Spagna: vincono i socialisti, ma senza maggioranza, tracollo dei Popolari

Il partito socialista ha vinto le elezioni in Spagna. Il Psoe guidato da Pedro Sanchez (nelle foto sopra e in basso) . esce dalle urne come primo partito e segna anche una certa distanza dal Partido Popular che segue ma con la metà dei seggi, registrando un tracollo storico.

L’estrema destra in Parlamento

L’altro dato importante di queste elezioni è l’ingresso in parlamento dell’estrema destra con Vox che ottiene 24 seggi, oltre all’affluenza record che supera il 75,7%. La Spagna si ritrova però senza una maggioranza chiara per formare il prossimo governo e i partiti indipendentisti potrebbero ancora una volta ricoprire un ruolo chiave nel rebus delle alleanze che si prospetta.

La difficoltà a formare il governo

“Il Psoe ha vinto le elezioni, e con questo ha vinto il futuro e ha perso il passato”, le prime parole del premier.

Sanchez dalle urne ha ottenuto il mandato popolare che gli mancava, essendo arrivato alla guida dell’esecutivo dopo la caduta del governo guidato dal popolare Mariano Rajoy travolto dagli scandali. E ha portato il Psoe a vincere come non faceva da 11 anni.

Bandiere, canti e folla di socialisti in strada

Per questo a Ferraz – la strada che ospita la sede del partito socialista a Madrid – la festa è esplosa subito, con bandiere, canti, folla. Però il compito di Sanchez sarà arduo: pur forte di 123 seggi (sui 350 del Congresso dei deputati), il doppio del Pp – il vero sconfitto di queste elezioni che ne ottiene soltanto 66 dimezzando la sua presenza in parlamento – il leader socialista non ha comunque i numeri per formare una coalizione di sinistra con una maggioranza chiara, poiché con i 35 seggi che Podemos si è assicurato arriva soltanto a 158. Non basta.

 

Decisivi gli indipendentisti?

Rivolgersi di nuovo al fronte indipendentista può solo confermare le accuse dell’opposizione. Che adesso si chiama anche Vox. E in molti osservano che proprio il vaso di Pandora dell’indipendentismo aperto negli ultimi anni ha favorito la nascita Vox.

 

Domenica 28 aprile affluenza record

Aperti i seggi in Spagna nelle elezioni generali indette per il rinnovo del Congresso dei Deputati e del Senato. Sono 36.893.976 gli elettori chiamati ad eleggere 350 deputati e 208 senatori.

L’ultimo rinnovo delle ‘Cortes Generales’, il parlamento spagnolo, risale al 26 giugno 2016. Con il voto di oggi la Spagna dà il via alla sua tredicesima legislatura in 42 anni di storia democratica.

Le operazioni di voto, avviate alle 9 del mattino, si concluderanno alle 20.

 

Affluenza record

Intanto si conferma alta l’affluenza ai seggi in Spagna dove si sta votando per il rinnovo del parlamento. Alle 14 la partecipazione era del 41,46%, quattro punti e mezzo in più rispetto alle ultime elezioni nel 2016 ed anche il dato provvisorio più alto dal 1993 e il secondo più alto della storia della democrazia spagnola, secondo quanto riportato da El Pais.

Si racconta che nella tradizione spagnola l’alta affluenza è favoprevole alla sinistra. Ma ogni elezione ha la sua storia.

 

Le parole del leader socialista

“Spero in una giornata (elettorale) che apra le porte aperte al futuro”. Lo ha detto il premier spagnolo e leader socialista Pedro Sanchez (nella foto) dopo aver votato nelle elezioni politiche in Spagna questa mattina. Sanchez ha quindi sottolineato il suo auspicio “che gli spagnoli mandino un messaggio chiaro di quattro anni di stabilità”.

L’auspicio il leader socialista lo ha ripetuto anche in inglese, rispondendo ad una giornalista straniera che gli chiedeva quale fosse il suo messaggio per l’Europa e ricordando l’europeismo della Spagna.

 

Le carte del centrodestra

Stando alla gran parte degli osservatori, l’esito delle urne porterà a due blocchi, quello guidato dal socialista Pedro Sanchez (favorito, ma non al punto di poter fare da solo) e quello capitanato dal leader del Partido popular Pablo Casado, che in extremis ha aperto anche all’ultradestra di Vox, il partito di Santiago Abscal il cui ingresso in Parlamento è dato per scontato dai sondaggi: era dal 1982 che i rappresentanti dell’estrema destra vi mancavano.

Il rebus alleanze a destra contempla poi anche Ciudadanos, partito nato per contrastare formazioni indipendentiste e secessioniste, in particolare in Catalogna, e adesso presentato come una forza liberale dal suo leader Alber Rivera, che non disdegna un ruolo in un eventuale esecutivo di centrodestra.

Authors

Pubblicità

Articoli collegati

Commenti

Alto