Vegan a scuola, l’esperta: “Ok, ma un rischio c’è”

La notizia è di qualche giorno fa: le mense scolastiche di Bologna serviranno, su richiesta e con il parere favorevole del pediatra di base, anche i menù vegani.

Il caso fa discutere, ma non è isolato. Già un anno fa, dopo l’istanza di un gruppo di genitori, la Asl di Pordenone aveva comunicato all’amministrazione comunale la possibilità, di servire pasti  senza alimenti di origine animale, per chi ne facesse richiesta. E volendo andare neanche tanto indietro nel tempo, lo scorso agosto il Tar dell’Alto Adige ha accolto il ricorso di una giovane madre di Merano il cui figlio “vegano” era stato espulso dall’asilo nido, perché la richiesta di un menu speciale non era supportata da una documentazione medica. La motivazione? “La dieta vegana è un’ottima dieta e poterla rispettare è un diritto”. Anche se si hanno meno di 3 anni.

 

No a tutti i cibi di origine animale

Niente carne e salumi, dunque, ma soprattutto niente pesce, uova, latte e latticini. Una scelta che molti non condividono, specie da quando i casi di piccoli ‘vegani’ finiti all’ospedale per malnutrizione sono finiti nelle cronache nazionali. Ma al di là delle notizie la realtà – si sa – non è mai tutta bianca o tutta nera.
“Tutti i regimi alimentari possono essere corretti o pessimi, e tutto dipende da come vengono seguiti”, spiega Lucilla Titta, biologa nutrizionista e ricercatrice presso il dipartimento di Oncologia sperimentale all’Istituto europeo di Oncologia (Ieo). “Il punto- chiarisce l’esperta – non è aggiungere o togliere questo o quell’alimento, ma riuscire a soddisfare tutti i fabbisogni nutrizionali dell’individuo, in modo che mantenga un buono stato di salute”.

Anche una dieta vegana può dunque essere bilanciata, anche per un bambino?
E’ più difficile ma non impossibile.

Quali sono le carenze da colmare?
A differenza della dieta vegetariana, che ammette alcune proteine di origine animale, quella vegana ne è priva. E se a seguirla è un bambino, che ha bisogno di un’attenzione precisa ai fabbisogni trattandosi di un organismo in crescita, è d’obbligo l’integrazione. Mi riferisco alla Vitamina B12, fondamentale per un corretto sviluppo: deve assunta attraverso integratori specifici. O al calcio. Il bambino ‘vegano’ ha bisogno di mangiare un numero maggiore di vegetali ad alto contenuto di calcio, come frutta secca, semi oleaginosi e altri vegetali a foglia verde o comunque ricorrere ad alimenti fortificati. Oppure ancora rispetto l’assunzione di acidi grassi essenziali (omega3 e omega6) presenti soprattutto in cibi di origine animale. E a questo punto il rischio di un bambino alimentato secondo questo regime dietetico, diventa un altro.

Quale?
I bambini hanno la tendenza a selezionare gli alimenti. Alcuni evitano la carne, altri il pesce. Molti non amano le verdure o non tollerano i legumi, qualcuno evita la frutta. Già in un bimbo che segue la dieta onnivora, questo comporta spesso il rischio di squilibri nutrizionali. Se ciò accade in un soggetto che ha già una scelta limitata di alimenti, il rischio è molto più elevato. E’ per questa ragione che, come è accaduto, in alcuni bambini ‘vegani’ questi squilibri possono degenerare, portando a uno stato di vera e propria denutrizione.

Cosa si può fare, in questi casi? La soluzione è tornare alla dieta onnivora?
Si, quello che vorrei sottolineare è l’importanza  di considerare le esigenze (anche sociali) e i gusti del bambino non essendo troppo rigidi.

Il Comune di Bologna concederà la dieta vegana solo se sulla richiesta comparirà il parere positivo del pediatra. Ma molti vegani hanno criticato questa “restrizione”. Secondo lei un bambino vegano deve essere seguito da un medico?
A mio parere è molto importante che ci sia il parere positivo di un pediatra, non è una restrizione ma una importante precauzione.

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