Pamela: la perizia dei Ris scagiona due nigeriani

Un’altra svolta nella morte di Pamele Mastropietro, avvenuta ormai due mesi fa. Si apre un ampio varco, nella ricostruzione della scena del delitto fin qui ipotizzata dalle indagini dei carabinieri di Macerata. La relazione depositata in Procura dagli specialisti del Ris con ripetuti sopralluoghi nell’appartamento di via Spalato e sul corpo della ragazza romana esclude che in quella casa fossero presenti Desmond Lucky, 22 anni, e Lucky Awelima, 28 anni, arrestati qualche giorno dopo il principale indiziato del delitto, l’altro nigeriano Innocent Oseghale, 29 anni.

Nella casa non c’è traccia di Desmond e Lucky

Di loro in quella casa non c’è alcuna traccia e dunque la loro eventuale partecipazione all’omicidio può essere ristretta eventualmente solo all’aiuto che avrebbero potuto dare ad Oseghale per disfarsi del corpo della ragazza rinchiuso in due trolley e abbandonato sul ciglio della strada nei pressi di Pollenza.

Nell’inchiesta è indagato a piede libero anche un quarto nigeriano. Resta il giallo su altre impronte trovate nell’abitazione e non comparabili con alcuno dei soggetti indagati.

Nuovi accertamenti a Roma

Il 6 aprile a Roma i Ris inizieranno un altro accertamento irripetibile su una scatola di guanti in lattice già sequestrata nella casa: gli inquirenti, arrivati ai nigeriani in particolare sulla base della tracciatura e ai contatti dei cellulari, cercano la persona che potrebbe aver toccato la scatola prima di smembrare il corpo di Pamela.

 

 

Le notizie del 16 marzo

Ancora una svolta – non si sa quanto vera – nel caso di Pamela Mastropietro.

“Sono uscito per vendere marijuana ad una persona che mi aveva chiamato. La ragazza l’ho lasciata viva a casa, con Desmond; quando circa 3-4 ore dopo sono tornato a casa sono tornato e l’ho trovata già dentro le valige”.

È questa l’ultima versione dei fatti fornita da Innocent Oseghale sulla morte di Pamela Mastropietro. Il nigeriano l’ha riferita ieri ad uno dei suoi legali, l’avvocato Umberto Gramenzi, che ha avuto con lui un colloquio in carcere ad Ascoli Piceno con l’ausilio di un interprete di lingua inglese. Il nigeriano, accusato di omicidio, vilipendio, soppressione e occultamento di cadavere, ha ribadito di non aver ucciso la giovane ragazza romana e nemmeno di aver partecipato alle operazioni di sezionamento del cadavere.

“Mi ha detto che la ragazza era stesa sul letto, dopo aver assunto eroina, e che, sebbene non stesse bene, si stava comunque riprendendo” – racconta Gramenzi -.
“L’altro, Desmond Lucky (anche lui in carcere, ndr) era invece steso sul divano. Non c’era nessun altro”.

 

Le notizie del 13 marzo: i tre restano in galera

Restano in carcere Desmond Lucky e Lucky Awelima, 22 e 27 anni, due dei tre nigeriani arrestati con l’accusa di aver concorso a uccidere e smembrare la diciottenne Pamela Mastropietro a Macerata il 30 gennaio scorso. Lo ha deciso il Tribunale del riesame di Ancona.

Insieme ai due, detenuti a Montacuto (Ancona), era stato arrestato per le stesse accuse anche Innocent Oseghale, 29 anni, che abitava nella casa mansardata di via Spalato 124 dove si è consumato il massacro. Anche lui resta in galera.

In carcere Oseghale diceva: “Ho fatto tutto da solo”

Parlava in carcere con la compagna non sapendo di essere sotto intercettazione ambientale. Così Innocent Oseghale, arrestato per l’omicidio di Pamela Mastropietro, avrebbe ammesso la sua responsabilità: “L’ho uccisa io Pamela, ho fatto tutto da solo”. Gli inquirenti adesso stanno lavorando proprio in questa direzione utilizzando anche le conversazioni registrate.

