Lino Guanciale: l’Allieva2, i progetti futuri, intervista all’attore del momento

A farlo conoscere al grande pubblico, decretandone in pochissimo tempo il notevole successo, e alimentando uno stuolo di fan adoranti, sono stati soprattutto un esigente avvocato, un medico arrogante e fascinoso, e perfino un commissario fantasma. Parliamo dei personaggi interpretati in questi ultimi anni da Lino Guanciale, rispettivamente nelle fiction: “Non dirlo al mio capo”, “L’Allieva” e “La Porta rossa”, tutte alla loro seconda stagione.

Proveniente dal teatro, che continua a essere una delle sue passioni, da molti anni ormai l’attore abruzzese si muove con disinvoltura anche tra cinema e televisione, regalando sempre interpretazioni molto amate.

“Non dirlo al mio capo 2” si è appena conclusa su Rai Uno e Giovedì 25 Ottobre è incominciata la seconda stagione dell’”Allieva”, tratta dai romanzi di Alessia Gazzola sul mondo della medicina legale, dove Guanciale interpreta il dottor Claudio Conforti, grande amore della specializzanda Alice Allevi, interpretata da Alessandra Mastronardi. Per vedere La “Porta Rossa 2”, scritto da Carlo Lucarelli, le cui riprese sono da poco terminate a Trieste, dovremo invece attendere la primavera.

Bello senza essere stucchevole, simpatico ed estremamente gentile, divo del momento quasi suo malgrado, Lino Guanciale ha chiacchierato con noi sui suoi ultimi lavori e sui progetti futuri.

Sono appena andate in onda su Rai Uno, le prime due puntate dell’Allieva 2. Che cosa ci puoi dire sull’evoluzione e sulla trasformazione del tuo personaggio in questa seconda serie?

Vi posso dire che è incominciata una lotta per il dominio sul territorio, perché è arrivato un altro maschio alfa (Il Pm Sergio Einardi, interpretato da Giorgio Marchesi) e quando si scontrano degli alfa, si mettono in campo le strategie più bieche per affermare il proprio dominio.

Credo che dal primo all’ultimo episodio, il mio personaggio cresca, perché l’arrivo di Einardi non è l’unica cosa che accade, ne succedono molte altre, soprattutto in relazione ad Alice e alle sue aspettative. Tali aspettative, oltre all’amore per lei, modificano necessariamente il modo di Conforti di intendere i rapporti. Quindi un cambiamento ci sarà, però bisognerà vedere se sarà sufficiente. Perché se da un lato lui cambierà il modus operandi nei riguardi delle relazioni sentimentali, dall’altro non cambieranno i suoi comportamenti quotidiani. Insomma, non illudetevi, Conforti rimarrà ben saldo nella sua cinica e antipatica classe.

Nell’ultimo romanzo della serie, “Il Ladro gentiluomo”, edito da Longanesi, Alessia Gazzola descrive il dottor Claudio Conforti, come simile all’attore Lino Guanciale. Non è più solo l’attore che si cala nel personaggio, ma addirittura il personaggio che richiama l’attore. Che cosa ti ha lasciato questo personaggio?

Sono molto lusingato di essere diventato una creatura da romanzo, ma spero che ad Alessia sia convenuto! Aldilà delle battute, la conoscenza di Alessia e la frequentazione del suo mondo, mi hanno lasciato una buona esperienza.

La scrittrice ha dimostrato molta osmosi con il suo lavoro televisivo sull’Allieva, d’altra parte già in origine la sua scrittura era proiettata verso la serialità televisiva. Una volta sperimentata, secondo me è stata una cosa saggia e anche divertente mettere in così forte comunicazione la versione video con quella letteraria. Personalmente, già leggere i romanzi prima di recitare nella prima serie, mi era servito molto, perché alcuni personaggi saltano proprio fuori dal testo.

