Carne e pesce via dalla tavola dei meno abbienti: consumi giù fino al 45,8

La crisi economica non sembra alle spalle, almeno a giudicare da quello che gli italiani mettono sul tavolo a pranzo e a cena. Nel giro di un anno, infatti, il consumo di carne si è ridotto per 16,6 milioni di persone e quello di pesce per 10,6. Il ritratto che il Censis fa delle abitudini alimentari descrive un Paese spaccato in base al reddito e a risentire di pasti più poveri sono le fasce meno abbienti che rinunciano anche a pasta (lo hanno fatto 9,8 milioni di persone), frutta (3,6 milioni) e verdura (3,5 milioni).

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Una tendenza che si conferma da 7 anni

La contrazione dei consumi alimentari rilevata dal Censis conferma la tendenza degli ultimi 7 anni, periodo di tempo in cui la spesa alimentare è caduta in media per il 12,2% delle famiglie in generale mentre per quelle operaie il segno meno ha raggiunto il 19,4 salendo ancora al 28,4% per i disoccupati. E in termini percentuali la diminuzione assume caratteristiche drammatiche.

Il crollo in percentuale

Il consumo di carne, infatti, è crollato del 45,8% per famiglie a basso reddito (-32% per i benestanti) e il -35,8% delle famiglie meno abbienti hanno rinunciato al pesce (-12,6% in media). Segno meno alla cifra 21 per la pasta. La contrazione per la verdura si assesta, sempre per i redditi bassi, a -15,9% (-4,4% per chi guadagna di più) mentre per la frutta si registra un -16,3% dei meno abbienti e solo il 2,6% delle famiglie più ricche.

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