Telefonia, non solo bollette a 28 giorni: i costi occulti valgono 2 miliardi

Non ci sono solo i ricavi derivanti dal cambio dei tempi di fatturazione, con le bollette che da mensili vengono emesse ogni 28 giorni generando introiti per gli operatori telefonici da 1,6 miliardi di euro a fronte di multe per 1,16 milioni. Il business intorno ai costi occulti dei contratti telefonici è enorme e, dopo il 2015, l’anno della ripresa del settore dopo conti in rosso iniziati nel 2007, ecco che 2 miliardi di euro entrano solo dai giochetti poco trasparenti delle aziende.

Come ti muovi, paghi

Un esempio? Ogni anno solo le attivazioni di nuove schede sim valgono 2,5 miliardi e il 35% deriva da costi nascosti, fa notare il Fatto Quotidiano in un lungo approfondimento in edicola oggi, mercoledì 25 ottobre. Lo dimostrano, in casa Tim, gli (almeno) 0,49 centesimi in più ogni 28 giorni (circa 2 euro al mese) per fare telefonate a consumo, quando si sono esaurite le opzioni del proprio contratto. Se si disattiva, sempre per restare in tema Tim, la formula One Prime passando a un altro contratto, si pagano 3 euro facendolo online. Sette gli euro se ci si rivolge a un negozio.

La segreteria telefonica

Il servizio di segreteria telefonica dovrebbe essere gratuito. Dovrebbe, già, perché gli operativi non fanno pagare l’attivazione, ma l’ascolto dei messaggi con tariffe variabili: 12,40 centesimi per Wind, i 20 per Tre, 1,5 euro a chiamata per Vodafone e Tim (“che sul contratto scrive 150 centesimi”, fa notare il Fatto Quotidiano).

I servizi di reperibilità

Avete presente quegli sms che avrete ricevuto quando il vostro telefono era occupato o non raggiungibile e che vi avvertivano che qualcuno vi aveva cercato? Ecco, quello fa parte dei servizi di reperibilità per i quali, nel 2015, Telecom e Vodafone sono stati sanzionati con 500.000 euro. Il motivo: averlo imposto ai clienti rendendolo a pagamento. Problema risolto? Affatto, dato che Tre lo fa pagare 1,5 euro al mese e Wind 19 centesimi alla settimana.

Le chiamate extrasoglia

Ai balzelli si aggiungono le chiamate extrasoglia. Subentrano quando sono stati terminati i minuti, i messaggi e il traffico dati (Internet) compresi nel proprio pacchetti e non costano poco: fino a 40 centesimi per ogni minuto, 29 centesimi per ogni sms e dai 5 ai 10 euro per ogni gigabyte di navigazione.

Il credito residuo

Si aggiunga poi una media di 40 centesimi (tanto la fa pagare Vodafone) per chiamare il numero dell’operatore attraverso il quale sapere a quanto ammonta il credito residuo. Se poi si clicca per sbaglio su un link o un banner attivando a propria insaputa qualche servizio (suonerie, giochi, oroscopi, eccetera) si arriva anche a sborsare dai 5 euro ai 10 euro a settimana.

Le telefonate extra-Ue

Con buona pace dell’abbattimento dei costi di roaming, che vale solo per i Paesi europei, attenzione inoltre se si chiama al di fuori dei confini comunitari: si pagano da 1 a 3 euro per lo scatto alla risposta e per il primo minuto di conversazione.

I contratti infiniti

Orientarsi in questa selva non è affatto semplice. Fa notare il Fatto Quotidiano che i contratti, in termini quantitativi, sono il doppio più lunghi di quelli bancari. Altrettanto complesso parlare con l’assistenza telefonica: spesso la linea cade, la richiesta va ricominciata dall’inizio e nulli sono i margini di richiesta di spiegazioni dei clienti. Che fare allora?

I ricorsi al Corecom

Il consiglio è quello di rivolgersi ai Corecom, i Comitati regionali per le comunicazioni che consentono ai cittadini, con tempi relativamente rapidi, si presentare istanze contro gli operatori truffaldini. Non solo telefonici, ma anche satellitari e degli altri settori delle telecomunicazioni. In 100.000 lo hanno fatto (la modulistica e l’inoltro sono piuttosto semplici e ci si deve rivolgere alle strutture attivate in ogni amministrazione regionale) e le compagnie hanno dovuto rifondere 30 milioni di euro.

Authors

Pubblicità

Articoli collegati

Commenti

Alto