Yara: la difesa di Bossetti chiede 711 testimoni, tra una settimana il processo

Sono 771 i testimoni e una cinquantina i consulenti che, a una settimana dal processo a Massimo Bossetti che inizia il prossimo 3 luglio, la sua difesa chiede al tribunale depositando l’elenco dei nomi. Per puntare sull’innocenza dell’imputato, la linea che verrà adottata in aula si indirizzerà verso le responsabilità di un presunto “branco” di giovanissimi che per bullismo avrebbe ucciso. Tra chi si vuole chiamare a deporre, i familiari dell’uomo da un anno agli arresti, conoscenti e vicini di casa della famiglia di Yara Gambirasio e i frequentatori del centro sportivo di Brembate da cui uscì la ragazzina la sera in cui scomparve.

Le richieste della pubblica accusa

La pubblica accusa, rappresentata dal pm Letizia Ruggeri, chiede invece 120 testimoni, tra cui anche Alma Azzolin, di Trescore Balneario, colei che aveva visto una station wagon grigio chiara nei pressi del cimitero di Brembate. Al volante c’era un uomo, ritenuto Bossetti, e accanto a lui era salita una ragazza che non si esclude – secondo la testimone – che fosse proprio Yara.

I preparativi logistici in aula

In aula sta aumentando il numero dei posti a sedere, da 49 a 70, e si resta in attesa di sapere in via definitiva se flash e telecamere potranno riprendere le varie fasi del processo, a iniziare dalla prima udienza, il prossimo 3 luglio. I preparativi per il processo per l’omicidio di Yara Gambirasio, uccisa il 26 novembre 2010, sono entrati nel pieno. Sul banco degli imputati c’è solo lui, Massimo Bossetti, il muratore di Mapello che continua a dichiararsi innocente. Ad ascoltare il dibattimento, in lista di accreditamento, una lunga schiera di giornalisti che arriveranno anche dall’estero.

Non c’è accordo ancora tra le parti sulle riprese

Al momento, però, fotografi e operatori di ripresa sembrano destinati ad aspettare fuori, almeno fino a quando non giungerà la notizia con le regole precise per coprire il processo. Per mettere in funzione apparecchi di ripresa, infatti, occorre che si esprimano tutte le parti, che in 2 casi hanno già annunciato di non volere macchine da presa in funzione mentre una è d’accordo. Tra chi preferisce che il dibattimento si svolga senza pressione mediatica anche la famiglia della tredicenne, che in questi anni ha fatto pochissime eccezioni al ruolo defilato scelto dopo il rapimento e l’omicidio della ragazzina di Brembate Sopra. Di parere opposto, invece, il legale di Bossetti, l’avvocato Claudio Salvagni, secondo cui “il dibattimento deve essere il più pubblico possibile”.

Aumentate le misure di sicurezza in tribunale

Intanto, fuori dall’aula presso cui si celebrerà il processo, nel tribunale di via Borfuro, si stanno montando metal detector, un nastro trasportatore e 2 monitor. Presidente della corte è il giudice Antonella Bertoja, affiancata a latere da Ilaria Sanesi e da 6 giudici popolari. Secondo Bertoja, quel dibattimenti non riveste “un interesse sociale particolarmente rilevante alla conoscenza del dibattimento” perché si tratta di una vicenda privata, che non chiama in causa personaggi pubblici. Rimane però il clamore con cui è stata seguita tutta la vicenda e importante sarà anche il parere del pubblico ministero Letizia Ruggeri a proposito delle riprese in aula.

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