 

Ancora valida l’ipotesi dei complici

Rimane il fatto che il nigeriano, il cui Dna è stato trovato sul corpo di Pamela, avrebbe detto anche altre cose che andranno approfondite dagli investigatori. A non tornare è la tempistica del delitto e la cancellazione accurata delle tracce che ha consentito ai Ris di trovare qualcosa solo sul balcone grazie al luminol. Dunque, la convinzione è che, almeno nella mutilazione e nella sparizione del cadavere, abbia collaborato qualcun altro.

Le ultime ore di Pamela a Chi l’ha visto? E crescono i dubbi, le notizie del 22 febbraio 2018

Dopo “Porta a Porta” anche “Chi l’ha visto?”: il caso di Pamela Mastropietro continua a tenere banco in televisione.

“Perché Pamela comprò una siringa se lei non ne faceva uso?” “Il buco sul polso forse per far credere a un’overdose?” Sono solo alcuni degli interrogativi che si pone “Chi l’ha visto?”, che ieri sera ha mandato in onda un servizio sul caso di Pamela Mastropietro, la 18enne romana fatta a pezzi e chiusa in due trolley abbandonati nella campagna di Macerata.

Le ultime ore su Rai3

Le immagini trasmesse dalla trasmissione di Rai3 mostrano le ultime ore di vita di Pamela. Sono le 11 del 30 gennaio, la ragazza entra nella farmacia di via Spalato trascinando con sé un grosso trolley rosso e blu. Pamela indossa una pelliccia senza maniche, pantaloni stretti, e tiene i capelli raccolti in una coda.

 L’acquisto di una siringa (ma non si bucava)

Nel fotogramma si vede Pamela che si avvicina al bancone per fare un acquisto: una scatoletta bianca che, come dirà in seguito il farmacista, contiene una siringa. Pamela però non si bucava, come ha ricordato più volte il legale della famiglia, Valerio Verni, zio della giovane, ma assumeva la droga in altri modi. Per gli aghi aveva una fobia.

Incontri sfortunati

Il giorno prima di entrare in farmacia, Pamela si era allontanata dalla Pars, la comunità di recupero nella quale era arrivata a ottobre. Un uomo le aveva dato un passaggio e, ricorda “Chi l’ha visto?”, si era approfittato di lei per pochi euro. La giovane aveva poi trascorso alcune ore in compagnia di un tassista italiano che per due settimane non ha detto niente a nessuno. Infine, l’incontro con Innocent Oseghale, il nigeriano al quale Pamela aveva chiesto una dose di eroina.

Il caso a “Porta a Porta”: le notizie del 21 febbraio

 

Il caso di Pamela Mastropietro ha tenuto banco, ieri sera, da Bruno Vespa: “Temiamo che qualcuno le abbia fatto qualcosa di male lì dentro”, cioè nella comunità da dove Pamela è scappata”, ha detto Alessandra Verni, la mamma della ragazza morta a Macerata il 30 gennaio, intervistata insieme all’ex marito Stefano Mastropietro a Porta a Porta.

“Quando fai i bagagli e lasci un posto – ha aggiunto il padre – hai avuto per forza un problema”. La madre ha poi continuato, dicendo: “Pensiamo dal più piccolo problema a quello più grave cioè che qualcuno le abbia fatto del male”. “Anche noi vorremmo riabbracciare nostra figlia”, hanno continuato.

 

I genitori: “Mai usata la siringa…”

I genitori spiegano poi che Pamela la droga non l’ha mai assunta per endovena: “La inalava o la fumava. Non ha mai usato una siringa: questo è un dato di fatto, una certezza. Per questo escludiamo che possa essere morta per overdose”.

L’avvocato Marco Valerio Verni, legale della famiglia e zio di Pamela, ha sostenuto che qualcun altro potrebbe averle fatto l’iniezione.

Secondo la madre di Pamela, Alessandra Verni, invece, “può essere stato il nigeriano ad averle detto comprami questa siringa, mi serve. Lui è padre, ha una bambina piccola, non so come l’abbia ingannata”.

Le notizie del 18 febbraio

È stato trasferito nel carcere di Marino del Tronto ad Ascoli Piceno Innocent Oseghale (nella foto in basso), ventinovenne nigeriano fino a ieri pomeriggio detenuto a Montacuto (Ancona) per l’omicidio di Pamela Mastropietro.

