Pensando a ET e a quei 6 milioni di ebrei

Faccio tre nomi: Sigmund Freud, Albert  Einsten, Marcel Proust. Potrei farne molti altri  per  dire quanto le persone di origine ebraica abbiano influito sulla nostra storia e sulla nostra cultura.
No, devo farne altri, perché sono ebrei anche Woody Allen e Steven Spielberg: non solo pensiero palloso, ma anche divertimento e spettacolo. E anche Rita Levi Montalcini, che se non fosse per lei, la nostra nervatura sapremmo solo  “spostarla” quando c’incazziamo, ma nemmeno sapremmo dove sta di casa!

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E non venite a dirmi che è un fatto di lobbies, cioè che gli ebrei sono diventati famosi perché avevano il potere, perché vi voglio vedere a scoprire l’inconscio, la relatività o anche solo a girare ET! Per non parlare de “Alla ricerca del tempo perduto”, sette volumi che già leggerli è un casino, figurati a scriverli!
Gli ebrei sono più intelligenti. Vogliano togliere il  ‘più’ perché se no qualche intelligentone si offende? Diciamo che… molti ebrei sono intelligenti. E qui, perché non sembri che tiri acqua al mio mulino, dichiaro le mie origini sabaude, che mi mettono al riparo da qualsiasi pretesa di appartenere alla categoria di quelli che hanno un Quoziente Intellettivo più alto degli altri.
A proposito di Quoziente Intellettivo, mi ricordo di aver studiato che, non so se a Yale o a Palo Alto (certi studi li fanno lì, in America), hanno fatto degli esperimenti sui bambini ebrei. No, non quelli che faceva Mengele. Semplicemente degli psicologi sono andati negli asili e hanno misurato il QI di tutti i bambini che li frequentavano, ebrei e non ebrei: bene, già in età prescolare, i bambini di origine ebraica avevano complessivamente raggiunto un risultato più elevato degli altri.
Studi che non dimostrano matematicamente nulla, ma che fanno nascere un atroce interrogativo: come sarebbe il mondo oggi, se l’idiozia criminale di certi uomini non avesse mandato in fumo 6 milioni di intelligenze.

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