L’impegno di 6 mesi di una diciottenne italiana a Londra, come e cosa si studia

“E la scuola inglese?” , “Ma a scuola ci vai?” , “E quando torni devi ripetere l’anno in Italia?”.

Queste le domande più gettonate quando racconto di essere in Inghilterra per sei mesi ospite da una famiglia del posto.
 Beh, a scuola ovviamente vado, forse chiamarla scuola è un tantino esagerato rispetto allo standard al quale ero abituata nel liceo della mia città, ma per andarci ci vado.

Quando tornerò a casa, invece, dovrò fare gli esami di alcune materie insieme alle persone rimandate, ma ciò non comprometterà la mia promozione, servirà solo per assegnarmi i crediti.

Qui l’aspetto interessante è il poter scegliere le materie che si vogliono studiare. La lista è infinita e spazia dalla matematica, alla fotografia alla sociologia alla politica. Io ho scelto di studiare psicologia, matematica, sport e biologia pratica (ovvero solo esperimenti in laboratorio).

Sono contentissima delle mie scelte perchè, eccetto matematica che per fortuna è simile all’Italia (altrimenti rimarrei indietrissimo), studio discipline completamente nuove o quanto meno insegnate in maniera completamente diversa.

Psicologia, per esempio, trovo sia estremamente interessante nonchè utile, ho un professore bravissimo, uno di quelli che ti fanno appassionare a ciò che stai studiando. Biologia, invece, è superstimolante: come puoi non essere interessato al funzionamento del cuore umano una volta che l’hai dissezionato tu, con le tue mani?

Non lo so, molti quando lo racconto con questo entusiasmo mi guardano con una faccia del tipo “Ma che schifo Alice!”, a me però gasa cosí tanto la sola idea.

L’altra cosa completamente nuova è l’organizzazione generale delle lezioni. Qui funziona tipo università: alcuni giorni entro alle 12, altri alle 8,40 ed esco alle 11, altri ho tutto il giorno pieno fino alle 16, mentre in altri giorni ancora ho buchi di tre ore tra una lezione e l’altra.

Penso sia un modo per rendere ancora più autonomi e già pronti ad un ambiente universitario gli studenti. Inoltre devo cambiare aula per ogni lezione e ho compagni di classe differenti ogni ora. Questo mi sta dando la possibilità di conoscere molte più persone, anche se, ovviamente, a legare ci metterò più tempo vedendoli meno spesso nell’arco della settimana e non passandoci sei ore al giorno come in Italia.

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