La scelta per separarlo dagli altri 2 nigeriani in galera

Lo spostamento sarebbe dovuto all’inopportunità che Oseghale restasse nella stessa sezione d’isolamento, seppure ovviamente in celle distinte, dove si trovano anche gli altri due nigeriani – Desmond Lucky, 22 anni, e Lucky Awelima, 27 anni – fermati per le stesse accuse di omicidio volontario, vilipendio, distruzione e occultamento di cadavere. Anche loro come Innocent, respingono le accuse.


L’indagine per la morte della 18enne romana coinvolge un quarto nigeriano indagato a piede libero. Ieri Oseghale, aveva avuto un colloquio a Montacuto con l’avv. Simone Matraxia di Ascoli Piceno. Nella sezione filtro del carcere di Ancona c’è anche Luca Traini, 28 anni, di Tolentino, autore della sparatoria a Macerata contro migranti africani per “vendicare” Pamela.

Le notizie del 15 febbraio

“La ragazza si è sentita male, non so che fare…”. Lo avrebbe detto al telefono Innocent Oseghale, 29 anni, il primo fermato, al quarto indagato – a piede libero diversamente dagli altri tre nigeriani – nell’inchiesta sulla morte di Pamela Mastropietro a Macerata.
A riferirlo, secondo indiscrezioni, sarebbe stato lui stesso. Quel giorno avrebbe chiamato due volte Innocent per parlare del permesso di soggiorno: verso le 14,30 questi gli avrebbe detto della presenza in casa di una ragazza che stava “riposando”.

E poi verso le 17,30, con un tono molto agitato: “La ragazza sta male, non so che fare”. L’altro avrebbe consigliato di chiamare i soccorsi prima che la chiamata s’interrompesse.

Il contesto fa pensare alle conseguenze di una overdose.

 

Nessun rito voodoo

Niente di anomalo prima  e dopo la morte di Pamela Mastropietro, come aveva ipotizzato, nei giorni scorsi, uno degli avvocati difesnori.

Lo chiarisce con forza il procuratore di Macerata, Giovanni Giorgio.

Queste le sue parole: “È destituita di ogni fondamento la notizia relativa all’assenza di significative parti del corpo di Pamela Mastropietro, che sono state nella stragrande maggioranza recuperate e ricomposte in occasione degli accertamenti medico-legali eseguiti dal prof. Mariano Cingolani”.

“Al momento – aggiunge il capo della Procura (nella foto in basso) – sono “da escludere assolutamente” l’ipotesi di “antropofagia” e di “riti voodoo connessi al decesso”.

La ragazza romana, “a dire del consulente medico-legale professor Cingolani – continua il procuratore – è stata ragionevolmente uccisa a seguito di azione criminale dolosa”.

E “non risultano, al momento, interferenze di organizzazioni criminali extracomunitarie nella vicenda criminosa”.

Accertamenti in corso sui cellulari

Le indagini sulla morte di Pamela intanto vanno avanti, in attesa dell’esito degli accertamenti tecnici sui telefoni e quelli scientifici del Ris previsti per la prossima settimana”.

Accertamenti anche sul telefono cellulare della compagna italiana di Innocent Oseghale.

Giudizio immediato per Luca Traini

Inoltre, la Procura di Macerata chiederà “quanto prima” il giudizio immediato dinanzi alla Corte di Assise per Luca Traini (nella foto al mopmento dell’arresto), accusato di strage aggravata per il raid xenofobo a colpi di pistola del 3 febbraio, “in modo da giungere celermente alla celebrazione del processo ed alla sentenza di primo grado rispetto ad una condotta criminosa, posta in essere per odio razziale, valutata di particolare gravità”.

Lo annuncia lo stesso procuratore Giovanni Giorgio, precisando che le indagini proseguono.

“Sono stati nominati i consulenti medico-legali, in servizio presso l’istituto di medicina legale dell’Università di Macerata – spiega Giorgio – al fine di definire in modo preciso l’entità delle lesioni patite dai sei feriti e per acquisire ulteriori dati medico-legali d’interesse” in modo da “articolare dettagliatamente le contestazioni da muovere al responsabile della contestata strage”. In corso anche accertamenti balistici.

