Ursula Von der Leyen: “A dicembre prime vaccinazioni anti-Covid”

Mentre a Roma il ministro della Sanità, Roberto Speranza, annuncia dal 2 dicembre l’avvio del piano per la vaccinazione contro il Covid-19, a Bruxelles la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, lancia un messaggio di fiducia. ”Si comincia a vedere la luce in fondo al tunnel, i primi cittadini europei potrebbero essere vaccinati prima della fine di dicembre”, annuncia all’assemblea plenaria del Parlamento europeo. Il suo ottimismo non è un invito ad abbassare la guardia perchè – mette in guardia la presidente, mentre ancora si negozia tra i paesi sulla riapertura coordinata delle piste da sci e sul numero dei commensali al cenone di Capodanno – un rilassamento troppo celere ed eccessivo delle misure diventa un rischio per una terza ondata dopo le feste, considerato che il Covid-19 è stata la prima causa di morte in Europa la scorsa settimana, con quasi 3000 decessi al giorno.

 

Dalla Ue 860 milioni di dosi di vaccino, 2 iniezioni per ogni cittadino

A far brillare la luce in fondo al tunnel, l’acquisto da parte della Ue delle dosi di vaccino necessarie a rendere 430 milioni di europei immuni al virus. La Commissione europea ha infatti finalizzato il contratto per assicurarsi 160 milioni di dosi del vaccino creato da Moderna che si aggiungono alle 400 milioni di dosi già assicurate da AstraZeneca e alle 300 milioni di dosi che arriveranno da BioNTech/Pfizer, per un totale di 860 milioni di dosi. Sufficienti perché ciascuno possa avere le due punture previste per l’immunizzazione, anche ammesso che tutti i cittadini europei accettino di farsi vaccinare. Scenario improbabile. Ma anche al netto delle defezioni di chi non ha fiducia nella scienza o di chi semplicemente preferisce prendersi piu’ tempo per decidere, si tratta di una campagna di vaccinazione senza precedenti che richiede milioni di siringhe, catene del freddo, centri specializzati, personale addestrato. Per questo – incalza von der Leyen – gli Stati membri devono approntare per tempo la logistica per la consegna di centinaia di milioni di dosi di vaccinazioni: ”Dobbiamo essere pronti. Questo è il nostro biglietto per uscire dalla pandemia”.

 

Recovery Fund: basta coi ricatti di Budapest e Varsavia

 

A rendere meno luminosa la luce in fondo al tunnel, è il veto di Polonia e Ungheria sul Budget 2021-2027, che blocca anche i fondi del Recovery Fund (o Next generation Eu), 750 miliardi messi sul piatto da Bruxelles per rilanciare le economie dei 27 paesi Ue. I fondi, legati al bilancio europeo e raccolti sui mercati finanziari, rappresentano un’iniezione formidabile per l’Italia che potrà contare su circa 209 miliardi ripartiti in 81,4 miliardi di sussidi e 127,4 miliardi in prestiti. Budapest e Varsavia (più volte messe in mora dalla Commissione Ue per la deriva autoritaria contro giudici e giornalisti che le allontana dai valori europei) si oppongono alla decisione di vincolare l’erogazione di fondi strutturali per il periodo 2021-2027 al rispetto dello Stato di diritto. Il loro veto sul Bilancio, per la cui approvazione e’ richiesta l’unanimità, si estende anche al Recovery Fund collegato, che di per sè potrebbe essere approvato a maggioranza qualificata. Il risultato è uno stallo nell’erogazione dei fondi che danneggia anche i cittadini di quei paesi, oltre agli altri ”milioni di cittadine e cittadini che hanno urgente bisogno di aiuti”, ha sottolineato la presidente dell’esecutivo Ue alla plenaria del Parlamento.

Nel dibattito in vista del Vertice Ue del 10-11 dicembre, Ursula von der Leyen ha invitato i leader dei due paesi a piantarla con i ricatti. Se proprio hanno da ridire contro un accordo che a luglio avevano accettato, si rivolgano alla Corte di giustizia europea, ma lo facciano in fretta perchè – ha motivato – ”non si possono lasciare senza risposta i cittadini”.

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