Disabili e anziani: “Le tecnologie per aiutarli devono arrivare a tutti”

A Bologna comincia oggi, mercoledì 28 agosto, la conferenza internazionale dell’Associazione Europea per la promozione delle tecnologie assistive per disabili e anziani, organizzata da Aias con Alma Mater. Sono arrivati quasi 400 ricercatori, medici, politici, tecnici da tutto il mondo (49 Paesi) per un tema cruciale per tutta la società: ok il progresso, ma in che modo le scoperte scientifiche possono davvero entrare nelle case di chi è malato e di chi invecchia?

Le novità

Naturalmente negli spazi del congresso (la palazzina universitaria di via Andreatta) ci sarà una parte dedicata alle novità, come gli ultimi dispositivi di orientamento per i non vedenti, i robot sviluppati in Corea per assistere i malati e quelli per proteggere le persone con fragilità ossea o gli assistenti vocali per far comunicare chi ha perso l’uso della parola. Ma soprattutto ci saranno tante tavole rotonde, numerosi scambi di livello politico per individuare nuove strategie sociali.

In continua evoluzione

La buona notizia. Oggi le tecnologie assistive stanno facendo passi da gigante. Dalla domotica (cioè la casa dove la luce si accende con un comando vocali o il portone si accende si apre con l’impronta digitale), all’interfaccia cervello-computer, ai sistemi di telecare (dove il paziente è monitorato la distanza da un ospedale), tantissime sono le scoperte scientifiche che possono aiutare anziani e malati a vivere meglio.

Ancora scarsa diffusione

La cattiva notizia. Oggi solo il 10% della popolazione mondiale ha accesso alle tecnologie assistite. Si calcola che siano 1 miliardo le persone che soffrono di una limitata autonomia per motivi di salute o di invecchiamento. E nel 2050 il numero raddoppierà. Per questo l’Oms, l’Organizzazione mondiale della sanità, hai inserito nell’agenda 2030 dello sviluppo sostenibile l’invito a tutti i governi di garantire alla popolazione almeno le tecnologie assistive di base.

Il nodo dei costi

Adesso è facile declamare tristemente che è tutta una questione economica. No. Non solo, almeno. Certo è vero che un esoscheletro, cioè quelle specie di imbracature, un po’ ingombranti, ma con le quali i paraplegici possono camminare appoggiandosi a un carrellino a due bastoni (si fanno anche delle gare per atleti ci esoscheletro), oggi lo si può anche comprare. Ma costa dai 70.000 ai 156.000 euro. Oppure si può noleggiare per 1.500 euro al mese. Un ginocchio elettronico con microprocessore per aiutare i pazienti nella riabilitazione oppure alla deambulazione parte da 18.500 euro circa. Ma non c è soltanto questo.

Azione concertata

“Il problema che dibatteremo in questi giorni a Bologna è come trovare la strada perché queste innovazioni arrivino nelle case di tutte persone che ne hanno bisogno”, dice Evert-Jan Hoogerwerf, segretario generale dell’Aate, l’associazione europea che promuove questa conferenza, “la risposta è quella di mettere in connessione tutte le realtà coinvolte: le aziende produttrici, le università di tutto il mondo che fanno ricerca, i governi, i finanziatori, gli operatori sanitari”. Non a caso nel primo incontro sono stati invitati a parlare e scambiare proposte i rappresentanti dell’Oms, della Commissione Europea, il coordinatore dell’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità Giampiero Griffo, il sottosegretario Vincenzo Zuccano della presidenza del consiglio dei ministri oltre ai rappresentanti del Comune di Bologna.

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