Pomodoro, passate e pelati: diventa obbligatorio indicare l’origine in etichetta

Niente più pomodoro “anomimo” sugli scaffali di alimentari e supermercati. È scattato infatti l’obbligo di indicare in etichetta l’origine per pelati, polpe, concentrato e degli altri derivati del pomodoro per smascherare l’inganno dei prodotti coltivati all’estero ed importati per essere spacciati come italiani.

Le diciture

A spiegare come funziona la nuova etichettatura è la Coldiretti. Per i prodotti “made in Italy” ottenuti con pomodori coltivati e trasformati in Italia devono rendere riconoscibili sugli scaffali il Paese di coltivazione del pomodoro, il Paese di trasformazione e se queste fasi avvengono nel territorio di più Paesi possono essere utilizzate, a seconda della provenienza, le seguenti diciture: Paesi Ue, Paesi non Ue, Paesi Ue e non Ue.

Lo smaltimento delle scorte

Per consentire lo smaltimento delle scorte, i prodotti che non soddisfano i requisiti previsti dal decreto perché immessi sul mercati sul mercato o etichettati prima dell’entrata in vigore del provvedimento, possono essere commercializzati entro il termine di conservazione previsto in etichetta.

Il comparto

Quella del pomodoro è una filiera di eccellenza del made in Italy che coinvolge circa 7.000 imprese agricole, oltre 100 imprese di trasformazione e 10.000 addetti, che esporta 2 miliardi di euro di derivati del pomodoro in tutto il mondo. L’Italia è il principale produttore dell’Unione Europea dove le previsioni riportano un calo produttivo complessivo del 14%, con riduzioni superiori al 20% in Spagna e Portogallo.

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