Scuola: sì del Senato alla fiducia, Giannini “Risultato gigantesco”

Scuola: il primo Sì è arrivato dal Senato oggi nel tardo pomeriggio: l’aula con 159 sì, 112 no e nessun astenuto ha approvato la richiesta di fiducia avanzata dal governo sul maxi-emendamento interamente sostitutivo del Ddl di riforma della scuola.

La chiama si è svolta tra le contestazioni dell’opposizione e dei 5stelle in particolare.

Quattro senatori Pd non hanno votato

Non hanno partecipato al voto, non esprimendo la fiducia al Governo, i senatori del Pd, Corradino Mineo, Walter Tocci, Roberto Ruta e Felice Casson.

Orail provvedimento, con le modifiche contenute nel nuovo testo, tornerà il 7 luglio alla Camera per ottenere, salvo sorprese, il via libera definitivo. Rispetto al ddl originario, il testo approvato contiene diverse modifiche tra cui l’assunzione subito degli oltre 100mila precari e la frenata sulla chiamata diretta dei prof.

Il ministro Stefania Giannini (nella foto in alto) ha subito mostrato l’entusiasmo suo e del governo, oarlando di “risultato gigantesco”

 

Da ieri il provvedimento nell’aula del Senato

Ieri è arrivata in Senato e fino alle 19 c’era tempo per presentare gli emendamenti. La riforma della scuola ha lasciato la commissione istruzione di Palazzo Madama senza che da quest’ultima sia stato espresso l’ok e senza che i relatori riferiscano all’aula.

Ma oggi è la volta della fiducia, se – come tutto lascia prevedere – per il governo sarà necessario a fronte di 3.000 emendamenti annunciati. Perché in gioco in primis ci sono 100 mila assunzioni entro il mese di agosto e, a fronte di un pezzo della riforma che viene rimandato al biennio 2016-2017, lo stanziamento di 3 miliardi.

Il provvedimento dovrebbe essere nell’aula della Camera il prossimo 7 luglio. Poi, forse, l’approvazione definitiva, se non si arriva a un nuovo stallo.

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La protesta dei lumini dei 5Stelle

l ministro per i Rapporti del Parlamento Maria Elena Boschi ha posto la fiducia in Aula al Senato sul maxi emendamento sostitutivo del ddl scuola. Lumini rossi sono apparsi sui banchi dell’Aula del Senato per celebrare il funerale della scuola.

Così i senatori del M5s hanno accolto l’annuncio del voto di fiducia per il maxiemendamento sostitutivo del ddl scuola. I gruppo ha anche esposto cartelli con su scritto “scuola pubblica riposa in pace” e ha tolto la giacca per mostrare la fascia nera sul braccio. Il lumino rosso è uno dei simboli della protesta degli insegnanti contro la riforma della scuola.

Assunzioni e nuovo concorso nel testo

In merito alle assunzioni, il presidente del consiglio di Matteo Renzi, da Courmayeur per l’inaugurazione della nuova funivia, ha delineato le linee del suo progetto: se la riforma dovesse venire affossata, allora i nuovi insegnanti sarebbero tra i 20 e 25 mila e quelli risultati idonei al concorso del 2012 prenderebbero servizio dal 1 settembre prossimo nonostante la loro inclusione fosse stata fissata per il 2016 dal primo testo della Camera. Entro il 1° dicembre 2015, inoltre, verrebbe bandito il concorso 2016-2019 con l’accesso a coloro che hanno più di 36 mesi di servizio come supplenti.

Primi stipendi però da settembre 2016

Che siano 100 mila, se la riforma passa, o meno, comunque la decorrenza economica per i nuovi assunti non sarebbe immediata: detto in altri termini, infatti, il primo stipendio non arriverebbe prima del 1 settembre 2016 consentendo per un anno scolastico ancora di ricorrere ai supplenti, compresi i 60 mila di seconda fascia che rischiano di vedersi esclusi dai nuovi contratti. Questo nonostante la condanna della Corte di giustizia europea all’Italia per abuso di contratti a tempo determinato nella scuola.

Gli altri punti del testo al Senato

Viene mantenuto nel testo al Senato il sistema premiale per i docenti (200 milioni per maestri e professori), la creazione di comitato di valutazione per i neoassunti da cui sono esclusi però rappresentanti degli studenti e dei genitori, la chiamata diretta dei presidi ridimensionando però – nelle parole del premier – il loro ruolo dal manager a “responsabili degli esiti della scuola” e l’alternanza scuola-lavoro (400 ore nel triennio finale degli istituto tecnici e professionali e 200 nei licei). Inoltre potrebbero esserci – ma qui il condizionale è d’obbligo ancor più che per il resto della riforma – rette di paritarie detraibili dalle tasse e donazioni liberali delle famiglie agli istituti frequentati dai figli.

Emendamenti dalle opposizioni e insegnanti pronti a cause legali

Per la relatrice Francesca Puglisi il testo “raccoglie quanto ascoltato durante le audizioni, tiene conto del dibattito svolto in commissione e raccoglie diverse richieste delle opposizioni”. Ma le opposizioni non sono d’accordo. Il documento in discussione in Senato, infatti, incorpora solo “minuzie” positive mentre il corpus rimane non condiviso, come dimostra la massa dei 3 mila emendamenti presentati. Più che di malumore anche gli insegnanti, soprattutto quei 70 mila precari che – annunciano dall’Associazione sindacale professionale Anief – sono pronti a passare alle vie legali. In una nota, infatti, si legge che se la riforma passasse “rimarranno fuori tutti gli insegnanti che hanno frequentato i corsi di abilitazione Pas o i Tfa, oltre a coloro che hanno conseguito il titolo all’estero e in scienze della formazione primaria dopo il 2011”.

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