Visse per 11 mesi all’aeroporto di Palermo, ora ci torna: “Sono delusa”

Lo scorso gennaio il caso di Gabriella Sciacca – 59 anni, separata e con un assegno di mantenimento di 300 euro – aveva commosso l’Italia: la donna aveva vissuto quasi un anno all’aeroporto palermitano di Punta Raisi, fino a quando la notizia non era finita sui giornali ed era scattata una gara di solidarietà per trovarle una casa. Ma due mesi dopo ha deciso di tornare in aeroporto: “Il circo mediatico mi ha delusa”, spiega la donna, più volte invitata a trasmissioni televisive, “mi sono sentita utilizzata”.

Il sindaco: “Non l’abbandoneremo”

Da una decina di giorni Sciacca ha lasciato l’alloggio in un immobile confiscato, assegnatole temporaneamente dalla coop “Ciuri di campo”, dopo che la convivenza con una donna, che le aveva offerto ospitalità in un appartamento nel centro di Palermo, si è rivelata difficile. E così è tornata a vivere in aeroporto: “Qui si sta al caldo, è un posto sicuro”. Ieri, domenica 26 marzo, ha contattato il Comune di Cinisi, in cui ricade lo scalo: “Di sicuro non l’abbandoneremo”, ha detto il sindaco Giangiacomo Palazzolo (nella foto sopra).

“Volevo una famiglia”: Gabriella racconta gli 11 mesi all’aeroporto di Palermo, le notizie del 16 gennaio 2017

Una donna di 57 anni, Gabriella Sciacca (nella foto d’apertura e sotto, com’era prima dell’inizio della sua disavventura), separata da un marito assicuratore e disoccupata, con i 300 euro al mese che le dà l’ex coniuge non ha potuto permettersi una casa. Così, dopo la vita agiata degli anni del matrimonio, nel 2000, per lei si è aperto il baratro della povertà.

Ha resistito per 15 anni

A Padova ha resistito 15 anni, dove ha cercato di adattarsi a mille lavori, come baby sitter e badante. Ma a un certo punto non ce l’ha più fatta e ha deciso di tornare nella sua città d’origine, Palermo. Qui, però, non è andata meglio.

Per 11 mesi, infatti, ha vissuto all’aeroporto di Punta Raisi, senza che nessuno si accorgesse di niente, finché la polizia non ha segnalato il caso ai servizi sociali del Comune di Cinisi (che amministra anche lo scalo), e oggi la donna è ospite fino al prossimo marzo della cooperativa LiberaMente di Cinisi che gestisce un bene confiscato alla mafia proprio nei pressi dell’aeroporto.

“Ho bussato a tutte le porte”

“Anche dopo marzo troveremo una soluzione”, dice Giangiacomo Palazzolo, sindaco di Cinisi, “Una volta che abbiamo teso la mano alla signora non ci tiriamo indietro”.

“Quando sono arrivata in Sicilia, ho provato a bussare alle porte del Comune di Palermo, ma non c’erano possibilità”, ha detto Gabriella al Mattino di Padova. “Allora ho deciso che dovevo arrangiarmi da sola e ho scelto di vivere in aeroporto perché è il posto più sicuro e protetto”.

“In aeroporto mi hanno aiutata”

Gabriella ha anche una figlia di 29 anni che ha scelto di vivere col padre, quindi è una donna non più giovane e sola. Ma ricorda con affetto l’umanità che ha incontrato all’aeroporto Falcone Borsellino di Palermo. Persone che lavorano lì e che mai le hanno negato un caffè o una coperta per ripararsi dal freddo. “In aeroporto”, dice, “tutti mi hanno accolto e presto sono diventata la confidente di chi lavorava lì. Le ragazze mi raccontavano ogni giorno le loro pene d’amore”.

Però, adesso che è ospite dell’eco villaggio di Cinisi, tira un sospiro di sollievo. “Mi sembra di tornare a vivere”, ha spiegato. “Non avrei mai pensato in quei lunghi mesi in aeroporto che un giorno avrei dormito di nuovo in una casa”.

Ha scritto un libro

In quel periodo interminabile, ha anche messo per iscritto la sua esperienza, che si intitola “Volevo una famiglia”. “È nato come un modo per passare il tempo”, aggiunge Gabriella. “Ma adesso mi piacerebbe pubblicare il libro per dare voce a tutte le persone come me che da un momento all’altro perdono tutto e che possono rischiare di fare una brutta fine”.

“Per fortuna”, dice ancora, “ho trovato solo persone che mi hanno voluto bene. Ogni tanto mi sono divertita anche a buttare giù qualche ricetta di cucina inventata da me che sono vegetariana”.

Una doccia due volte al mese

Se la signora Sciacca aveva risparmiato abbastanza soldi dagli alimenti, due volte al mese prenotava la camera di un bed and breakfast per fare la doccia e dormire su un letto.

Nulla nel suo aspetto e nei suoi comportamenti tradiva la sua condizione di senzatetto: “Non ha mai creato problemi”, dice Antonio Coccia, dei servizi sociali del Comune, “i suoi modi dignitosi non lasciavano sospettare che fosse in difficoltà così serie”.

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