Pellicce tossiche, bloccate le vendite di D&G, Blumarine Baby e Woolrich

Aveva sollevato un polverone la campagna della Lav “Toxic Fur 2”, che lo scorso dicembre ha denunciato la presenza sostanze chimiche potenzialmente tossiche in capi di abbigliamento per bambini.
Ieri il ministero della Salute ha imposto alle aziende interessate il blocco della vendita dei capi di abbigliamento analizzati dall’associazione animalista, perché potenzialmente dannosi. A sorprendere è che nella bufera sono finiti tre marchi noti e costosi: D&G, Blumarine Baby e Woolrich (qui le schede dei prodotti con le foto, i nomi del modello, i prezzi, e le sostanze contenute).

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Nel mirino le pellicce per bambini
La Lav, che non è nuova a iniziative di questo genere, ha sottoposto ad analisi di laboratorio alcune tipologie di cappotti per bambini molto piccoli, (tra i 24 e i 36 mesi). Oggetto dei test, in particolare, sono stati i colli di pelliccia animale, che spesso vengono lavorati con sostanze chimiche non utilizzate in Europa, in quanto dannose per la salute.

 

Prodotte in paesi con poche norme di sicurezza
È noto: moltissime case di abbigliamento italiane commissionano oggi la produzione dei loro capi di abbigliamento o di parti di essi nei paesi del Sud Est asiatico, dove la manodopera è a più a basso costo. In questi stessi paesi, però, la legislazione in fatto di sostanze chimiche e di tutela nei confronti dei consumatori è molto meno rigida, e capita spesso che molti fornitori utilizzino agenti chimici dannosi.
Indenni alle frontiere
Capita spesso anche che queste sostanze passino inosservate i controlli interni aziendali e quelli alle frontiere. Perché i controlli sono a “campione”, le sostanze sono presenti in basse quantità, o perché il loro utilizzo non è regolato da alcuna norma europea, in qu anto da noi non vengono utilizzate.
Ed è questo il caso dei tre cappottini risultati positivi ai test condotti dalla Lav. Il fatto che il loro prezzo al dettaglio va dai 369 euro del Woolrich ai 945 del D&G (in basso le schede con le foto le descrizioni dei prodotti e le sostanze chimiche individuate nella pellicce).

 

Il ministero: “Vendite bloccate fino a nuove verifiche”
Il Ministero della Salute ha notificato a queste aziende il blocco della vendita dei baby capi con pelliccia animale oggetto dell’investigazione della LAV, disponendo: “per tutto il tempo necessario allo svolgimento delle verifiche e degli accertamenti sulla sicurezza del prodotto, ai sensi dell’articolo 107 comma 2 lett d) n.1 del Decreto Legislativo 206/2005 detto Codice del Consumo, il divieto per gli importatori/distributori di fornire, proporre la fornitura o di esporre nella rete di vendita gli articoli coinvolti”.

 

La Lav: “Bambini esposti alle sostanze chimiche”
“La pelliccia animale oltre a “costare” la vita ai milioni di animali, può rappresentare anche un danno per la salute, in particolare dei bambini che per età sono più esposti agli effetti delle sostanze chimiche utilizzate in fase di concia e messa in produzione, e per l’ambiente: ai genitori, alle aziende moda e alle istituzioni preposte chiediamo di bandire i prodotti con pelliccia animale” ha commentato  Simone Pavesi, Responsabile LAV Campagna Pellicce.

 

“Bloccate il commercio delle pellicce”
“Abbiamo nuovamente dimostrato che in qualunque prodotto di abbigliamento (calzature e accessori compresi) contenente pelliccia animale, anche se si tratta di marche di lusso (quindi in teoria caratterizzate dalla massima qualità) è possibile trovare sostanze chimiche classificate come tossiche o cancerogene”, ha continuato. “Il Ministero della Salute deve intervenire per bloccare non solo la vendita dei prodotti testati, ma la produzione e il commercio di qualsiasi prodotto di pellicceria: questa vicenda non è che l’ennesima conferma che la pelliccia è bene lasciarla agli animali!”.

 

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