Il Cio non caccia la Russia, ma Putin diserta l’inaugurazione di Rio

Saggia decisione del Comitato Olimpico Internazionale (Cio). Niente esclusione per la Russia ai Giochi di Rio. È questa la “sentenza” emanata dal Cio in merito allo scandalo doping che ha investito lo sport di Mosca.
Saranno le singole federazioni internazionali, come ha già fatto la Iaaf, a valutare se ammettere ai Giochi di Rio singoli atleti russi o intere squadre.

Si sa che le Federazioni più forti sono orientate all’ammissione dei russi. Dunque, il Comitato esecutivo del Comitato olimpico internazionale, ha escluso il bando totale per la Russia.

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A Vladimir Putin, comunque, non è bastato, tanto che – indispettito per le accuse piovute sull’atletica e sugli altri sport del suo paese – ha deciso di disertare la cerimonia inaugurale delle Olimpiadi.

Nella foto qui sopra Putin con la Isinbayeva, che non potrà partecipare alle Olimpiadi perché confinata tra i “dannati” dell’atletica, pur non essendo mai risultata positiva al doping.

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Il Comitato olimpico negherà comunque l’ammissione degli atleti che non rispettano i requisiti stabiliti dalla rispettive Federazioni. Gli atleti squalificati dal Tas di Losanna nei giorni scorsi, come la campionessa di salto con l’asta Yelena Isinbayeva dovrebbero restare esclusi da Rio.

Molte squadre russe, invece, dovrebbero essere ammesse ai Giochi di Rio.

Fuori anche la “delatrice” Stepanova

Ma c’è un’altra sorpresa nella decisione del Cio di oggi. Yulia Stepanova che aveva fatto aprire il dossier contro le Federazione russa di atletica non sarà “premiata” e non potrà partecièare ai Giochi di Rio. Il Cio ha deciso, infatti, di escludere tutti quelli che in passato sono stati sospesi per doping. La Stepanova fu sospesa per 2 anni e quindi dovrà restare a casa anche lei.

Dovrebbe poter partecipare sotot le bandiere del Cio, invece, la lunghista Darya Klischina che vive e si allena negli Usa.

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Qui potete leggere la storia della mezzofondista che ha fatto aprire il caso del doping dell’atletica russa.

La decisione opposta del Tas di qualche giorno fa

Clamorosa decisione a Losanna, Il Tas, Tribunale Arbitrale dello Sport, ha rigettato l’istanza dei 68 atleti russi sospesi dalla Federatletica internazionale in nase al primo rapporto della Wada del novembre scorso.

La Russia, perciò, non avrà alcun rappresentante dell’atletica in gara a Rio, tranne – forse –  lunghista Darya Klischina che vive e si allena negli Usa.

 

Yelena Isinbayeva: “Questo è il funerale dell’atletica”

Tutti gli altri atleti russi, tra cui la due volte campionessa olimpica dell’asta Yelena Isinbayeva (nella foto di apertura), sono bloccati, nonostante l’ottimismo che la grande saltatrice con l’asta aveva mostrato dopo l’audizione di martedì.

È “il funerale dell’atletica”: ha detto la due volte olimpionica di salto con l’asta “Grazie a tutti per il funerale dell’atletica. Questa è una decisione puramente politica”, ha aggiunto parlando con l’agenzia Tas. La Isinbayeva ha detto che dietro alla decisione del tribunale arbitrale non c’era “nulla di concreto” e ha rivolto un appello al presidente del Cio affinché tolga il bando.
“Adesso tutti questi sportivi stranieri pseudo-puliti possono tirare un sospiro di sollievo e vincere le loro pseudo-medaglie d’oro in nostra assenza”: lo ha detto la due volte olimpionica di salto con l’asta Yelena Isinbayeva commentando la decisione del Tas di respingere il ricorso di 68 atleti russi contro il bando olimpico della Iaaf.

 

Furiosa la reazione della Russia

La reazione della Russia è arrivata immediatamwnte ed è furiosa. Non si è mai vista – dicono i dirigenti russi – una squalifica collettiva, che non tiene conto delle responsabilità individuali. E non mancano le accuse di corruzione contro la Iaaf, accusata di essere un organismo corrotto e politicamnete orientato.

Attesi altri provvedimenti per domani

Già domani, il n°1 del Cio Thomas Bach potrebbe prendere provvedimenti sul resto dello sport russo, a partire dal nuoto e dei giochi di squadra. La conferma della scelta della Iaaf di lasciare a casa i russi, tranne poche eccezioni, dovrà verificare con le federazioni interessate la possibilità di chiudere la porta olimpica a tutta la delegazione russa, già monca della squadra di atletica.

