La guerra all’insalata: “È idrovora e può essere anche ipercalorica”

Finora nessuno aveva osato mettere in discussione lattuga, cicoria e affini né dal punto di vista della salute né, tanto meno, della depredazione delle risorse idriche del pianeta, anche se non è sexy ordinare un’insalata se si esce a cena per la prima volta con un aspirante spasimante. Eppure è successo con 2 articoli, il primo uscito sul Washington Post e il secondo sul Guardian, secondo i quali si butta un sacco di insalata nonostante gli sprechi industriarli per coltivarla.

 

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Gli anglosassoni: “Meglio pasta e hamburger”

Inoltre, secondo il Corriere della sera che riprende i colleghi anglosassoni, “se pensiamo di alimentarci in modo sano preparando ricche insalatone ultracondite, ci sbagliamo di grosso: spesso finiamo così per introdurre più calorie che ingurgitando pasta o hamburger. E perciò: ‘Save the planet, skip the salad'”. Insomma ci sono tutti gli elementi per innescare una guerra di religione tra i sostenitori della “scelta verde” a tavola e chi ha iniziato a considerarla quasi una sorta di nuovo caso olio di palma: coltivazioni estese che vampirizzano acqua a fronte di risultati alimentari modesti.

Tante le campagne a favore dei menu verdi

Chi ha ragione? A sentire ciascuna campana, difficile rispondere. Michelle Obama, giusto poche settimane fa, aveva portato fin all’Expo di Milano la sua campagna contro l’obesità e il consumo di junk food. Ci sono poi cuochi, come il britannico-israeliano Yotam Ottolenghi e David Bez, che perorano le qualità delle insalate. Per Andrea Segrè, docente all’università di Bologna e fondatore del Last minute market, lo spreco non starebbe tanto nella produzione, ma nelle abitudini dei consumatori, che fanno marcire la verdura in frigo e l’insalata in busta viene “rilavata a casa, finendo per consumare il doppio dell’acqua necessaria”.

Legambiente: “Le patate sprecano più acqua”

Secondo inoltre Beppe Croce, responsabile agricoltura di Legambiente, si usa molta più acqua per pasta e patate. Inoltre “tra le mille varietà esistenti ci sono anche quelle di campo, ancora più sostenibili e saporite, come borragine e cicorino”. In sostanza, quindi, l’insalata proteggerà il pianeta oppure contribuirà a farlo implodere? “Il giorno in cui una mensa pubblica si aprirà un salad bar”, secondo la giornalista Jeanne Perego, curatrice del blog Insalatamente, allora l’umanità avrà compiuto un grande passo verso la salvezza.

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