Violenze negli asili, la rivolta delle mamme: “Vogliamo le telecamere”

Si moltiplicano le notizie di maestre violente denunciate e in qualche caso condannate per angherie in asili e scuole elementari. Per questo su Facebook è partita la campagna #sialletelecamere che ha anche un gruppo che al momento annovera quasi 43.000 iscritti. Chi sono? Mamme ma anche papà preoccupati per ciò che può accadere ai loro figli nelle aule scolastiche.

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Su Change partono le petizioni

Ma non è tutto perché su Change.org è stata lanciata anche una petizione che ha già raccolto oltre 12.600 firme. Si tratta di una lettera indirizza al garante della privacy “per chiedere che ad ogni asilo di Italia vengano istallate delle telecamere di modo da poter tenere sempre sotto controllo i nostri bambini, dato che gli episodi degli ultimi tempi rivelano comportamenti poco umani da parte delle maestre”.

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Altre già esistevano

Ma altre petizioni molto simili sono comparse sempre sulla stessa piattaforma: c’è quella di un papà bolognese, Giuseppe Spedicato (11.467 sostenitori), un’altra lanciata da Katia Guaraldi di Peccioli, in provincia di Pisa, alla Regione Toscana (7.215 sostenitori) e la terza di Pianeta Bambini (895 sostenitori) che allarga a tutte le strutture socio-assistenziali.

Le ragioni dei genitori

Nelle parole dei genitori, chiari sono prodromi e obiettivi: “Maltrattamenti, strattonamenti, pallonate. È per questo motivo che fino ad oggi non ho ancora mandato mia figlia (ha 21 mesi) all’asilo”. E ancora: “Sono padre di una bambina che a settembre andrà all’asilo San Romano, al Portonaccio, Roma, ultimo nella cronaca per episodi di violenza su bambini di tre anni”. Inoltre: “Mio figlio è stato vittima di maltrattamenti psicologici, oggi ha problemi di autostima”.

Il parare del garante della privacy

Se il garante Antonello Soro (nella foto sopra) nel 2013 scriveva si era detto contrario a un’opzione del genere, adesso sembra essere più possibilità e a Repubblica ha detto: “È un tema che ci interroga e non va banalizzato. Nessuno sottovaluta che asili nido possono diventare teatro di insopportabili violenze nei confronti di soggetti debolissimi e incapaci di denuncia, ma questo problema non può essere risolto dalle tecnologie. Il processo educativo fonda molta della sua efficacia nella libertà della relazione tra educatore e bambino, in un rapporto di spontaneità e naturalezza. Ed è ingiusto assoggettare a sorveglianza permanente tutti gli insegnanti italiani per punire le violazioni di pochi. Il problema, però, esiste e stiamo valutando le contromisure più equilibrate”.

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