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Il Cio aveva finto di lavarsene le mani

Non è andata come voleva la Wada. Il Comitato olimpico internazionale ha deciso di prendere tempo e non caccia la Russia dalle prossimie Olimpiadi di Rio de Janeiro. Per molti degli atleti russi implicati, il Comitato si atterrà a quando deciderà il Tas di Losanna il prossimo 21 luglio e per il resto ha annunciato che esaminerà nel merito il dossier Wada.

Nessuna “scomunica generale”, par di capire, ma una decisione “caso per caso”, federazione sportiva per federazione sportiva.

 

Istituita una commissione disciplinare

Il Cio ha anche istituito una Commissione disciplinare che esplorerà “le opzioni legali” per bandire la Russia dai Giochi.

“Per quanto riguarda la partecipazione di atleti russi alle Olimpiadi di Rio 2016 – continua la nota del Comitato olimpico – il Cio dovrà valutare attentamente il rapporto Wada e valutare se la possibilità di un divieto di partecipazione collettivo possa prevalere sui diritti di giustizia individuale. Non c’è stata quindi la paventata cacciata dalla Russia dal consesso olimpico. Il Cio ora attenderà anche la decisione del Tas di giovedì che deve esprimersi sul ricorso presentato dagli atleti russi contro la decisione della Iaaf di escluderli collettivamente dai Giochi di Rio. In questo contesto, il Cio ha chiesto alla Wada di comunicare i nomi degli atleti russi coinvolti nella presunta manipolazione delle provette, accertata dal rapporto McLaren. Nella lunga nota finale è ribadito che è «la presunzione di innocenza» a dover essere ribaltata: la partecipazione di ogni atleta a Rio 2016 “dovrà perciò essere decisa dalla federazione internazionale di appartenenza in base alle proprie regole antidoping”.
Come dicevamp nessun provvedimento generale. Si parla anche di mancato sostegno del Cio a eventi da organizzare in territorio russo, compresi i prosismi mondiali di calcio, ma al momento quella che colpisce di più è la “non decisione” che sembra un punto a favore di Putin.

 

Il doping russo coperto dallo Stato

Doping russo coperto e favorito dallo Stato non solo nell’atletica leggera. È la conclusione del rapporto dell’Agenzia mondiale antidoping, la Wada, che parla di un “sistema di falsificazione” dei test ordinato dalle autorità politiche. Il laboratorio di Sochi in particolare operò per consentire ad atleti russi dopati di competere ai Giochi 2014 e tutto sotto indicazione del ministro dello sport di Mosca, con il controllo dei servizi segreti (l’Fsb, ex Kgb). E la prima testa che salta è quella del vice ministro dello Sport, Yuri Nagornykh.

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Solo a Mosca almeno 312 casi

La manipolazione dei test antidoping, tra 2010 e 2015, coinvolgeva anche il laboratorio di Mosca in almeno 312 casi e già a fine 2015 erano stati chiesti i primi provvedimenti. Secondo la commissione indipendente guidata da Richard McLaren della Wada (nella foto sopra), che chiesto ufficialmente di escludere tutte le nazionali della Russia dalle gare dell’Olimpiade di Rio, il sistema cominciò con Vancouver nel 2010 coinvolgendo “in pratica tutti gli sport”, ed è proseguito a Londra 2012, ai mondiali di atletica di Mosca 2013 ed a quelli di nuoto di Kazan 2015.

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L’esperto fuggito negli Stati Uniti

Il rapporto conferma così le denunce dell’ex direttore del laboratorio antidoping russo, Grigory Rodchenkov (nella foto sopra), fuggito negli Usa dopo la morte in circostanze poco chiare di due colleghi. McLaren garantisce che le principali conclusioni del suo rappporto “sono supportate da prove” e sostiene che di tutto ciò veniva costantemente informato, in occasione dei Giochi di Sochi, il vice ministro dello Sport, Yuri Nagornykh (sotto), che è stato sospeso. A firmare il provvedimento è stato il premier russo Dmitri Medvedev. Resta invece al suo posto, per il momento, il ministero Valerij Mutko.

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Pronte sanzioni del Cio

Tutti i dirigenti pubblici accusati nel rapporto Wada saranno temporaneamente sospesi dai loro incarichi fino alla fine delle indagini: lo ha dichiarato il presidente russo Vladimir Putin, citato dall’agenzia Interfax ma non escluso dalle polemiche. Anche il Cio è pronto “alle più dure sanzioni” nei confronti di persone e organismi coinvolti nello scandalo doping della Russia definito “un inedito e scioccante attacco all’integrità dello sport e dei Giochi Olimpici”.

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