Confermato il fermo di altri due nigeriani: le notizie del 14 febbraio

È stato convalidato dal gip di Macerata il fermo a due dei tre nigeriani accusati dell’uccisione di Pamela Mastropietro e del vilipendio e occultamento del suo cadavere. I due – Lucky Awelima, 27 anni, e Desmond Lucky, 22 – sono stati nuovamente trasferiti nel carcere di Montacuto, ad Ancona. Awelima – consigliato dal suo legale Giuseppe Lupi – si è avvalso della facoltà di non rispondere, mentre l’altro accusato ha negato ogni responsabilità, sostenendo di non aver conosciuto la diciannovenne romana e anche di non aver mai messo piede nell’appartamento di via Spalato di cui è affittuario Innocent Oseghale e dove è avvenuto il delitto e il sezionamento del cadavere.

In attesa del testo dell’ordinanza

“Il mio assistito ha risposto sempre alle domande del gip”, ha riferito Gianfranco Borgani, l’avvocato di Desmond Lucky, “e ha negato ogni addebito, sostenendo di non aver avuto un ruolo in questa vicenda”. I due legali attendono ora di leggere l’ordinanza del gip, Giovanni Maria Manzoni, di convalida del fermo operato dai carabinieri del comando provinciale di Macerata, coordinati dalla locale procura. Di certo – ha detto ancora l’avvocato Borgani, il gip “ha convalidato con un provvedimento molto motivato”.

Collabora il quarto indagato

È stato “un omicidio efferato”, dicono ora gli investigatori. Intanto il quarto indagato, a differenza degli altri, mostra un atteggiamento “collaborativo”. Finora è stato considerato quasi più un testimone che altro ed è indagato tecnicamente in modo da essere sottoposto ad accertamenti irripetibili. Il suo ruolo sembra marginale, e fonti investigative ammettono che non c’è molto di nuovo. Per Lucky Desmond e Awelima Lucky, il gip di Macerata è chiamato oggi a convalidare i loro fermi. La decisione del gip potrà basarsi su un quadro più ampio di quello vagliato dopo l’arresto di Innocent Oseghale, fermato il giorno stesso del ritrovamento del corpo.

Pamela, due coltellate al fegato e il difensore: “Forse è un omicidio rituale”, le notizie del 13 febbraio 2018

L’ha uccisa un gruppo di persone con 2 coltellate al fegato e un colpo alla tempia. Sono dati che emergono dall’autopsia di Pamela Mastropietro e da cui discende un elemento inquietate: lo smembramento del corpo della diciannovenne non fa escludere il delitto rituale, secondo riti tribali praticati soprattutto nel Sud della Nigeria. “In questa vicenda molte cose non tornano”, ha detto al Messaggero il legale Gianfranco Borgani, l’avvocato di Desmond Lucky, uno dei tre nigeriani fermati per l’omicidio.

“Dietro la mano di un esperto”

“La dissezione”, puntualizza, “è stata fatta da una persona esperta, la pulizia della casa e del corpo è molto accurata, perché allora lasciare a vista il trolley con i resti del corpo? Perché non gettarli sotto un ponte? Forse siamo di fronte a una sorta di rito, dietro c’è qualcuno il cui nome non è ancora emerso, una persona pericolosa per gli indagati, magari hanno paura anche di ritorsioni verso i parenti in Nigeria e per questo non parlano”.

Pamela, c’è un quarto nigeriano indagato, in corso “accertamenti irripetibili”: altre le notizie

C’è un quarto nigeriano indagato nell’inchiesta sulla morte di Pamela Mastropietro.
Riguardano anche lui (oltre ai tre connazionali già fermati), accertamenti tecnici “irripetibili”, disposti dalla Procura di Macerata per le ipotesi di concorso in omicidio, occultamento e vilipendio di cadavere. Il giovane è stato sentito tra venerdì e sabato dagli inquirenti a Macerata – ha riferito il suo legale Paolo Cognini – e sottoposto a rilievi palmari e plantari. Un tecnico verrà incaricato di una perizia sul suo cellulare per individuare conversazioni, messaggi inviati e ricerche internet.

C’era un quarto uomo in via Spalato?

La perizia, evidentemente, ha lo scopo di verificare la presenza del quarto indagato, che si trova a piede libero, nell’appartamento di via Spalato 124 dove, ritiene l’accusa, sarebbe stata uccisa e poi fatta a pezzi la ragazza il cui corpo è stato trovato in due trolley il 31 gennaio a Pollenza. Intanto è in corso un nuovo sopralluogo dei carabinieri del Ris nell’appartamento di via Spalato.

