Eurobond o Mse? L’Ue si divide su ricetta anti-crisi

Il Coranavirus viaggia veloce tra i paesi europei, molto più veloce dei suoi leader che dopo sette ore di confronto/scontro, in cui sono  state riproposte le vecchie divisioni tra Nord e Sud, hanno concluso il primo vertice in videoconferenza della loro storia prendendo altro tempo: ancora due settimane per elaborare proposte nuove su un’azione comune coordinata di bilancio.

Natura eccezionale dello shock

Secondo le conclusioni del summit, alla fine approvate da tutti i 27 paesi, Italia compresa, i leader prendono nota ”dei progressi fatti dall’Eurogruppo” e lo invitano a presentare entro due settimane proposte ”che dovrebbero tenere in considerazione la natura senza precedenti dello shock” provocato dalla pandemia di fronte alla quale ”la nostra risposta deve essere rafforzata, come necessario, con ulteriori azioni in modo inclusivo alla luce degli sviluppi, per finalizzare una risposta esauriente”.

Parole calibratissime per non urtare sensibilità opposte, quelle dei paesi nordici, Germania in testa, per i quali il rigore di bilancio resta comunque una priorità, e quelle dei paesi del Sud, per i quali la crisi del Coronavirus deve spingere l’Europa a cercare strade nuove di finanziamento, incluso la  messa in comunione dei rischi del debito, con l’emissione di Eurobond.

I risultati del comunicato finale

Nel comunicato finale non compare più il riferimento al Mes, così come aveva preteso l’Italia per togliere il proprio veto sulle conclusioni.

Il riferimento al fondo Salva stati era stato chiesto da Berlino che – come ha spiegato la cancelliera Angela Merkel – lo ritiene lo strumento più adatto a reagire di fronte alle crisi, senza cedere sui principi di base. Di parere opposto l’Italia che a metà del vertice ha sbattuto virtualmente la porta, lanciando un ultimatum di dieci giorni per avere nuove proposte all’altezza dell’emergenza pandemica.

L’ultimatum di Conte

”Se qualcuno dovesse pensare a meccanismi di protezione personalizzati, elaborati in passato, allora voglio dirlo chiaro: non disturbatevi, ve lo potete tenere, perché l’Italia non ne ha bisogno”, ha ribadito il premier Giuseppe Conte, collegato in video da palazzo Chigi.

Come è possibile – si è chiesto Conte – pensare che di fronte ad uno shock simmetrico di proporzioni bibliche, qual è la pandemia del Coronavirus, ”siano adeguati strumenti elaborati in passato costruiti per intervenire in caso di shock asimmetrici e tensioni finanziarie riguardanti singoli paesi?”.

Il riferimento era all’utilizzo del fondo salva stati Mes, con le stesse modalità usate per la Grecia, la Spagna, il Portogallo, l’Irlanda e Cipro: prestiti in cambio di cessione di sovranità nella gestione dei propri bilanci a favore della Troika (Fmi, Bce e Commissione Ue).

La lettera di 8 paesi

Uno stigma che l’Italia non ha intenzione di subire. E con lei almeno altri otto paesi, Spagna e Francia incluse, che in una lettera sottoscritta prima del Vertice avevano indicato un altro strumento per far fronte alla recessione economica e finanziaria innescata dal virus: gli Eurobond, o anche Coronabond.
“Dobbiamo lavorare su uno strumento di debito comune emesso da una istituzione dell’Ue per raccogliere risorse sul mercato sulle stesse basi e a beneficio di tutti gli Stati membri, garantendo in questo modo il finanziamento stabile e a lungo termine delle politiche utili a contrastare i danni causati da questa pandemia”, avevano scritto i leader di Belgio, Francia, Italia, Lussemburgo, Spagna, Portogallo, Grecia, Slovenia e Irlanda.

‘I fondi raccolti – precisavano nella lettera – saranno destinati a finanziare, in tutti gli Stati membri, i necessari investimenti nei sistemi sanitari e le politiche temporanee volte a proteggere le nostre economie e il nostro modello sociale”.

 

I Coronabond restano sul tavolo

Per ora, questo appello a superare il tabù della condivisione dei rischi del debito, non è stato raccolto. A fianco della Germania, il No dell’Austria, dell’Olanda e della Finlandia.
L’ipotesi dell’emissione di Coronabond resta però sul tavolo: ”Abbiamo discusso tutte le diverse possibilità per affrontare la sfida economica  e abbiamo deciso di continuare gli sforzi, basati sul forte impegno a fare tutto il possibile per trovare una soluzione”, ha detto il presidente del Consiglio Ue, Charles Michel.
Uno spiraglio che si aggiunge alla decisione della Commissione Ue di sospendere il Patto di stabilità e di crescita e all’appello dell’ex presidente della Bce Mario Draghi a lasciare correre i debiti per evitare il collasso delle economie e la perdita di milioni di posti di lavoro. Il Nord continua a non fidarsi della gestione dei conti pubblici del Sud e non vuole farsi garante per partner che hanno livelli di debito troppo elevati (quello italiano al 140% del Pil).

I negoziati continuano senza rotture

Ma i negoziati  continuano per cercare di ricomporre una frattura che potrebbe essere fatale alla casa comune europea. Sono ore frenetiche. ”Siamo ad un bivio”, ha ammonito  la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen.”La storia ci sta guardando”.

Con lei, il presidente dell’Europarlamento David Sassoli: ”Sarebbe gravissimo se i leader non si assumessero la loro responsabilità”.

 

I 750 miliardi della Bce
In una giornata interlocutoria per l’Europa, una nota positiva è arrivata dalla presidente della Bce, Christine Lagarde, che ha annunciato l’avvio del nuovo programma di acquisto di titoli da 750 miliardi di euro per l’emergenza pandemica (il Pepp), facendo saltare il limite del 33% agli acquisti di debito di ciascun Paese. Immediato il benefico effetto sullo spread tra rendimento dei titoli italiani e bond tedeschi, sceso sotto la soglia di 160 punti.

 

Il virus non ha confini
Una mossa importante è giunta anche dal G20 che ha deciso di iniettare 5.000 miliardi di dollari nell’economia mondiale perché ”il virus non ha confini e combatterlo richiede una risposta globale, trasparente, robusta, coordinata nello spirito di solidarieta”’.

 

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