Più di 3 milioni per Berlusconi da Fazio: “Il mio erede ancora non c’è”

Inizia con uno scambio di battute. “Sono 12 anni che la invito”, “Si vede che i suoi inviti non me li hanno fatti pervenire”. Silvio Berlusconi ospite di Fabio Fazio ha la voce roca, ma gli stessi modi di sempre. Non solo l’attitudine alla boutade (“Lo vuole un consiglio da vecchio editore di televisione? Quando uno inizia a entrare nella maturità come il signor Fazio e vede che la sua barba inizia a diventare grigia, dovrebbe avere il coraggio di tagliarsela”), ma anche quello di marcare le differenze. Un “io contro loro” che nell’io comprende “i moderati d’Italia, che sono una maggioranza numerica, ma non sono una maggioranza politica organizzata. Si deve dare vita a un grande soggetto. Faccio l’esempio del Partito repubblicano, bisogna inventarsi qualcosa del genere. La crociata di libertà va nella direzione di una maggioranza politica dei moderati per strappare maggioranza e leadership alla sinistra”.

Buoni gli ascolti: 3 milioni e 268.000 telespettatori registrati dall’Auditel, con uno share del 13,20%.

 

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Il successore? Non si è presentato

Un erede “non si è ancora fatto vivo, spero accada presto”: per Silvio Berlusconi, ieri sera a “Che Tempo che fa”, è ancora in alto mare il futuro della leadership di Fi.

A Fazio che gli chiede se allora sia lui stesso l’erede, il Cav replica: “No, io non sono candidabile per sei anni e conosce la mia età. Potrò dare una spinta e promuovere una grande crociata ma poi dovrà esserci qualcuno, ci sono grandi personaggi che possono aspirare”.

 

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In attesa di un nuovo leader, forse donna e di famiglia

Si resta in attesa, insomma, di vedere se i fasti azzurri del ventennio che fu provino, nelle volontà, a manifestarsi di nuovo. Con la benedizione del capo sul delfino (o sulla delfina) che non scaturirà dalle primarie del centrodestra, ma che arriverà per investitura diretta da Arcore. “Non sarà mia figlia Marina”, ha detto ancora Berlusconi rispondendo all’indiscrezione secondo cui il nuovo leader sarà donna e di famiglia. Allora Francesca Pascale, la giovanissima campagna dell’ex presidente del consiglio, o l’ex ministro Mara Carfagna? Nessuna conferma, solo un sorriso di lui e il nuovo tatuaggio di Francesca che le è valso già il soprannnome di Caimano.

 

“Forza Italia lievito e coagulo della nuova formazione”

In merito al suo successore, almeno fino a quando sarà fuori dall’agone politico di primo piano, non si sbilancia. Ma afferma che “in una monarchia è il sovrano che decide il successore, in una democrazia è il popolo che decide”. Niente primarie, però. Preferisce parlare di “qualcosa che sia un poco diverso dalle primarie, larghissimamente manipolabili” e strumento attraverso cui “si sono scelti i peggiori sindaci di Milano e Genova”. Poi glissa tracciando un futuro che ricalca il passato parlando di “Forza Italia come lievito, coagulo” a cui far confluire “altri partiti, club, associazioni, privati”. Se il modello dei repubblicani rimane una linea, aggiunge Berlusconi che un “Pri esiste già, era di sinistra, rappresentava un 3% e non cedono il marchio”.

Bilancio di un debutto

È stato questo il “debutto” di Silvio Berlusconi nel salotto televisivo di Fabio Fazio, “Che tempo che fa”. Un debutto senza contraddittorio. “Il mio senso di equità mi ha portato a un programma impegnativo”, ha detto nei giorni scorsi l’ormai ex Cavaliere che ai toni passati da capocannoniere, per usare una metafora calcistica, a 7 giorni dal voto amministrativo di domenica 31 maggio, sceglie quelli del “commissario tecnico” della nascente – almeno nelle intenzioni – nuova casa dei moderati. Sì alle unioni tra persone dello stesso sesso, dice, e a proposito delle fotografie su Instagram, aggiunge che testimoniano uno stato d’animo: “Non so cosa sia la felicità. Mi sento sereno perché ho sempre fatto le cose che sentivo di fare”.