 

Svolta nelle indagine: le notizie dell’10 febbraio

Svolta nelle indagini per la morte di Pamela Mastropietro, la diciottenne romana che ha perso la vita a Macerata. Salgono a tre i nigeriani fermati per la morte della ragazza. Oltre a Innocent Oseghale, già arrestato, sono stati fermati Lucky Desmond, di 22 anni e Awelima Lucky, 27 anni (entrambi “regolari e richiedenti asilo”).

Desmond Lucky era stato già indagato insieme ad Oseghale. In particolare, i reati ipotizzati dalla procura di Macerata sono quelli di omicidio, vilipendio, occultamento di cadavere e concorso in spaccio di stupefacenti.
Con i due fermi eseguiti oggi “d’iniziativa della Procura della Repubblica di Macerata, nell’ambito dell’inchiesta sulla morte di Pamela Mastropietro, “riteniamo l’indagine chiusa”. Lo ha detto all’Agenzia Ansa il Procuratore Giovanni Giorgio (nella foto in apertura di pagina, circondato dai gionalisti). I provvedimenti cautelari dovranno poi essere convalidati dal gip.
L’inchiesta, ha precisato il magistrato, “coinvolge tre indagati” ed “è chiusa”.

 

Le notizie del 9 febbraio

Un altro personaggio sulla scena del caso “Pamela”. Un nigeriano di 27 anni è stato bloccato dai Carabinieri di Milano in Stazione Centrale perché sospettato di un coinvolgimento nell’omicidio di Pamela, la ragazza di 18 anni di Macerata il cui cadavere è stato trovato in due trolley. I militari hanno individuato l’uomo su indicazione dei colleghi di Macerata e sono già in viaggio per consegnarglielo.

La Procura di Macerata ha precisato che, al momento, non sono stati emessi fermi.
 

L’autopsia non ha dato risposte precise

“I primi esiti degli espletati accertamenti medico-legali non hanno consentito di raggiungere risultati altamente significativi sul piano probatorio”: l’ha comunicato ufficialmente ieri pomeriggio una nota del procuratore di Macerata Giovanni Giorgio.

Questo accade “perché mancano tracce di sangue e di urina sui resti del cadavere che, a dire dei medici legali, è stato sezionato in modo apparentemente scientifico”. “Ulteriori accertamenti di laboratorio – conclude il procuratore Giorgio – saranno effettuati la settimana prossima”.

Non si sa ancora perché è morta: il secondo accusato

Una “modestissima” quantità di eroina ceduta a Pamela, la diciottenne romana morta ancora non si sa per overdose, uccisa o per altre cause, il cui cadavere smembrato è stato rinvenuto in due trolley a Pollenza. Sarebbe “acquisito”, secondo fonti giudiziarie, questo addebito mosso dalla Procura maceratese a Desmond Lucky, nigeriano, accusato di concorso in omicidio, occultamento e vilipendio di cadavere con Innocent Oseghale, ma anche di aver ceduto la dose forse fatale a Pamela che non faceva uso di droga da quattro mesi.

La piccola quantità di droga ceduta, hanno spiegato fonti giudiziarie, non consente l’emissione di un provvedimento di custodia cautelare. Mentre l’eventuale accusa di morte in conseguenza di altro reato non sarebbe contestabile in questo caso perché non vi sono elementi per ritenere che il nigeriano fosse a conoscenza di circostanze per cui la vita di Pamela potesse essere messa a rischio dall’assunzione di una piccola dose di eroina e dunque la morte della ragazza fosse in qualche modo prevedibile. Lucky ha finora negato tutti gli addebiti, compreso quello di spaccio.

 

Un italiano e un rapporto sessuale durante la fuga

Intanto è ormai acquisito che Pamela, scappando dal Centro in cui era stata accolta, ha ottenuto un passaggio con un italiano, al quale ha concesso un rapporto sessuale in cambio dei 50 euro che le servivano per l’eroina e che quest’ultimo l’ha accolpagnata in auto alla stazione dove ha incontrato gli spacciatori.

