.
Il suo sito internet è cristinapavia.net.
Potete inviarle i vostri quesiti a redazione@consumatrici.it.

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