“Renzi? Sta in un partito ideologizzato”

“Ho una grandissima responsabilità”, afferma tuttavvia. “Non ho convinto gli italiani a darmi il 51% dei voti”. Invece il suo “erede non si è ancora fatto vivo”, gli fa notare Fabio. E Berlusconi risponde: “Sono stato reso incandidabile per 6 anni, potrò dare una spinta, andare per l’Italia a promuovere questa grande crociata. Ma il carisma è qualcosa che qualcuno ce l’ha o non ce l’ha”. Poi, a proposito di Renzi, snocciolando statistiche di ciò che il governo non avrebbe fatto, dell’attuale presidente del consiglio afferma che “Renzi si appoggia a un partito ancora zeppo di persone legate alla vecchia ideologia. L’ultimo governo è stato il mio. I tre governi successivi non sono stati eletti dal popolo”. E a proposito di comunisti contemporanei, Fazio gli fa notare le trattative di vendere il Milan ai cinesi.

Bordate a Renzi, ad Alfano e alle opposizioni

E ancora: “Renzi, non più comunista ma di tradizione comunista” non applica “la ricetta del neoliberismo”, fatta di tasse che si abbassano e che lasciano mano libera alle imprese. “Renzi, per tradizione e cultura di quelli che stanno intorno a lui, non la potrà mai applicare”. Del suo ex pupillo Angelino Alfano, attuale ministro dell’Interno in quota Nuovo centrodestra, dice che si tratta di un uomo “che ama molto la sua poltrona”. Niente ricomposizione del Patto del Nazareno, tuttavia, definito “un metodo” degradato a causa di Renzi e delle “sue 17 deroghe al patto. Poi alla fine è successo che, all’elezione del presidente della Repubblica, “Renzi ha deciso tutto da solo, per conto suo, senza neppure interpellarci”. E poi, passando ad altre opposizioni afferma di aver “decretato la decadenza politica di Grillo. La storia di Grillo è finita”. Inutile fargli notare che il Movimento 5 Stelle ha un 20% dei voti a livello nazionale. Lamenta inoltre lo spazio che viene dato alla Lega Nord e al suo leader, Matteo Salvini, “6 ore al giorno”. Una “ghettizzazione”, la sua, che deriva da “una cosa imposta” dopo le condanne della magistratura.

L’inizio del tour televisivo, poi Porta a Porta e Virus

Certo, il programma catodico di Berlusconi è “impegnativo”, dato che dopo Fazio, le telecamere puntate sul leader di centrodestra decaduto e fuori dai giochi elettorali diretti per 6 anni saranno quelle di “Porta a Porta” di Bruno Vespa e giovedì prossimo lo attende Nicola Porro a Virus. Tutte trasmissioni Rai su cui pende, fin dall’ospitata di 35 minuti del premier Matteo Renzi nell'”Arena” di Massimo Giletti, un’eventuale azione dell’Agcom. Violazione della par condicio, per il Pd Michele Anzaldi, componente della commissione di vigilanza, che si riferisce a Berlusconi, ma per la non stop del presidente del consiglio le reazioni sono quelle delle opposizioni, Movimento 5 Stelle in primis.

I tweet di conferma di Fabio Fazio

Mentre si restava in attesa di conoscere i contenuti dell’intervista, di certo c’era, dopo l’incertezza iniziale, la conferma di Berlusconi a “Che tempo che fa” direttamente da Fabio Fazio, con 2 tweet scritti a 24 ore di distanza circa.

Smarcarsi in anticipo da una sconfitta non impossibile

Su ciò che ha detto Berlusconi, qualche previsione prevedeva la riproposizione delle dichiarazioni degli ultimi giorni. Dichiarazioni che non lo vedono più il grande contendente dei tempi dell’ospitata da Santoro con il leader del centrodestra che spolvera la sedia su cui era stato seduto fino a un attimo prima il giornalista-nemico Marco Travaglio. Ora c’è bisogno di compattare, di pescare i voti non ancora orientati degli ultimi giorni e soprattutto di smarcarsi da una sconfitta non così peregrina, dopo il crollo di Forza Italia alle recentissime amministrative del Trentino Alto Adige.

“La mia è vicinanza, non campagna elettorale”

“Non volevo assolutamente partecipare a questa campagna elettorale”, aveva infatti detto Berlusconi partecipando nei giorni scorsi a una trasmissione su Italia 7. “Sono stato messo fuori dalla politica, sono incandidabile, ma ho sentito e sento una responsabilità forte: quella di far capire ai cittadini che non votano a sinistra, i moderati, la necessità che si trasformino da maggioranza numerica a maggioranza politica organizzata che abbiano un ruolo importante nel Paese. Ho iniziato con un segno di vicinanza per Giovanni Toti in Liguria e da tutte le regioni al voto si è scatenata una richiesta. Si può chiamare una presenza di vicinanza la mia, non una campagna elettorale”.

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