SENZA BURRO: la Francia fa i conti con una crisi mai vista (video)

Cercasi burro disperatamente. Sono ridotti così i francesi da quando il burro, alimento principe della cucina d’Oltralpe, ha cominciato a scarseggiare sugli scaffali dei supermercati. Una crisi mai vista prima e che sta davvero diventando un’emergenza nazionale, con tanto di interventi di ministri e autorità varie.

In Francia è una questione molto seria

Il burro in Francia è davvero una questione seria: i francesi ne detengono il record di consumo annuo e il culto per questo alimento è tale che ne hanno decine di varietà diverse che qui da noi neanche immaginiamo.

C’è quello dolce, quello salato, quello démi sel (che è una via di mezzo) e quello, pregiatissimo, con cristalli di sale grosso di Guérande. Per non parlare del fatto che il burro è ingrediente presente in quasi tutte le ricette della cucina francese.


Quanto durerà questa penuria?

Insomma il burro non si tocca e gli scaffali dei supermercati tristemente vuoti rischiano di scatenare una vera psicosi collettiva. Sarà per questo che il ministro dell’Agricoltura, Stéphane Travert, si è affrettato ad assicurare che “questa crisi non durerà ancora a lungo”.

Un ottimismo non condiviso, per la verità, dal presidente della Federazione nazionale delle cooperative lattiere, Dominique Chargé, secondo cui “la Francia resterà in una situazione di tensione sul burro ancora per qualche mese, per tutto l’autunno e per l’inizio dell’inverno”.

 

Le cause della grave penuria

Ma quali sono le ragioni della mancanza di quello che in Francia è stato già ribattezzato “l’oro giallo”? Tante, diverse e di natura globale oltre che nazionale.

In effetti il burro, da alimento criticato e demonizzato per le sue conseguenze sulla salute (in particolare su cuore, colesterolo e diabete) è stato ultimamente riabilitato dagli scienziati secondo cui, anzi, avrebbe effetti benefici. Rappresentativa in proposito la copertina con cui il Time qualche anno fa sollecitava “Eat butter”. Ciò ha determinato una crescita esponenziale in tutto il mondo del consumo di questo alimento. Senza contare che, a quanto pare, tra la classe media cinese negli ultimi tempi è scoppiata una vera passione per le brioche e i croissant francesi, tutte ovviamente a base di burro.

Calo della produzione di latte

Ma la crescita della domanda mondiale di questo prodotto da sola non spiega una tale penuria. Il fatto è che l’aumento della richiesta si è accompagnata a una riduzione della produzione lattiera. Questo perché – con la fine in Europa del sistema delle quote latte – da due anni a questa parte, si è avuta una sovrapproduzione di questo prodotto che ha convinto gli agricoltori d’Oltralpe a ridurre progressivamente il volume produttivo.

Prezzi alle stelle

In tutto questo scenario si è inserita la questione dei prezzi e una certa rigidità del sistema distributivo francese. “Il problema dell’aumento del costo del burro non è solo francese, ma è europeo”, spiega a Consumatrici.it Dario Dongo, esperto di diritto alimentare e fondatore del sito Greatitalianfoodtrade.it.

“L’indice dei prezzi alimentari della Fao ha fatto registrare nell’ultimo anno per i prodotti lattiero-caseari un aumento di circa il 3%. E a trainare la crescita è stato soprattutto il burro, perchéal lo sviluppo della domanda globale si è accompagnata a una riduzione dell’offerta, dovuta anche al taglio delle esportazioni di latte da parte della Nuova Zelanda”.

In Italia le conseguenze saranno minori

D’altra parte, secondo Dongo, in Italia le conseguenze dell’aumento del prezzo non si faranno sentire come in Francia: “Da noi il consumo di burro non è così rilevante e non si rischierà certo di trovare gli scaffali dei supermercati vuoti”.

La grande distribuzione
In Francia invece l’aumento repentino del prezzo di questo alimento ha fatto venire a galla i limiti del sistema di contrattazione con la grande distribuzione.

Infatti i supermercati d’Oltralpe fissano i prezzi del prodotto una volta l’anno, a febbraio nel caso del burro. Ma da febbraio a oggi il prezzo di questo alimento è praticamente duplicato. Così, mentre i grossisti hanno aumentato i loro prezzi,l i supermercati hanno continuato a vendere il burro a un costo minore e ciò ha determinato la situazione paradossale per cui anche gli artigiani hanno cominciato ad acquistare questo prodotto dai supermercati, meno cari, anziché dai grossisti, contribuendo così a ridurre gli stock di burro nei magazzini.

 

L’ironia social

Se il problema esiste, il web ha saputo cogliere il lato ironico della questione. Così nel sito di vendite online, Le Bon Coin, sono apparsi annunci per panetti di burro, anche già iniziati, a 150 euro e c’è chi ha addirittura messo in vendita per 5 euro una fetta di pane con del burro spalmato sopra.

 

Ma non è tutto, sui social network sotto l’ashtag #beurre si sprecano i meme e le foto ironiche: come quella di un frigorifero con due grandi confezioni di burro e sotto il commento “Il mio frigo è la banca di Francia”.

O ancora il meme di due spacciatori che – abbandonata eroina o ecstasy – si scambiano furtivi due panetti di “oro giallo” o il cliente della banca che dà come garanzia per affittare una casa la sua confezione di burro.

Qui potete vedere un video del quotidiano Le Figaro dedicato alla crisi

 

 

Pubblicità

Articoli collegati

Commenti

Alto