LA PSICOLOGA/Aiuto, mio figlio è un bullo

Gentile dott.ssa,

ho un figlio di 13 anni, molto allegro e vivace, che fino a oggi non mi ha mai dato grandi problemi. Di recente, però, i suoi professori mi hanno chiamato perché in classe mio figlio si accompagna a dei ragazzini poco raccomandabili, e insieme si divertono a “mettere in mezzo” i compagni di scuola più deboli, in particolare uno.
Lo prendono in giro, gli fanno scherzi, suscitando il divertimento degli altri e facendosi grandi a spese sue.
Ho sempre cercato di insegnare e trasmettere a mio figlio certi valori, e adesso non so che pesci prendere. Aggiungo che il ragazzo ha un rapporto un po’ conflittuale con il padre, poco presente e molto severo, mentre io ritengo di essere molto protettiva nei suoi confronti.
Cosa posso fare?

Giovanna, Ravenna

Gentilissima,
dalla sua lettera emerge che suo figlio sta adottando, a scuola, dei comportamenti che hanno carattere di bullismo.

In genere, chi commette atti di bullismo ha forte insicurezza, scarsa autostima, nonostante possa sembrare il contrario, e un’incapacità a controllare le proprie emozioni. La famiglia ha un ruolo importantissimo nella prevenzione del bullismo, poiché è chiamata a educare bambini e ragazzi all’empatia e al rispetto delle regole, spesso scontrandosi con i valori veicolati dalla cultura dominante.

Perché mio figlio si comporta così?
Probabilmente suo figlio, nonostante abbia ricevuto un’educazione nella quale vi è stata trasmissione di valori, è spinto proprio verso compagni poco raccomandabili, che hanno atteggiamenti di prevaricazione che attirano l’attenzione degli altri.
Il padre, poco presente e severo, ha un atteggiamento conflittuale, mentre lei tende a proteggerlo: assumete quindi due modalità educative contrapposte e ciò può creare in lui insicurezze e la necessità di attirare su di sé attenzioni, soprattutto della figura paterna. Talvolta, modelli parentali troppo autoritari e poco aperti al dialogo, sviluppando un senso di oppressione genitoriale, possono suscitare una forte aggressività, a causa del desiderio d’autonomia che inevitabilmente ne deriva.

Come ci dobbiamo comportare con lui?
Cercate di affrontare il problema con un atteggiamento costruttivo, parlando entrambi con vostro figlio in modo sincero e facendolo ragionare sul suo atteggiamento. Evitate di aggredirlo, chiedetevi piuttosto se non siete stati troppo disattenti, trasmettendo così a vostro figlio l’idea di poter agire in modo incontrollato.
Insegnategli a capire le conseguenze dei suoi comportamenti, a sviluppare l’empatia (“come ti sentiresti se lo facessero a te?”) e l’autostima, aiutandolo a mettersi in luce per le sue qualità ed i suoi aspetti di forza, piuttosto che allearsi con compagni ritenuti ai suoi occhi come più popolari.

Chieda aiuto agli insegnanti
Chieda aiuto agli insegnanti, suggerisca loro dei lavori di gruppo, con l’obiettivo di creare un ambiente collaborativo tra i ragazzi nell’ambito della classe.
E’ importante non sottovalutare il problema ed agire tempestivamente poiché le conseguenze del fenomeno del bullismo sul piano psicologico, sia a breve che a lungo termine, comportano dei rischi evolutivi, tra cui: calo nel rendimento scolastico, difficoltà relazionali e disturbi della condotta per incapacità di rispettare le regole.

 

* La dottoressa Cristina Pavia è  psicologa presso il proprio studio in Bologna e counselor nelle scuole secondarie di primo grado.
Il suo sito internet è cristinapavia.net.
Potete inviarle i vostri quesiti a redazione@consumatrici.it

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