Malattie sessuali in aumento: “Più prevenzione e meno superficialità”

Le malattie sessuali sono in aumento. A dirlo sono i dati raccolti dal Centro Malattie Sessualmente Trasmissibili del Dipartimento di Dermatologia del Policlinico Sant’Orsola di Bologna.

“L’incremento delle diagnosi di malattie veneree è sicuramente anche dovuto al fatto che oggi ci sono più persone che si fanno controllare”, precisa la dottoressa D’Antuono, Responsabile del Centro. “Ma si tratta di un fatto che merita comunque di essere considerato con attenzione”.

In impennata la sifilide, ma è la clamidia la più frequente tra i giovani

La crescita riguarda soprattutto le malattie batteriche: “Per quanto riguarda la sifilide, l’aumento è addirittura del 400% negli ultimi 10 anni”, osserva la specialista, “ma anche gonorrea e clamidia sono in ascesa: quest’ultima è la patologia  che registra i picchi più alti soprattutto tra gli under 25 (300 nuovi casi all’anno, per lo più donne)”.

La tempestività nel controllo può fare la differenza

“La raccomandazione, nel caso in cui si abbiano dubbi di poter aver contratto una malattia sessuale, è quella di rivolgersi ad uno specialista il più tempestivamente possibile”, aggiunge la dottoressa D’Antuono. “Questo è fondamentale, sia per la sifilide, che dopo gli stadi iniziali si avvia verso un periodo di latenza che ne rende meno facile la diagnosi, sia per la gonorrea, che negli ultimi anni è diventata sempre più resistente agli antibiotici: una diagnosi precoce ed accurata consentirà di impostare al più presto una terapia mirata e veramente efficace. Questo discorso vale naturalmente anche per la clamidia, che, anzi, forse è la più insidiosa tra le patologie veneree: il più delle volte, infatti, è asintomatica, specialmente nelle donne, ma se trascurata può portare a problemi ovarici e/o delle tube, con conseguenze anche molto gravi, come la sterilità”.

Scarsa informazione, superficialità, convinzioni sbagliate: i nemici da combattere

“Sicuramente sarebbe auspicabile una maggior informazione”, continua la dottoressa D’Antuono. “Le campagne di prevenzione attualmente attivate nelle scuole e negli ospedali, evidentemente non sono sufficienti: ci sono fasce di popolazione che rimangono scoperte”.

Tanti invece sono ancora i comportamenti e le convinzioni errate: “Tra gli utenti del nostro centro, il 50 % dichiara di non usare alcun contraccettivo e solo l’8% dice di utilizzare sempre il preservativo”, osserva la specialista. E continua: “È bene inoltre ribadire che le malattie veneree si possono trasmettere con qualsiasi modalità di rapporto sessuale (vaginale, orale, anale): contrariamente a quel che molti pensano, non ce n’è uno meno rischioso di altri”.

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