Calorie tagliate del 50%: la dieta intermittente promette una vita più lunga

Cinque giorni di alimentazione normale e due di “restrizione calorica”. È questa la formula che, in base alla ricerca, fa aumentare l’aspettativa di vita. Come? “Quando stiamo per un lungo periodo senza assumere cibo i conseguenti cambiamenti metabolici sembrano stimolare l’autofagia, una pulizia naturale delle cellule danneggiate del corpo. Le cellule iniziano a mangiare le proteine disfunzionali e questo può rivelarsi molto utile”. A sostenerlo è Luigi Fontana (nella foto sotto), ordinario di medicina e nutrizione all’Università degli studi di Brescia e collaboratore alla Washington University di Saint Louis.

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I dati delle sperimentazioni

L’accademico si è espresso così solo qualche mese fa quando al Time ha spiegato i benefici derivanti da un apporto calorico ridotto. Sulla stessa linea sono altri suoi colleghi, come Mark Mattson, neuroscienziato e ricercatore al National Institute on Aging, e Valter Longo, professore di scienze biologiche alla University of Southern California. E oggi Fontana, intervistato da Tutto scienze del quotidiano La stampa, ha aggiunto che “ci sono dati schiaccianti, almeno nei modelli sperimentali”.

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“Risultati con un apporto ridotto del 30-40%”

A questo proposito spiega che “se a un topo di laboratorio si riduce l’introito calorico del 30-40%, l’animale vive fino al 50% in più: è come se la nostra esistenza si allungasse a 140-150 anni. Il fatto straordinario è che le cavie sono più sane e hanno una riduzione di tutte le patologie, dal diabete alle malattie cardiovascolari, fino al cancro”.

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“Dieta mediterranea più sofisticata”

Ma che mangiare allora per far lavorare correttamente l’organismo proteggendolo da patologie molto diffuse? “Cibi ricchi di nutrienti”, spiega ancora Fontana, “ma poveri di calorie vuote: si dovrebbe adottare una dieta mediterranea, ma un po’ più sofisticata, in cui a piccole dosi di latticini e carne magra si affiancano grandi varietà di verdure e frutta, eliminando i dolciumi e aggiungendo pesce, cereali integrali, legumi, noci e semi”.

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