Delitto di Perugia: no al risarcimento da 500.000 euro per Raffaele Sollecito

Raffaele Sollecito non avrà l’indennizzo per i 4 anni di custodia cautelare trascorsi in carcere quando era accusato, insieme ad Amanda Knox, dell’omicidio di Meredith Kercher, la studentessa inglese uccisa a Perugia nel 2007.

Lo chiedeva per “ingiusta detenzione”

Lo ha deciso la Cassazione che ha respinto il reclamo di Sollecito per avere 500.000 euro di risarcimento per quella che a suo dire è stata una “ingiusta detenzione”.

Le notizie precedenti: assolti Knox e Sollecito, Amanda ora chiede il risarcimento

Assolti Amanda Knox e Raffaele Sollecito: non sono loro per la Cassazione, al suo secondo pronunciamento, gli assassini di Meredith Kercher. La ragazza americana è stata condannata a tre anni solo per calunnia, pena già scontata. È stato un lunghissimo giorno, quello del verdetto finale per Amanda Knox e Raffaele Sollecito. Un giorno che pone fine in via definitiva a una vicenda iniziata ormai 8 anni fa. Dopo il rinvio di due giorni fa, i giudici della V sezione penale della Cassazione, presidente Gennaro Marasca, si sono chiusi in camera di consiglio a partire da mezzogiorno e alle 22 ancora non c’era traccia della sentenza che è arrivata poco dopo prima delle 23.

La sentenza è definitiva. La vicenda dell’omicidio di Meredith Kercher si chiude, quindi, con un unico punto fermo: riguarda Rudy Guede, l’unico degli imputati che ha scelto il rito abbreviato e definitivamente condannato a 16 anni di reclusione.rito abbreviato e definitivamente condannato a 16 anni di reclusione. aaaatrio

 

 

Raffaele: “Posso riprendermi la mia vita”

“Sono immensamente felice che quella stessa magistratura che mi ha condannato ingiustamente mi ha restituito oggi la dignità e la libertà”: questo è il primo commento di Raffaele Sollecito, che ha parlato con uno dei suoi legali dopo la sua assoluzione. “Finalmente – ha aggiunto Raffaele, in basso in una foto d’archivio – posso riprendermi la mia vita. Non dovrò più occuparmi di carte giudiziarie e posso tornare alla normalità”. Qui il video con il primo commento dell’avvocato Bongiorno, che ha difeso Sollecito in questi anni.

 

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Amanda chiederà il risarcimento

“Amanda è felice, chiederemo il risarcimento per ingiusta detenzione”: l’ha detto l’avvocato Carlo Della Vedova, che ha parlato al telefono con Knox, che – forse incinta era rimasta negli Usa – comunicandole l’assoluzione. Amanda (nella foto in basso) è stata condannata a tre anni per calunnia, ma ha sofferto una carcerazione preventiva superiore alla pena inflittale.

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L’amarezza della famiglia Kercher

“È una verità difficile da digerire per la famiglia, per noi che l’abbiamo difesa e per i giudici che hanno emesso i verdetti di condanna”, ha detto l’avvocato Francesco Maresca, difensore della famiglia Kercher.

 

Vanessa Sollecito: “Finalmente è finita”

“È stata una battaglia durissima, era pacifico che Sollecito è innocente, e questa Cassazione ha avuto il coraggio di affermarlo. Ora Raffaele torna a riprendersi la sua vita”: così  Giulia Bongiorno, legale di Raffaele Sollecito.

“Finalmente è finita”: così Vanessa Sollecito, sorella di Raffaele. Raffaele Sollecito non è stato presente nell’Aula magna della Cassazione per la lettura del verdetto del processo  Meredith. “È finita… è finita…”: Francesco Sollecito, che si era rifugiato a Bari prima della sentenza, ha accolto in lacrime il verdetto della Cassazione. “Stiamo piangendo di gioia”, è riuscito solo ad aggiungere.

 

Giulia Bongiorno, l’ultima arringa

I magistrati della Corte suprema si sono riuniti dopo che, come previsto, l’avvocato Giulia Bongiorno, una dei difensori di Raffaele Sollecito, aveva concluso la sua arringa, iniziata appena prima delle 9.30. Un’arringa in cui il legale ha puntato a differenziare la posizione del suo assistito da quella di Amanda Knox, la sua fidanzata dell’epoca condannata nel secondo processo d’appello a 28 anni (lui invece a 25). “Stavano insieme da 10 giorni”, ha detto Bongiorno riferendosi a quel 1 novembre 2007, il giorno del delitto di Meredith Kercher. Inoltre, in merito alle tracce di Dna sul gancetto del reggiseno della vittima, non si sarebbe tenuto conto del “rispetto dei protocolli internazionali che garantiscono margini di certezza scientifica”. La sostanza dell’arringa difensiva è contenuta in queste parole: “Sollecito non ha mai depistato, ma ha collaborato con gli investigatori, ha preso a spallate la porta dove c’era il corpo di Meredith. Durante l’aggressione stava guardando i cartoni animati. È un puro che si vede coinvolto in vicende spettacolari e gigantesche delle quali, come Forrest Gump, non si rende conto. Assolvetelo”.

