Sla e Stamina: solo Andolina per 2 ore risponde al Gip

“Speriamo bene”: sono state queste le uniche parole dette aig iornalisti dall’avvocato del pediatra Marino Andolina, dopo due ore di interrogatorio a Brescia.

Il medico, già accusato anche per Stamina, non ha parlato ai giornalisti, ma è stato l’unico tra gli arrestati a non avvalersi della facoltà di non rispondere davanti al Gip.

Stamattina, in Tribunale a Brescia, ha avuto luogo l’interrogatorio di garanzianon solo per il pediatro, bracciodestro di Vannoni,  ma anche per le altre quattro presone agli arretsi domiciliari nell’inchiesta sulla somministrazione di “terapie” per la cura dlela Sla e di altre gravi malattie neurodegenerative.

Solo Andolina ha accettato di rispondere al Gip

L’inchiesta è in mano alla Procura di Brescia (con il Pm Valeria Bolici) ed ha visto impegnati i carabinieri dei Nas della città lombarda.

Tra gli arrestati, Marino Andolina che è stato l’unico a rispondere al Gip Carlo Bianchetti.
Gli altri arrestati, tra cui il chirurgo plastico Erri Cippini  si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.

 

 

Le notizie del 24 giugno

C’è anche il medico triestino Marino Andolina (nella foto), già coinvolto nella tormentata e discussa vicenda Stamina, tra le 5 persone arrestate ieri e ora ai domiciliari nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Brescia su un’organizzazione che provava a somministrare, dietro pagamento di notevoli somme di denaro, una cosiddetta “terapia innovativa” per la cura di gravi patologie neurodegenerative, come la Sla. Come i più sanno, contro la Sla finora non è stata trovata nessuna terapia risolutiva, anche se negli Usa la Food and Drug administration ha approvato l’uso del riluzolo, che può ridurre il danno ai motoneuroni, perché riduce il rilascio di glutammato. Non si tratta però di una vera e propria terapia.

 

Il braccio destro di Vannoni

Il dottor Andolina, un pediatra, era ritenuto il braccio destro del “creatore” di Stamina, Davide Vannoni. È  il medico che ha continuato a somministrare le cellule staminali ai pazienti di Davide Vannoni quando i giudici civili, interpellati dalle famiglie, disponevano la prosecuzione delle cure agli Spedali Civili.
Il medico, che è stato arrestato dai Nas, secondo l’accusa  continuava a somministrare i prodotti di Stamina, più precisamente, “dietro pagamento di notevoli somme di denaro”, somministrava false terapie cellulari a base di staminali del tessuto adiposo per la cura di malattie gravi come la sclerosi laterale amiotrofica (Sla), l’atrofia muscolare spinale (Sma) e la leucemia.

 

Un metodo mai dimostrato

Le dinamiche, dislocate tra l’Italia e un laboratorio in Svizzera, avrebbero previsto il prelievo di adipe mediante interventi di liposuzione e l’infusione dello stesso materiale nei pazienti, in endovena. Senza (anche stavolta) alcun requisito di scientificità, né dimostrazione di efficacia. Né rispetto delle norme di sicurezza. Né alcuna autorizzazione.

 

Due procedimenti, stese accuse

L’accusa della Procura di Brescia è identica a quella del procuratore di Torino, Raffaele Guariniello, che a Torino lo ha portato al processo per Stamina: somministrazione di medicinali in modo pericoloso per la salute pubblica.

 

Interventi pericolosi in hotel

Proprio a Torino, lo scorso marzo, Andolina ha patteggiato una pena a un anno e 9 mesi con il beneficio della condizionale. Nel frattempo, però, aveva avviato questa attività parallela. Le sue vittime sarebbero ora una trentina di persone, sottoposte a interventi pericolosi per la salute e condotti in ambienti totalmente inadatti come laboratori per le analisi, quando non addirittura hotel o abitazioni private.

 

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