C’è un secondo indagato: le notizie del 6 febbraio

C’è un nuovo indagato per la morte di Pamela Mastropietro. Al momento non sono state diffuse le sue generalità complete, ma solo le iniziali, L.D., si sa che è un amico di Innocent Oseghale (per il quale è stato escluso l’omicidio nel decreto di convalida dell’arresto) e che anche lui è uno spacciatore nigeriano. A lui la ragazza e l’uomo già arrestato si sarebbero rivolti per acquistare hashish allo Stadio dei Pini di Macerata.

Sembrava voler andare a Roma

Secondo quanto scrive il Corriere della Sera, Pamela pagò con i 30 euro ricevuti il giorno prima di allontanarsi dalla comunità Pars. Dopodiché ha acquistato una siringa, plausibilmente per iniettarsi altre sostanze, diverse da quelle leggere. “La ragazza, il 30 gennaio, quand’è morta, cercava a Macerata la droga”, ha commentato il procuratore Giovanni Giorgio, “ma all’uomo a cui aveva chiesto il giorno prima l’autostop disse che sarebbe voluta tornare a casa, a Roma. Purtroppo, poi, girando per Macerata ha incontrato il ragazzo nigeriano ai Giardini Diaz e l’ha seguito”.

L’ipotesi overdone

Per Oseghale rimangono le accuse valide per l’arresto di occultamento e vilipendio di cadavere. Il giudice, confermano fonti giudiziarie, ha ritenuto non vi fosse fosse prova certa per sostenere l’addebito di omicidio per il quale Oseghale resta indagato. Secondo quando ha dichiarato, rimane l’overdose da eroina o altra sostanza pesante come motivo della morte: “Pamela ha avuto una crisi e io sono scappato”, ha infatti detto lo straniero.

Pamela: il nigeriano accusato di omicidio e occultamento di cadavere, le notizie del 2 febbraio 2018

Omicidio e occultamento di cadavere: queste le accuse formulate contro il nigeriano spacciatore che ha vissuto le ultime ore di vita con la diciottenne Pamela Mastropietro.
Dopo una notte di accertamenti e un lungo interrogatorio notturno è stato fermato per due gravi reati, anche se l’autopsia non ha sciolto ancora il giallo sulle cause della morte, e cioè se la ragazza è stata uccisa o è rimasta vittima di una overdose. Domani – sabato 3 febbraio – la convalida dell’arresto.
Ma Oseghale Innocent nega il delitto
Mentre la madre e i nonni di Pamela ne riconoscevano il corpo e i vestiti all’obitorio di Macerata, il nigeriano ha continuato a negare davanti ai carabinieri e al pm Stefania Ciccioli: “Non l’ho uccisa io”, ha ripetuto in modo sconnesso. Ha tirato in ballo altre persone, sentite dai militari del Comando Provinciale guidati da Michele Roberti, risultate poi estranee. Il nigeriano è richiedente asilo con carta di soggiorno scaduta nel 2017, ha una compagna e una figlia che non abitano con lui. Nell’appartamento mansardato in affitto, non a suo nome, i carabinieri hanno trovato anche 70 grammi di hascisc, ma non eroina. Nell’inchiesta però ci sono anche dei punti fermi: Pamela si è allontanata senza cellulare il 29 gennaio dalla comunità, il giorno seguente è stata ripresa da varie telecamere di sorveglianza a Macerata, ha fatto acquisti nella farmacia di via Spalato, dove è stata vista con il nigeriano.
 