Per il Pg vanno confermate le condanne

Come due giorni fa, anche stamattina Raffaele Sollecito, insieme alla fidanzata Greta e al padre Francesco, è presente nel Palazzaccio romano. Ma solo fino a metà giornata, quando ha lasciato la capitale per tornare a Bari in automobile. Invece Amanda Knox, com’era scontato, è rimasta negli Stati Uniti (e secondo indiscrezioni giornalistiche potrebbe anche incinta). In ballo c’è la conferma – chiesta dal procuratore generale Mario Pinelli – o meno della sentenza pronunciata il 30 gennaio 2014 dalla Corte d’assise d’Appello di Firenze: in quella sede i giovani imputati erano stati condannati rispettivamente a 25 e 28 anni di carcere. A spingerli a uccidere Meredith, secondo i giudici di secondo grado, un litigio e non un gioco erotico, come ipotizzato in precedenza, dai momenti iniziali dell’inchiesta fino al primo pronunciamento della Corte suprema.

Estradizione per Amanda? Ipotesi sempre lontana

È una storia che continua a dividere tra innocentisti e colpevolisti, quella del delitto di Perugia e più di Sollecito rimane nei radar dei cronisti Amanda Knox, 27 anni, tornata a far parlare di sé lo scorso febbraio, quando si era diffusa la notizia dell’imminente matrimonio con il musicista coetaneo Colin Sutherland. Ma soprattutto è l’ipotesi estradizione, se venisse condannata in via definitiva, a far discutere. Lei ha detto che in Italia non ci tornerà in alcun caso e da questo punto di vista sembra trovare al momento sostegno nelle autorità politiche americane, che potrebbero rigettare una richiesta d’arresto per lei. Inoltre, se la gravidanza fosse confermata, di certo si tratterebbe di un deterrente contro la carcerazione in Italia. A questo si aggiunga un’analisi effettuata da Peter Gill, docente di genetica forense alla Oslo University, secondo il quale le prove genetiche contro la ex coppia di studenti non sarebbero così solide, dato che le tracce di Dna potrebbero essere state trasportate contaminando, probabilmente in modo involontario, la scena del crimine.

Il delitto il 1 novembre 2007 a Perugia

Ma per cercare di comprenderla, questa vicenda, occorre tornare all’inizio, a quella serata del 1 novembre 2007. Tra le 21.30 e le 22.30, in una villetta di Perugia dove vivono 4 ragazze, viene assassinata una di loro, Meredith, giunta nella città umbra da Croydon, Londra, un paio di mesi prima con una borsa Erasmus. I sospetti si indirizzano subito verso una delle coinquiline, l’americana Amanda Knox, e il suo fidanzato italiano, Raffaele Sollecito. Gli elementi contro di loro e contro un terzo sospettato, l’ivoriano Rudy Hermann Guede che opta poi per il rito abbreviato finendo per essere condannato, sono valutati concreti al punto che in primo grado vengono condannati tutti a tre rispettivamente a 26, 25 e 16 anni di reclusione.

Dopo la prima condanna, arriva l’assoluzione

In secondo grado ecco che giunge la sorpresa: il ottobre 2011, infatti, la Corte di assise di appello di Perugia ribalta il pronunciamento precedente e assolve Knox e Sollecito per non aver commesso il fatto. I due, visibilmente commossi, tornano in libertà e Amanda può rientrare negli Stati Uniti, in attesa della Cassazione, che sarà solo al primo pronunciamento. Qui, con una decisione presa dalla prima sezione penale, il 26 marzo 2013 vengono annullate le assoluzioni e viene disposto un nuovo processo di secondo grado. Quello che il 30 gennaio 2014 condanna di nuovo Knox e Sollecito per il delitto del 2007.

Amanda oggi: “La sua vita cristallata a 8 anni fa”

“Matrimonio o no”, commenta oggi l’editorialista del Seattle Times Jonathan Martin, “il futuro di Knox si è cristallizzato quel 1 novembre di 8 anni fa”. Il giornalista l’ha incontrata a fine 2014 in un bar di West Seattle: la ragazza si è laureata all’università di Washington recuperando i 4 anni di ritardo dovuti al carcere, ha iniziato a scrivere per il West Seattle Herald e lavora in una libreria dichiarando che in Italia non tornerà, qualsiasi sia il nuovo pronunciamento della Cassazione. “Un processo di estradizione”, scrive ancora Jonathan Martin, “sarebbe giuridicamente difficile da evitare, oltre che dolorosamente costoso per la sua famiglia. Ma ho il sospetto che per alcuni membri del Congresso questa vicenda potrebbe trasformarsi in una lotta politica”. Con buona pace di Meredith Kercher, sepolta nel cimitero a poca distanza dalla sua casa di Croydon.

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