Brexit: superate nel week end 3.500.000 firme per un altro referendum

Inglesi pentiti? Arrivano notizie contrastanti da Londra, il giorno dopo la vittoria di Leave. È stata presentata una petizione per chiedere un nuovo referendum sulla Brexit, che – alle 19,30 della prima giornata – ha superato i due milioni di firme. Stamattina all’alba le firme avevano superato, come mostra la foto in basso, i 2.700.000. I 3 milioni sono stati superati, come mostra l’immagine, già prima di mezzogiorno di oggi, domenica 26 giugno. Ma emergono un paio di particolari sconcertanti. La petizione, infatti, era stata lanciata un mese fa, il 25 maggio, da un attivista del “Leave”, il “nazionalista” William Oliver Healey, perchè in quel periodo davano il Remain in testa quasi tutti i sondaggi. Non si sa come abbia potuto indovinare, allora, che i voti sarebbero stati sotto il 60% e l’affluenza sotto il 75%. Ma non avendo azzeccato la vittoria della Brexit, ora l’iniziativa gli si è ritorta contro. Ma c’è da dire che se è vero che, per firmare la petizione, bisogna essere cittadini britannici, è altrettanto vero che non si verificano i documenti. Quindi nella sottoscrizione ci potrebbero essere diverse migliaia di “infiltrati”. Insomma più che altro si tratta – in questo momento – di un gesto politico da parte di cittadini contrari alla Brexit. E questo 2dato politico” comunque è inequivocabile.

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Nel week end – come mostra l’ultima immagine che pubblichiamo – sono stati superati i 3.500.000 di firmatari. Il dato è delle 7,30 del 27 giugno, lunedì.

 

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Lo si legge sul sito del governo britannico dove sono pubblicate tutte le petizioni che poi vengono sottoposte alla commissione incaricata di valutarle per eventualmente sottoporle al parlamento.

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Sul sito petition.parliament.uk le firme aumentano di minuto in minuto. Per dare la propria adesione alla proposta basta cliccare su “sign the petition” e compilare tutti i campi. Naturalmente possono firmare solo i cittadini britannici e i residenti nel Regno Unito. Secondo la mappa pubblicata sul sito, la più alta concentrazione si trova nelle principali città della Gran Bretagna, Londra in testa.

I firmatari chiedono che si cambino le regole per proclamare i vincitori del Brexit e che il referendum non sia valido se il Leave non supera il 60% dei votanti e gli stessi elettori non superino il 75%. In questo caso si propone che ci sia un altro referendum.

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Alle 9 di domenica 26 giugno (ora italiana) le firme avevano già superato i 2 milioni e ottocentomila (come mostra l’immagine qui sopra).

 

I cinque ministri degli Esteri “fondatori” riuniti a Berlino

Il giorno dopo il sì del popolo britannico all’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, i cinque ministri degli esteri dei Paesi fondatori si sono incontrati a Berlino per stabilire le prossime mosse.
Per Angela Merkel è il governo britannico che deve fornire informazioni su come intende procedere nel processo di uscita dall’Ue.

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La parola alla Merkel: “Tocca prima a loro”

“Le trattative non possono durare in eterno, ma tocca alla Gran Bretagna muovere i suoi passi. Immagino – ha detto la Cancelliera – che anche la Gran Bretagna voglia mettere in pratica le decisioni del referendum. Non mi bloccherei sulla questione dei tempi brevi. L’importante è che fino a che l’accordo di uscita non viene definito, la Gran Bretagna resta membro a pieno titolo dell’Ue con tutti i diritti e i doveri. Di questo ho parlato con il premier David Cameron”.

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La posizione del ministro degli esteri tedesco
Il ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier, ha dichiarato con che “nessuno ci ruberà la nostra Europa. Il lavoro e la crescita – ha proseguito – sono due tra le principali risposte che l’Europa dovrà dare per evitare una grande crisi dopo la Brexit. Il processo per l’uscita della Gran Bretagna dall’Ue – ha sottolineato – deve essere avviato il più presto possibile, per poterci poi concentrare sul futuro dell’Europa”.
“I negoziati per la Brexit con la Gran Bretagna – ha detto il ministro degli esteri francese Jean-Marc Ayrault – devono iniziare immediatamente”.
Per il ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni (nella foto sopra assieme agli altri ministri degli Esteri riuniti a Berlino) “Una delle risposte che gli europei aspettano per dare una prospettiva al futuro dell’Europa riguarda la capacità di avere politiche comuni sull’immigrazione. L’Italia si aspetta che nel Consiglio Ue della prossima settimana di prendano decisioni rivelanti”.

 

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E la Scozia vuole negoziare l’adesione autonoma all’Ue

Dal canto suo, la first minister di Edimburgo, Nicola Sturgeon (nella foto qui sopra), ha invocato “l’avvio immediato” di negoziati fra l’Ue e la Scozia per “difendere gli interessi” del popolo scozzese, che nel referendum britannico ha votato contro la Brexit a differenza della maggioranza degli elettori del Regno Unito.

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Juncker: “Non sarà un divorzio consensuale”

Intanto continuano a essere inutilmente minacciosi (e perdenti) i toni dei vertici di Bruxelles.

Quello tra l’Ue e il Regno Unito “non sarà un divorzio consensuale, ma non è stata neppure una grande storia d’amore”, ha detto – ad esmepio – il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker (nella foto sopra) in una intervista alla tv pubblica tedesca Ard, ribadendo la volontà di iniziare immediatamente i negoziati con Londra in vista della Brexit.

Molto più saggia l’opinione di Romano Prodi che chiede alla Germania e all’Ue di dare una svolta a una politica economica di assurdo rigore, che ha danneggiato moltissimo il ceto medio.

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