 Una serie di prove contro di lui
Ci sarebbero una serie di prove per incastrare Oseghale Innocent (nella foto in basso), il nigeriano di 29 anni fermato per la morte di Pamela Mastropietro, la diciottenne scomparsa da una comunità di recupero nel maceratese e il cui cadavere smembrato è stato ritrovato in due valigie. A casa dell’uomo, che nega ogni responsabilità, sono stati trovati i vestiti della vittima sporchi di sangue e uno scontrino di una farmacia, poco distante da dove la ragazza aveva acquistato una siringa.
Oshegale è stato interrogato durante la notte in presenza del suo legale e di un interprete e poi dichiarato in stato di fermo, a disposizione dell’autorità giudiziaria. Ad inchiodarlo, c’è anche la testimonianza resa volontariamente da uno straniero, estraneo ai fatti, che ha detto di avere visto il nigeriano nella tarda serata del 30 gennaio in possesso delle valigie contenenti i resti di Pamela e nei pressi del luogo dove i bagagli sono stati gettati, in un fossato.
L’autopsia non spiega come è morta
Ma l’autopsia sul corpo di Pamela, effettuata ieri dal medico legale Antonio Tombolini a Macerata, non ha chiarito le cause della morte: bisognerà attendere gli esami tossicologici. L’esame autoptico non ha rilevato segni evidenti di violenza sessuale.
Sul coinvolgimento di Oseghale le prove – come dicevamo – si accumulano. I vestiti sporchi di sangue di Pamela sono stati trovati nell’appartamento di Via Spalato 124 a Macerata dove l’uomo vive e dove, nella tarda mattinata di martedi scorso, si perdevano le tracce della ragazza, ripresa in un video dalla telecamera di una farmacia poco distante mentre cammina seguita a breve distanza dall’immigrato. In quella farmacia, Pamela Mastropietro, fuggita dalla comunità terapeutica Pars di Corridonia, dove era ospite da alcuni mesi, nel tentativo di disintossicarsi dalla sua tossicodipendenza, era entrata per acquistare una siringa che evidentemente le serviva per iniettarsi la droga che Oseghale, uno degli spacciatori nigeriani attivi nella piazza di Macerata, le avrebbe procurato. Ma Pamela potrebbe anche essere morta di overdose e il nigeriano avrebbe poi provveduto a “sbarazzarsi” del cadavere.
 
Interrogate altre persone
Non c’è solo un nigeriano tra i fermati per l’atroce assassinio di Pamela Mastrodipietro.
Almeno altre due apersone sono, infatti, indagate a Macerata per l’omicidio della diciottenne romana, uccisa e fatta a pezzi. La ragazza è stata identificata in base agli accertamenti dei carabinieri e della prima ispezione medico-legale: Pamela, ospite da alcune settimane della comunità di recuper “Pars” di Corridonia, se ne era allontanata volontariamente il 29 gennaio, senza telefono e senza documenti, ma portando con sé un grande trolley rosso e blu, forse proprio uno di quelli in cui sono state trovate parti del cadavere.

Il nigeriano, individuato ieri sera a Macerata per l’omicidio di Pamela Mastropietro, ieri è stato fernato e interrogato. Gli investigatori hanno effettuato anche varie perquisizioni, una in un condominio in via Spalato, dove probabilmente abita l’uomo e dove sono stati sentiti alcuni inquilini: ad un appartamento sono stati apposti i sigilli e vi saranno effettuati ulteriori rilievi.

Perquisita anche un’altra abitazione in via dei Velini, dove vivono due giovani stranieri, anche loro interrogati a lungo.

Corpo smembrato e senza vestiti
Il corpo smembrato, senza vestiti, era perfettamente pulito e non presentava tracce di sangue. 

Tra i sospetti c’è un nigeriano, già noto alle forze di polizia, ma in regola con il permesso di soggiorno. È stato fermato dopo che le immagini di una sistema di sorveglianza all’esterno di una farmacia a Macerata lo hanno filmato mentre seguiva Pamela.
Il nigeriano – in Italia con un permesso di soggiorno – avrebbe ammesso di averla notata, ma ha negato ogni responsabilità, tirando in ballo altre persone. Sono in corso interrogatori e perquisizioni.
La mamma: “Spero che non sia lei”
“Spero tanto che non sia lei”, ha detto la madre della vittima dopo il ritrovamento del cadavere, attribuito alla figlia.
“Non ho alcuna idea del perché si sia allontanata dalla comunità – ha spiegato – e di quel che è accaduto. Vorrei che qualcuno mi spiegasse come ha fatto. Ora ci stiamo preparando per andare nelle Marche, ma qualcosa in più ci hanno detto che si saprà solo più tardi”. Era stata la stessa madre a denunciare la scomparsa ai carabinieri della stazione di San Giovanni, a Roma.
Era già scappa da un’altra struttura
Alta un metro e 65, occhi e capelli castani, Pamela già in precedenza aveva provato a scappare da un’altra struttura che la ospitava.
I carabinieri del nucleo investigativo del Comando provinciale di Macerata stanno raccogliendo elementi utili a ricostruire le fasi successive all’allontanamento della giovane dalla comunità. Importante anche capire in quali frangenti siano state abbandonate le valigie con il corpo a Pollenza.
Cani che abbaiavano nella notte
Gli investigatori, coordinati dal pm di Macerata Stefania Ciccioli, hanno acquisito i filmati girati dalle telecamere di videosorveglianza di aziende della zona. Alcuni residenti hanno riferito che i loro cani da ieri sera alle 23 avevano iniziato ad abbaiare senza sosta.
In corso accertamenti anche sulle amicizie e frequentazioni romane della ragazza che aveva frequentato una scuola per estetiste. Del suo caso si è occupata la trasmissione ‘Chi l’ha visto?’. Nella scheda dedicata a Pamela si legge che “sta attraversando un momento di grande fragilità e potrebbe aver bisogno di aiuto”. Forse in questo fase di difficoltà si è rivolta o ha incontrato le persone sbagliate. Un omicidio efferato e spietato che non sembra collocarsi nello scenario del delitto d’impeto e che ricorda, piuttosto, il famoso caso di Elizabeth Short, la ‘Dalia nera’, uccisa, fatta a pezzi e abbandonata in un prato a Los Angeles nel 1947. Un omicidio che potrebbe avere richiesto l’azione di più persone.

