25 aprile 1945, Gabriella: “Così catturai 10 tedeschi” (video)

La libertà quella notte aveva l’aspetto di una di colonna motorizzata. Andava in direzione nord, quindi dovevano essere gli alleati che avevano sfondato il fronte, ma ci voleva prudenza: un solo errore e ci restavi.

Soprattutto se eri una donna e una decina di soldati tedeschi in fuga ti avevano appena consegnato le armi, arrendendosi  a te  e a una tua amica, staffette partigiane armate solo di una pistola calibro 7,65.

 

Gabriella non aveva ancora 19 anni

“Bisogna tenere presente che all’epoca le donne contavano poco o niente. Dovevano stare in casa, occuparsi della cucina, sposarsi, fare figli e tenere la bocca chiusa. Io di paura ne ho sempre avuta poca, ma quella volta ne ebbi tanta. Eravamo nascosti in uno scantinato, con me c’era tutta la mia famiglia. Se le truppe tedesche avessero contrattaccato non avrebbero ammazzato solo noi due partigiane, ma mia madre, mia padre, persino la più piccola delle mie sorelle, che aveva solo 10 mesi”.

 

Sulle colline di Oliveto

Settant’anni fa, sulle colline di Oliveto, non molto lontano da Crespellano, piccolo borgo vicino a Bologna e ancora più vicino alla Linea gotica. Gabriella Zocca  non aveva ancora compiuto 19 anni e se ne stava su quel poggio per segnalare – due colpi di pistola da esplodere in rapida successione – se i gruppetti di sbandati si stessero riorganizzando.

“Li  vedevamo sbandati, con le divise ridotte in stracci: non è possibile per chi non l’ha vissuta immaginare la soddisfazione che abbiamo provato in quei momenti”.

 

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Gli americani li presero in consegna

Alla fine qualcuno sfondò la porta di quella villa, i soldati che irruppero dove Gabriella e gli altri si erano rifugiati, erano brutti, nel senso che facevano paura. Ma erano americani e presero in consegna i tedeschi e le loro armi senza sparare un colpo.   E non uno sparo risuonò a Bologna, che durante l’avanzata delle truppe alleate era già stata liberata dalle brigate partigiane.

 

Oggi ha quasi 90 anni

Oggi Gabriella ha quasi 90 anni, fatica a muoversi, ma gira per le scuole bolognesi raccontando anni di tenebra, ma soprattutto la voglia di costruire un mondo migliore che aiutò lei e quelli come lei a superare prove terribili.

“Eravamo affamati, terrorizzati – ricorda Gabriella -. Molti di noi avevano la pelle coperta di eruzioni, perché la denutrizione ti faceva ammalare più facilmente. Ma nel nostro scantinato, quello dove c’era la radio, discutevamo di politica, della possibilità di parlar male di chi era al governo senza finire in galera, della parità tra donne e uomini. È in scantinati come quelli che è nata la nostra Costituzione”.

 

Senza le donne la Resistenza era impossibile

Oggi è facile dire “staffetta” e Mauria Bergonzini, responsabile donne dell’Anpi bolognese, raccomanda di sostituire il termine con la parola “partigiana”.

“Senza le donne – spiega – la Resistenza non sarebbe stata possibile”.  Se non lo capite, provate a parlarne con Gabriella Zocca, che nell’età incerta in cui non sei ancora donna ma non sei più bambina imparava ordini a memoria e li riferiva al di là dei posti di blocco, nascondeva armi nella borsa, guidava gentili sconosciuti verso il   fronte, dove partigiani più esperti della zona li aiutavano a passare le linee.

“Non ho idea di chi fossero, forse uomini del Cln,  forse ebrei che aiutavamo a mettersi in salvo – ricorda – . Durante il percorso praticamente non si scambiava una parola che non fosse ‘qui attento a dove mette i piedi’. C’erano i sorrisi, i saluti, poi li vedevo scomparire tra gli alberi”.

 

Tutto iniziò alla Ducati

Tutto era cominciato alla Ducati, dove Gabriella aveva trovato lavoro. C’era uno spazio enorme dove si muovevano circa duemila persone. “Io avevo capito che c’era aria di resistenza, ma nessuno ancora si fidava di me, perché ero donna”.

 

La fabbrica dei componenti per i motori dei caccia

Alla Ducati all’epoca non si producevano moto ma componenti per i motori degli Stukas, i caccia bombardieri della Lutwaffe.

Le pompe di alimentazione venivano regolarmente sabotate e  dopo un po’ si guastavano. Così un giorno i tedeschi decisero di prelevare i cinque  geometri dell’azienda, il più giovane dei quali aveva 21 anni.

Per farli scappare, gli uomini della Resistenza ammucchiarono i tecnigrafi sotto gli alti finestroni da cui era possibile raggiungere la campagna. A fare da palo fu messa Gabriella. “Un direttore notò il movimento e venne nella nostra direzione. Io mi mi misi a correre e gli rovinai addosso: lui capì e se ne andò”. La bambina era già diventata donna, la donna stava diventando partigiana. La sua crescita era stata improvvisa e rapidissima.  Aveva frequentato il ginnasio, al prestigioso liceo Minghetti, ma poi la famiglia l’aveva ritirata.

 

Il padre rifugiato all’estero

Il padre, un costruttore antifascista, era stato costretto a rifugiarsi all’estero, la famiglia non aveva soldi per mantenerla al classico, Gabriella passò all’istituto tecnico.  A sedici anni era già contabile della Sita , un’azienda di trasporti del gruppo Fiat, che aveva una sede a Crespellano.

Da lì a Bologna si andava con la littorina, ma capitava spesso, a causa dei bombardamenti, che da Casalecchio si proseguisse a piedi. Fu su quel treno che un giorno un giovanissimo partigiano chiese a Gabriella di custordirgli le armi. “Da qui a Bologna ci sono controlli: se mi scoprono ammazzano me, ma ammazzano anche voi”.

 

“Ettore, lo impiccarono col filo spinato”

 

Ettore Gubellini, questo il suo nome, fu arrestato solo alcune settimane dopo. “Lo impiccarono con il filo spinato”, racconta Gabriella, “ci mise quattro ore a morire”.

Gabriella era già su una strada da cui non voleva tornare indietro. Entrò in un gruppo di staffette inquadrate in una compagnia della trentaseiesima brigata Bolero.

Dopo la guerra lavorò come tranviere, ebbe importanti responsabilità nel sindacato. Oggi, quando entra in una scuola, chiede sempre agli studenti: “Secondo voi perché una come me, anziana e malata, viene fin qui a raccontarvi cose accadute 70 anni fa?”.

 

Sì, la libertà va difesa

La risposta è semplice e arriva sempre da lei: “Perché la libertà va sempre difesa e speriamo che voi non dobbiate farlo come l’ho fatto io”.

 

L’offensiva dei fiumi: video

 

La liberazione di Bologna: video

Stasera il 25 aprile su Rai1

 

Rai1 ricorderà oggi in prima serata i 70 anni del 25 aprile con uno Speciale condotto da Fabio Fazio

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