Cinema Ritrovato: i 100 anni di Orson Welles e Ingrid Bergman (e 427 film)

I cento anni del Technicolor, di Orson Welles e di Ingrid Bergman, ricordata dalla figlia Isabella Rossellini, la versione restaurata dell’opera di Buster Keaton e la rara pellicola originale in 70 millimetri di “2001 – Odissea nello spazio”, il film uscito nel 1968 con la regia di Stanley Kubrick destinato a chiudere la manifestazione. Solo questi alcuni degli principali appuntamenti della XXIX edizione del festival Il Cinema Ritrovato che, dal 27 giugno al 4 luglio, consentirà di vedere a Bologna in totale 427 film.

“Un enorme patrimonio di immagini”

Si tratta della rassegna promossa dalla Cineteca di Bologna con il supporto di molteplici realtà, come la Mostra internazionale del cinema libero, il ministero per i Beni e delle Attività Culturali attraverso la Direzione generale per il cinema, la Regione Emilia Romagna e le fondazioni Cassa di risparmio di Bologna e Del Monte. “Personalmente credo che il Cinema Ritrovato sia più avanti dell’epoca che stiamo vivendo”, dice il direttore della Cineteca di Bologna Gian Luca Farinelli, “è un sogno possibile che si materializza”. E lo fa attraverso “l’enorme patrimonio di immagini conservato nelle Cineteche e un continente che, nei prossimi decenni, potrebbe cambiare in maniera determinante il modo di pensare, di comunicare di noi tutti”.

Da Sartre a Luchino Visconti: 8 giorni di proiezioni

L’inaugurazione della rassegna è dedicata al ricordo di Peter von Bagh e il film mai uscito di Aki Kaurismäki tratto dalla pièce “Le mani sporche” di Jean-Paul Sartre. Poi, tra i centeneri ricordati in questa edizione, c’è anche quello del genocidio degli armeni, rappresentato da “immagini di esodi, di povertà, immagini di bambini, donne e uomini in cerca di un rifugio”. Gli appuntamenti serali nella centrale Piazza Maggiore di Bologna comprendono proiezioni di film come “Ascensore per il patibolo” con Jeanne Moreau e la colonna sonora di Miles Davis, un omaggio a Stan Laurel e Oliver Hardy e la pellicola “Rocco e i suoi fratelli” (1960) di Luchino Visconti.

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