Il riconoscimento del 31 gennaio

Svolta nell’omicidio di Pamela Mastropietro, il cui corpo smembrato è stato ritrovato ieri a Pollenza in due valigie.
Fermato un nigeriano per l’omicidio. L’uomo era già noto alle forze di polizia. È stato a lungo interrogato in caserma e successivamente accompagnato dai carabinieri in un condominio in via Spalato 124 a Macerata. Era in manette.
Individuato dalla telecamera di una farmacia
Il nigeriano è stato individuato grazie alle immagini del sistema di sicurezza nei pressi di una farmacia a Macerata, nelle quali appare mentre sta seguendo la ragazza scomparsa. Da quello che si è appreso, i carabinieri si erano attivati subito dopo la denuncia della scomparsa di Pamela (nelle foto sopra e in aperrtura di pagina), che si era allontanata volontariamente dalla comunità “Pars” di Corridonia il 29 gennaio, e avevano capito che non se era andata via dalla zona, arrivando al massimo fino a Macerata. Non risulta che abbia preso treni, bus o pullman.
Ulteriori perquisizioni in corso
Il nigeriano, che si trova in Italia regolarmente, ha ammesso di avere notato e seguito Pamela, ma di averla poi persa di vista. Ha negato anche qualunque coinvolgimento nell’omicidio e, anzi, avrebbe indicato altre persone che, secondo lui, potrebbero essere implicate. In queste ore sono in corso ulteriori perquisizioni nelle case di queste persone.

Riconosciuta Pamela: le notizie del 31 gennaio

Ora ha un nome e un cognome il corpo smembrato ritrovato stamane dentro due trolley abbandonati nelle campagne di Pollenza. Si chiama Pamela Mastropietro, 18 anni, e ha lasciato volontariamente il 29 gennaio la comunità di recupero “Pars” di Corridonia, di cui era ospite. È questa la conclusione a cui sono giunti i carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale di Macerata, dopo la prima ispezione del medico legale intervenuto e in base alle iniziali risultanze info-investigative.
Le valigie abbandonate in un fosso erano state notate da un passante, non lontano dal cancello di una villetta in Via dell’Industria.Pensando che si trattasse di droga o di refurtiva ha chiamato i carabinieri, che hanno fatto la macabra scoperta. Tutta l’area è stata immediatamente interdetta.

Le prime notizie del 31 gennaio

Il corpo di una giovane donna, fatto a pezzi, è stato trovato rinchiuso in due valige abbandonate nelle campagne di Pollenza (Macerata).

I contenitori sono stati abbandonati in un fosso e notati da un passante, non lontano dal cancello di una villetta in Via dell’Industria.
Pensando che si trattasse di droga o di refurtiva ha chiamato i carabinieri, che hanno fatto la scoperta “horror”.

Interdetta tutta l’area

Tutta l’area è stata immediatamente interdetta, i carabinieri stanno portando avanti palmo a palmo le ricerche di eventuali indizi nella campagna circostante. Non si esclude comunque che le due valige siano state lanciate verso il fossato da un’auto di passaggio durante la notte

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