Sarah Scazzi, parla la zia: “Pensavo l’avessero rapita”

Il processo d’appello per l’omicidio della quindicenne Sarah Scazzi, assassinata ad Avetrana il 26 agosto 2010, si apre con le dichiarazioni di Cosima Serrano, la zia condannata nel 2013 in primo grado con la figlia Sabrina Misseri all’ergastolo. Piange, la donna, si deve interrompere di frequente, ma non si ferma, riprende a parlare. Nelle due dichiarazioni spontanee racconta del marito, Michele Misseri, che si era autoaccusato del delitto venendo poi riconosciuto colpevole solo di soppressione del cadavere e vedendosi per questo infliggere una condanna a 8 anni di carcere.

Cosima: “Michele ha tentato di aggredirmi 2 volte”

Di lui, la donna dice: “Mio marito ha tentato di aggredirmi due volte. La prima con un’accetta, la seconda volta in campagna con una pietra”. E poi, riferendosi alla famiglia della sorella Concetta (madre della ragazzina uccisa) ha aggiunto: “Alcuni amici di Sarah le dicevano che il padre era un delinquente. Noi non abbiamo mai detto questo, lo può dire anche Claudio (il fratello della quindicenne, ndr). Si è parlato tanto di invidia, gelosia, ma non ho mai sentito che tipo di gelosia, invidia, di quale rancore? Ci siamo sempre aiutati l’un l’altro tra genitori e sorelle, quando Concetta ha avuto bisogno di me sono stata sempre presente, sempre a disposizione, non me lo facevo ripetere due volte”.

“All’inizio pensavo l’avessero presa per divertirsi”

Tornando alle prime fasi della scomparsa di Sarah, avvenuta nelle prime ore del pomeriggio di quel 26 agosto 2010, Cosima ha ricordato: “Quando i carabinieri ci dicevano ‘che ne pensate voi’, prima io dicevo… il primo giorno, visto l’orario i ragazzi hanno mangiato, hanno bevuto un po’ di più, hanno visto una ragazzina, l’hanno presa, l’hanno portata via per divertirsi. Poi, quando andammo a fare la denuncia, il maresciallo ci disse: ‘State tranquilli, magari è passata un’amica e se n’è andata con lei al mare e non ha detto niente’. Allora abbiamo aspettato. Io dicevo: ‘Aspettiamo fino a quando fa buio’, poi siamo andati da mia sorella e siamo andati dai carabinieri di nuovo. A quel punto era buio, Sarah non veniva a casa, qualcosa era successo. È per questo che io quando i carabinieri dicevano ‘forse è passata qualche amica’, io dissi a mia sorella, se ha fatto una cosa di questa, uno schiaffo se lo merita”.

Una vicenda iniziata il 26 luglio 2010

Sarah, che frequentava l’istituto alberghiero, era sparita intorno alle 14.30, quando era uscita di casa per andare dalla cugina Sabrina. L’accordo era che, con un’amica, sarebbero andate al mare. Sulle prime si pensò a una fuga volontaria verso il nord, dove vivevano il padre e il fratello, o a un rapimento. Oltre un mese dopo lo zio Michele aveva detto di aver ritrovato il cellulare dell’adolescente bruciato buttato in un campo. A quel punto le indagini si erano concentrate su di lui e il 6 ottobre 2010 aveva confessato l’omicidio della nipote dopo un interrogatorio di ore. Ma poi il suo ruolo era stato ridimensionato a sfavore della moglie Cosima e della figlia Sabrina.

Le prossime udienze dell’appello

La successiva udienza del processo è stata fissata per il prossimo 13 marzo quando Nicola Marseglia, l’avvocato di Sabrina Misseri che lavora al caso insieme al collega Franco Coppi, ha annunciato che depositerà una memoria difensiva. Quindi il 27 marzo prenderà la parola il sostituto procuratore generale Antonella Montanaro mentre a partire dal 1 aprile si apriranno le fasi dedicate alle arringhe difensive. Se tutto procederà come previsto, la sentenza d’appello potrebbe essere pronunciata un mese più tardi, all’inizio di maggio.

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