Decreto fiscale approvato al Senato, è legge: le novità

È passato, ora è legge. Il decreto fiscale dà così via libera alla rottamazione delle cartelle e a tutte le altre novità. Il governo ha deciso di vararlo definitivamente chiedendo di nuovo la fiducia, stavolta a Palazzo Madama (nella foto in basso l’aula del Senato).

La fiducia è stata ottenuta del governo stamattina prima delle 13. Il decreto è passato con 162 voti favorevoli, 86 voti contrari e un astenuto. I votanti erano 249, i presenti in Aula 250. Il decreto è legge, essendo stato approvato un testo identico a quello che aveva ottenuto il sì di Montecitorio.

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Dichiarazioni e voto oggi 24 novembre: le notizie precedenti

Dopo qualche ora il sito del Senato ha informato che il ministro per le Riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento, Maria Elena Boschi, a nome del governo, aveva chiesto l’approvazione del disegno di legge di “conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 22 ottobre 2016, n. 193, recante disposizioni urgenti in materia fiscale e per il finanziamento di esigenze indifferibili” (Atto Senato n. 2595), nel testo già approvato dalla Camera.

Le dichiarazioni di voto sono previste per stamattina, giovedì 24 novembre, a partire dalle 9,30; avrà poi luogo la chiama per il voto finale.

Queste le misure definitive

Il provvedimento è già stato ampiamento modificato dalla Camera: ecco le principali novità, che con ogni probabilità da stasera saranno definitive.

Sanatoria anche per le cartelle 2016

Il passaggio alla Camera del decreto ha sostanzialmente ampliato il raggio d’azione della sanatoria prevista dal governo: innanzitutto allargando la rottamazione anche ai carichi affidati agli agenti riscossori fino al 31 dicembre 2016 (inizialmente erano compresi solo quelli dal 2000 al 2015)  e in secondo luogo inserendo anche i debiti con quei Comuni (circa 4.500) che non riscuotono più attraverso Equitalia.

In questo caso spetterà però ai singoli enti locali decidere se partecipare alla rottamazione oppure no. Era questo uno dei punti più controversi del decreto dell’esecutivo, perché di fatto creava una disparità di trattamento tra cittadini, tagliando fuori dalla sanatoria tutti i contribuenti residenti in città che già da anni avevano rinunciato a Equitalia.

Aumentano le rate
Altra novità di rilievo è relativa ai tempi di rateizzazione: non più solo quattro rate, ma cinque. Con il 70% del dovuto da saldare entro il 2017 e il restante 30% entro il 30 settembre 2018 (scadenza dell’ultima rata). In generale i deputati sono intervenuti sui tempi e sulle scadenze per aderire alla sanatoria facendo slittare i termini di presentazione della domanda al 31 marzo 2017 (prima era il 23 gennaio 2017), e lasciando a Equitalia tempo per rispondere, indicando importi e rate da pagare, entro il 31 maggio.

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Il 1° luglio data chiave
É il 1° luglio 2017 la nuova data simbolo della riscossione. Non solo perché quel giorno nascerà ufficialmente il nuovo ente che prenderà il posto di Equitalia, “Agenzia delle Entrate – Riscossione”, ma anche perché è questa la data ultima entro la quale i Comuni dovranno decidere se affidargli la riscossione di Imu, Tasi e degli altri tributi locali oppure no. Con un’importante novità: infatti i Comuni potranno chiedere al nuovo ente non solo di occuparsi della riscossione coattiva, quella cioè che scatta quando il contribuente non paga, ma anche di tutta l’attività di accertamento e riscossione regolare e spontanea.

Addio al tax day
Tra gli emendamenti approvati c’è tutto il capitolo delle semplificazioni fiscali, un pacchetto molto esteso che comprende tra l’altro l’addio al “tax day” del 16 giugno, una data “infernale” per commercialisti e contribuenti in cui erano accorpati i versamenti di tutti i tributi, da quelli sugli immobili (Imu e Tasi) all’Irpef e all’Iva. Per le imposte sui redditi la nuova scadenza sarà adesso il 30 giugno con la possibilità di versare entro il 30 luglio pagando solo una lieve maggiorazione (0,40%). Sul fronte della dichiarazione dei redditi slitta al 31 marzo la data entro cui i sostituti d’imposta dovranno  inviare la certificazione unica (CU), mentre si sposta al 23 luglio il termine per inviare il 730 con il “fai da te” o attraverso i Caf.

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