Simona, italiana a Londra da 23 anni: “Non so cosa mi accadrà”

“Al momento sono un po’ sconvolta. Cerco di capire che cosa cambierà in futuro per me e mio figlio, cittadini italiani a Londra”.

Il giorno dopo il voto, quando la decisione dei britannici di uscire dall’Europa è stata presa (e non si torna indietro), è questo lo stato d’animo di Simona, una dei tanti italiani che si sono trasferiti in Gran Bretagna per vivere e lavorare. Lei a Londra è dal 1993. Nella città inglese ha studiato all’università, si è laureata e ha sempre lavorato: durante gli studi lavoretti saltuari e dopo impieghi più seri fino ad essere oggi manager nel campo delle risorse umane. E poi ha comprato casa, si è sposata e ha avuto un figlio.

Insomma ha avuto un iter “normale” di qualsiasi cittadina inglese rimanendo però italiana: “Non ho mai preso la cittadinanza britannica, né ce l’ha mio figlio perché in quanto cittadini dell’Unione europea abbiamo sempre avuto gli stessi diritti e gli stessi vantaggi”.

E cosa pensa che succederà adesso?
È questo il problema, non lo so . Durante la campagna per il referendum i politici non hanno spiegato cosa sarebbe successo in caso di Brexit per gli europei che già vivono qui da tempo. Non so se in futuro, per esempio mio figlio di 11 anni che è nato qui e qui sta seguendo il percorso di studi avrà limitazioni o problemi per accedere all’università. O se dovrà pagare le tasse universitarie da straniero, quindi con costi enormemente più alti. E per quanto riguarda l’assistenza sanitaria, il welfare cosa succederà?

Anche a livello di diritti politici non è stato chiarito come cambieranno quelli dei cittadini europei: io fino ad oggi, per esempio, ho potuto votare per il sindaco della mia città e per i council locali. Non so se questo sarà ancora possibile in futuro.

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Cosa pensa di fare allora?
Adesso sto ancora cercando di riordinare le idee, la verità è che non me l’aspettavo. Pensavo che anche se con uno stretto margine alla fine avrebbe prevalso il “remain”. Le confesso che al di là degli aspetti pratici e di diritti, come cittadini Ue residenti in Gran Bretagna viviamo al momento anche un certo senso di insicurezza e malessere emotivo. Sentivamo che questo referendum era soprattutto un voto su di noi e la nostra permanenza qui: avendo il popolo britannico votato per uscire è come se avessero manifestato un risentimento verso tutti noi “non-inglesi”.

 

Pensa di ritornare in Italia?
No, dopo 23 anni la mia vita è qui. Certamente adesso mi muoverò per prendere la cittadinanza britannica e per farla prendere a mio figlio. Anche se è nato qui, la cittadinanza, come in Italia, non è automatica ma dovrebbe essere abbastanza semplice ottenerla dimostrando la residenza permanente in UK da almeno 5 anni.

A patto che nel frattempo non cambino le regole… prevedo che in molti nei prossimi mesi ne faranno richiesta.

 

Le foto che illustrano questa intervista sono d’archivilo e non collegate alla persona intervistata.

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