In questa seconda stagione queste figure, già molto forti sulla pagina, acquisiscono maggiore tridimensionalità. Quando per due stagioni ti porti addosso un personaggio, invitabilmente cerchi di andare più in profondità, non puoi limitarti a rifare quello che hai già fatto. E questo anche grazie al buon lavoro con Fabrizio Costa, regista dell’Allieva. Tanto con Luca Ribuoli, regista della prima stagione, avevamo cercato di rendere più entusiasmanti possibile queste figure solo letterarie, ma sulla quale c’era una incognita sulla nostra capacità di renderle in video, questa volta, assodato che sembravano funzionare, abbiamo lavorato molto su una dimensione di relazioni più matura.

Tu sei un attore con una solida preparazione teatrale, reciti a teatro, al cinema, in televisione. Hai un tipo di approccio al testo simile o attui strategie diverse a seconda del tipo di recitazione che ti viene richiesto?

No, la strategia è simile, quello che è diverso è il tempo che hai di lavorare sulle cose, l’intensità di lavoro che puoi permetterti.

A teatro, per tutto un periodo di prove che va da quindici a quaranta giorni, hai la possibilità di stare insieme al tuo personaggio per dieci ore al giorno, provando in scena, riprovando e riprovando, scavando e scavando, con il cinema e la tv, questo tempo non ce l’hai. Sicuramente con la tv e la lunga serialità meno ancora che con il cinema, che pure ha raggiunto dei livelli di velocità vorticosa, molto televisivi in tanti casi. Lì è molto importante il lavoro di costruzione preventiva, perché poi quando sei alle prime letture, che spesso sono le uniche, e poi sul set, non hai quel tempo di sperimentare che il teatro in certe condizioni può darti. Io non vario il mio approccio di studio tra una cosa e l’altra, cerco sempre di collezionare molti libri, cose da vedere, film da rivedere, soprattutto attori da rivedere, per chiarirmi le idee su quello che devo fare, e poi gestisco questo approccio a seconda del tempo a disposizione. E’ quello che cambia.

E come ci si prepara ad interpretare un fantasma? Parlo naturalmente del Commissario Cagliostro nella serie la “Porta Rossa 2”. Puoi darci qualche anticipazione?

Per interpretare un fantasma quello che fai è cercare di confonderti il più possibile tra la gente. Per esempio, io adesso sono in una pasticceria di Milano a mangiare un cornetto e un cappuccino, e cerco di farmi piccolo piccolo, in modo che nessuno mi veda. Sta funzionando. Adeguatamente bardato ed essendomi svegliato da poco è ancora possibile…

Putroppo non posso dire granché sulla nuova stagione della “Porta Rossa”, però anche lì è evidente uno scatto in avanti del personaggio. Non solo perché Cagliostro ha imparato a conoscere meglio i suoi super poteri -anche se non siamo proprio in un film Marvel-, infatti ci sono scene molto impressionanti da questo punto di vista, che denotano il lodevole sforzo produttivo della Rai e della Vela film, c’è soprattutto una maggiore coscienza, una totale accettazione da parte del fantasma della sua condizione.

Nella prima stagione, essendo fresca la dipartita, Cagliostro passava molto tempo a restare scioccato dal fatto di non essere più tra i vivi, adesso questo è stato acquisito e lui si stupisce per altre cose.

Quindi c’è una presa di coscienza che determina un avanzamento di maturità del personaggio, che si trova ad affrontare una vicenda estremamente articolata e appassionante, secondo me. C’è un rilancio della serie che ho trovato assolutamente all’altezza della prima stagione.

Hai dichiarato di volerti allontanare per un po’ dalla televisione, temi la sovraesposizione o vuoi tornare al tuo vecchio e mai dimenticato amore che è il teatro? Ci puoi dire già qualcosa sui tuoi prossimi spettacoli?

