Danilo Manzi presenta l’opera prima “Infetto” a Lucca Comics 2017: l’intervista

A “Lucca Comics 2017” – che inizia mercoledì 1° novembre e prosegue fino a domenica 5 – si prevede un afflusso record di trecentomila visitatori. Tanto per dare un’idea della crescita del settore, basti dire che nel 1993, quando la manifestazione cambiò struttura, i visitatori furono trentamila.

Una new entry a Lucca

Impossibile tenere dietro alla marea di autori e di mostre presenti quest’anno a Lucca Comics. Scegliamo di concentrarci su una new entry: Danilo Manzi, che con il suo “Infetto” pubblicato da “Hollow press” in duplice versione, italiana e inglese (168 pagine, 20 euro). Confezione elegante, ai limiti del lusso, segno grafico accuratissimo, dialoghi e inquadrature cinematografiche.

Manzi, 27 anni, salernitano di origine, laureato a Bologna all’Accademia di Belle Arti, è al suo primo fumetto di ampio respiro.
Parliamo con l’autore, per entrare subito nel suo racconto.

Di cosa parla il tuo fumetto?

Il protagonista si chiama Saturno e assistiamo al cambiamento che avviene nel suo quotidiano con la scoperta di misteriose escrescenze sulla sua pianta del piede.

L’infezione che si propaga sembra donargli la capacità di compiere scelte dal successo assicurato (soldi, fama, donne). Il miracolo però si trasforma in maledizione nel momento in cui nota in altri la stessa malattia. Quando il suo destino s’incrocerà con quello di una setta, gli elementi sovrannaturali e sospetti si intrecceranno con la realtà quotidiana.

“Infetto”, in sostanza, parla di un inetto, di un ‘uomo del sottosuolo’ e del suo essere eroico in questo. È un elogio all’umanità. E alle strade sbagliate”.

In pratica metti in ballo il libero arbitrio. Qual è la molla che ti ha spinto a raccontare questo?

Il tutto è nato mentre stavo concludendo l’accademia e le domande “Cosa farò d’ora in avanti? Mi muovo io o aspetto la corrente?” erano sempre presenti nella mia testa. Intanto su un foglio ecco apparire un uomo malinconico (anzi saturnino) ma elegante. Con i piedi scalzi e pieni di escrescenze. E questa è la genesi di Infetto. Ah, poi mi sono mosso io. Le morali sono sempre scontate.

Dovendo definire un “genere” per il tuo fumetto, a quale ti rifaresti?

Il mio fumetto è un Body Horror, in pratica attraverso la deformazione fisica dei personaggi descrivo anche una degenerazione psichica. Non è un horror che gioca sui jumpscare.

“La Metamorfosi” di Kafka è sicuramente il più popolare esempio letterario di ciò che vuole essere “Infetto”, anche se i miei reali punti di partenza sono “Io sono leggenda” di Richard Metheson, “La peste” di Camus e il cinema di Cronenberg.

Che tecnica hai usato?

Ho scelto la matita. È un materiale curioso e ambiguo, può essere grafico come l’inchiostro o materico come la pittura a seconda dell’utilizzo. Mi piace molto che si sposa anche con la mia cura maniacale per i particolari e la scelta estetica. Volevo che si percepisse l’atmosfera ansiogena da disturbo ossessivo compulsivo del racconto. Anche nel disegno tutte le texture sono realizzate a mano anche se avrei potuto replicarle in digitale o con il frottage.

Chi sono i tuoi “maestri” del passato?

Leggo un po’ di tutto. Dei classici direi Carl Barks, Osamu Tezuka e Sergio Toppi. In questo libro si nota l’influenza di Charles Burns, Junji Ito, Hitoshi Iwaaki e il Miguel Angel Martin di “Brian the Brain”. Guardo anche molto al cinema. David Lynch, Shin’ya Tsukamoto e Michelangelo Antonioni sono i miei registi preferiti.

Che aspettative hai per Lucca Comics?
Sono molto emozionato. Ovviamente la speranza è che Il mio fumetto venga letto e apprezzato da quanta più gente possibile.

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