Dalla Stevia allo zucchero, la Coca Cola tace qualcosa sulla “Life”

L’etichetta verde, le foglioline, un claim che potrebbe essere quello di un succo di frutta: “Soft drink agli estratti vegetali”. La Coca Cola si è messa il vestito green ed è diventata Coca Cola life, più salutista e naturale. Nei supermercati italiani è arrivata da una settimana, ma già si sente l’eco dei nutrizionisti di mezzo mondo, che qui e lì hanno sommerso la casa di Atlanta di accuse: la Cola Cola Life non è nulla di ciò che sembra, né naturale, né dietetica.

 

coca2L’accusa: “Naturale? E i coloranti?”

Su tutte si è sentita la voce di Sandra Jones, direttrice del Centro per la  salute e le ricerche sociali dell’Università cattolica australiana. Ilsuo j’accuse ha fatto il giro del mondo: “Non è che togliendo un po’ di zucchero e sostituendolo con la Stevia si rende un cibo o una bevanda salutare. Coca Cola Life contiene ancora coloranti, caffeina, acido fosforico, e un contenuto di zucchero pari al 19% della dose raccomandata giornaliera. Trovate come questa sembrano fatte per proteggere a salute delle aziende più che quella dei consumatori”.

 

Gli inglesi: “Così buona che sembra la ‘rossa'”

Secondo gli assaggiatori dell’autorevolissimo mensile dei consumatori britannico The Grocer, il sapore della bevanda è così simile a quello della “Rossa” da riuscire a ingannare persino un intenditore. E in fondo di rivoluzionario rispetto alla classica Coca Cola, la Verde ha un solo ingrediente, la Stevia, nome commerciale di un dolcificante naturale che ha preso il posto di aspartame e acesulfame K, presenti nelle versioni Light e Zero. Estratta da una pianta originaria del Paraguay e Brasile che si chiama appunto Stevia reubadiana, ha un potere dolcificante superiore di 2-300 volte a quello dello zucchero, ma è senza calorie, e ha un indice glicemico insignificante.

 

Basta un poco di zucchero…

Ma la Coca Life contiene anche zucchero, ben  6,7 grammi per 100 ml, vale a dire 33,5 grammi per una bottiglietta da mezzo litro. Molti meno dei 47,8 grammi della Coca cola tradizionale, ma ancora troppi  se si considera che un adulto non dovrebbe ingerire più di 90 grammi di carboidrati al dì. Bastano te bottigliette al giorno per raggiungere la dose massima di glucidi considerata accettabile per un essere umano. Va meglio con le calorie, 135 per 500 ml, il 36% in meno di una Coca cola vecchio tipo, ma è ancora poco per una bevanda che si presenta vestita con il colore della salute.

 

Naturale? Chiedetelo alla PureViva

La Stevia è però naturale, si dirà. Il punto è che viene estratta e raffinata con procedimenti industriali, tanto che nel 2014, negli Usa, è stata avviata una Class Action contro il popolarissimo produttore PureVia, che reclamizzava i suoi prodotti a base di Stevia con la scritta  “dolcificante naturale”. Migliaia di consumatori l’hanno giudicata ingannevole, si vedrà cosa decideranno i giudici.

 

Il limite massimo giornaliero

Un dato di fatto è però che neppure la Stevia, sebbene di origine naturale, può essere consumata ad libitum. In Europa l’Autorità per la sicurezza alimentare (Efsa) ha valutato nel 2010 la sicurezza dell’ingrediente per l’uso umano, e ne ha stabilito una dose giornaliera ammissibile (DGA) di 4 mg/kg di peso corporeo/giorno.
L’Authority ha poi anche ammesso che, alle dosi in cui la Stevia è contenuta in alcuni alimenti, i forti consumatori di cibi dietetici o light corrono il rischio di superare la dose giornaliera raccomandata.

 

Dai frappè alla cioccolata, Stevia onnipresente

“L’ingrediente è presente anche in Italia in diversi prodotti”, spiega Gianna Ferretti, docente alla Scuola di Specializzazione in Scienze dell’Alimentazione dell’Università Politecnica delle Marche. “Nei dolcificanti come il Truvia, del gruppo Cargill, il Misura Stevia, Dietor Cuore naturale, in alcuni preparati per frappè e yogurt di Eraclea, ma anche molti prodotti come cioccolate senza zucchero e succhi di frutta, spesso biologici”.

 

Studi inattendibili

E ora anche la Coca cola. E se si esagera? Secondo l’Efsa, che basa il suo parare su un precedente statement della Fao, la Stevia non è tossica né cancerogena, ma su questo aspetto la letteratura non è univoca. “La discussione è aperta per due ragioni”, spiega la Ferretti, “in primo luogo perché dalle foglie della Stevia vengono estratti più di 30 composti dolcificanti, i cosiddetti stevioli glicosidi, e i vari studi riguardano di volta in volta alcuni di questi, non solo le ‘miscele’ approvate dall’Efsa. In secondo luogo perché molte ricerche non hanno analizzato l’uso di questi composti come ingredienti alimentari”.

 

Una risposta il prossimo anno

Alla domanda se la Stevia sia comunque preferibile ai dolcificanti artificiali, la Ferretti è chiara: “I dati recenti sono rassicuranti”.  Per avere qualche elemento in più si attende per l’anno prossimo la conclusione di uno studio indipendente condotto dall’Istituto Ramazzini di Bologna, che in passato ha lanciato ombre pesanti sui dolcificanti sintetici come aspartame e sucralosio, dimostrandone gli effetti cancerogeni su topi e ratti. Se lo studio avesse esito positivo la Stevia potrebbe candidarsi a diventare il sostituto ideale di edulcoranti sintetici nei prodotti alimentari.

 

“Mai esagerare”

Ma anche in questo caso chi studia gli additivi avverte di andare cauti. Catherine Leclerq, già membro del panel di esperti sugli additivi alimentari dell’Efsa, e oggi in seno alla Fao, spiegava già due anni fa la Salvagente che la Stevia è “una sostanza estranea al nostro metabolismo. E il fatto che sia naturale non significa che sia innocua, per cui, meglio attenersi alle dosi raccomandate”. Non è un caso che le linee guida per una corretta alimentazione del Crea, il Consiglio per la ricerca in agricoltura, sconsiglino l’assunzione di dolcificanti ai bambini sotto i 3 anni, proprio per le incertezze tossicologiche. “Non c’è motivo di trattare Stevia diversamente dagli altri”, chiosava la ricercatrice.

 

 

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