Sì i prossimi sette/otto mesi, li passerò tutti a teatro. Adesso c’è l’allestimento di un nuovo spettacolo che faccio con Gabriella Pession che si intitola “After Miss Julie”, riscrittura della “Signorina Julie” di Strindberg fatta da Patrick Marber, il drammaturgo inglese che ha scritto “Closer”. Lo produce il Franco Parenti di Milano. Faremo prima un po’ di giri in Toscana e Lombardia e debutteremo a Pavia il 23 di Novembre, mentre saremo proprio al Franco Parenti dall’11 di Dicembre, per tre settimane.

Poi riprenderò “Ragazzi di vita “ di Pasolini che andrà in tournée per tre mesi, e dopo riprenderò “La classe operaia va in Paradiso” (tratto dal film di Elio Petri) con la quale sarò in tournée per altri due mesi. Fino alla fine di Maggio sarà tutto teatro.

Dopo quindici folli mesi di set televisivo e cinematografico, con il teatro che comunque non ho mai dismesso, devo rifiatare fisicamente. Sono stati quindici mesi che valgono quindici anni.

Credo anche che sia il momento giusto per cercare di selezionare con la maggiore lucidità possibile i prossimi passi. Se questo comporta il fatto che il giovedì non sia più il giorno di Guanciale, e si lasci un po’ di respiro al pubblico, ben venga. Naturalmente mi interessa continuare con la tv che mi ha dato molto spazio e dove ho avuto un riscontro che ti assicuro continua a stupire anche me per la rapidità che ha avuto. E poi continuare a fare cinema bello e teatro interessante. Fra un anno comincerò anche a fare delle regie mie a teatro. Non dico i titoli per scaramanzia. Se uno vuole fare tutto, deve selezionare bene dove andare a spendere le proprie energie.

Tu sei un insegnante di recitazione e divulgatore teatrale, sia nelle scuole, che nelle università. Ogni anno in Italia molti giovani tentano la  strada della recitazione, ma naturalmente solo pochi ce la fanno. Pensi che valga comunque la pena insistere?  Qual è l’importanza del teatro?

Io penso che il teatro andrebbe utilizzato nei nostri protocolli pedagogici, molto più di quanto non si faccia ora. Più di un anno fa è stato decretato che la Storia del Teatro e il teatro debbano diventare materia di studio nelle nostre scuole di base, che è una cosa lodevolissima, anzi necessaria secondo me. Perché recitare fa proprio bene. Fa bene per lo sviluppo di certe capacità cognitive, nel senso che solo se li interpreti, comprendi determinati testi e capisci come funzionano.

Inoltre, recitare sviluppa abilità sociali date in primo luogo dal fatto che ti devi mettere nei panni di un altro, che è “lo sforzo da fare”, come diceva Gramsci, e poi stare in palcoscenico ti pone sotto gli occhi degli altri, ti aiuta a superare certe inibizioni e timidezze, perché sei in un contesto protetto, dove si è più o meno tutti sulla stessa barca.

In genere, se chi le conduce è bravo, quelle venti persone che frequentano un corso di teatro, sviluppano una fiducia vicendevole tale, da potersi permettere qualsiasi cosa. Questo è molto liberatorio e molto sano.

La cosa che oggi patiamo è l’esiguità del pubblico teatrale, perché un pubblico competente esisteva e adesso non c’è più, sono cambiati i tempi. Però quello che ho riscontrato nel lavoro con le scuole, è che i ragazzi si entusiasmano facilmente per il teatro. Penso che sia uno degli effetti collaterali della rivoluzione digitale. Si ha alla portata di mano qualunque tipo di connessione mediatica, possiamo metterci in relazione con qualcuno che sta dall’altra parte del mondo con un telefonino, ma questo aumenta la necessità di esperienze di contatto reale, che scopri di avere nel momento in cui qualcuno ti guida e ti fa cominciare a farle. Una volta che inizi a parlare di teatro ai ragazzi e a farglielo fare, si appassionano e tu un po’ la vita gliela cambi.

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