Consulta: “Illegittimo il blocco degli statali, ma solo per il futuro”

Il blocco dei contratti e degli stipendi per i dipendenti della pubblica amministrazione è illegittimo. Fa eccezione il passato, gli adeguamenti valgono solo per il futuro. Dopo un’attesa durata 2 giorni, dunque, la sentenza della Corte Costituzionale, riporta la Reuters, è pronta e si attende la comunicazione ufficiale per iniziare a capire cosa accadrà dopo il tentativo di risanare i conti bloccando le retribuzioni della Pa.

“Effetto strutturale da 13 miliardi” a partire dal 2016

Al momento, pare che sia scongiurato il rischio di appesantire le casse dello Stato perché la decisione della consulta non contempla gli anni già trascorsi. Infatti i giudici hanno tenuto conto, accogliendone le istanze, della memoria presentata dall’Avvocatura dello Stato secondo cui “l’onere” della “contrattazione di livello nazionale, per il periodo 2010-2015, relativo a tutto il personale pubblico, non potrebbe essere inferiore a 35 miliardi”, con “effetto strutturale di circa 13 miliardi” annui dal 2016.

La lunga attesa iniziata ieri

Diversamente da quanto si era pensato ieri sera, non è finita la Camera di Consiglio della Corte costituzionale e fino alla metà del pomeriggio di oggi, 24 giugno, non c’era ancora la sentenza sul blocco degli stipendi degli statali. La camera di consiglio per esaminare il blocco dei contratti pubblici varato per decreto nel 2010 per il triennio 2011-2013 e la proroga 2014 continua oggi. Lo aveva riferito l’ufficio stampa della Consulta aggiungendo che la camera di consiglio sarebbe ripresa per il secondo giorno consecutivo.

Era comunque attesissima l’importante sentenza. La questione è stata sollevata dai Tribunali di Roma e di Ravenna dopo i ricorsi di vari sindacati del pubblico impiego: Confedir, Flp, Fialp, Gilda-Unams, Cse, Confsal-Unsa.

 

Carlomagno: “Ci aspettiamo un atto di giustizia”

“Attendiamo fiduciosi la Camera di Consiglio. “Serve un atto di giustizia”: ha dichiarato Marco Carlomagno, segretario generale Flp, il sindacato che con il suo ricorso ha innescato il giudizio di costituzionalità.

Serve un atto “che permetta la ripresa della contrattazione, la difesa del potere d’acquisto falcidiato dal blocco, il riconoscimento della dignità del lavoro pubblico. Siamo fiduciosi che la Corte, nel solco delle decisioni di questi anni, faccia giustizia” conclude il sindacalista. Le norme sul blocco dei contratti pubblici “hanno congelato gli stipendi dal 2010 e la contrattazione per quasi 6 anni: è stato un intervento non proporzionale allo scopo” ha detto in udienza l’avvocato.

L’attesa del pronunciamento della Consulta

Potrebbe essere già oggi il primo pronunciamento della Corte Costituzionale sulla legge che ha bloccato i contratti dei dipendenti statali. La Consulta avvia oggi l’esame sulla legittimità di quel provvedimento, e se la sentenza sarà a favore dei ricorsi, lo Stato si dovrebbe trovare a rimborsare diversi miliardi di euro. Per oggi, giorno in cui sono state fissate le udienze e in cui i giudici si chiuderanno in Camera di consiglio, potrebbe arrivare una decisione, anche se la sentenza sarà emessa successivamente.

Il rischio: 35 miliardi da rimborsare

Secondo quanto scrive il Messaggero l’ Avvocatura dello Stato ha stimato in 35 miliardi (di cui 13 di impatto immediato nell’esercizio 2016) il costo di un’ eventuale pronuncia di illegittimità costituzionale, che comporterebbe il rimborso per il personale del pubblico impiego nel periodo 2010-2015.

L’ipotesi: blocco legittimo solo per il 2013-2014

Stando alle indiscrezioni raccolte dal quotidiano romano, sarebbero due gli scenari che si potrebbero profilare in caso di accettazione del ricorso. I giudici potrebbero dichiarare illegittimo tutto il provvedimento, e preveder rimborsi per tutti i dipendenti (con conseguenze gravissime per le casse dello Stato), oppure potrebbero esprimersi dichiarando che la legge che bloccò gli stipendi fu emanata in un momento di crisi economica, ma chiedendo al governo di riaprire la contrattazione per l’anno in corso, dichiarando legittimo solo il blocco dei contratti degli statali relativo agli anni 2013 e 2014.

Due ricorsi al vaglio

Sono due i ricorsi all’attenzione della Consulta: il primo arriva dal Tribunale di Roma e ha alla base un ricorso promosso da una serie di sigle del pubblico impiego. La seconda, del Tribunale di Ravenna, parte dal ricorso di 60 dipendenti degli uffici giudiziari della città insieme a Confsal. Viene contestata la violazione del diritto a una retribuzione proporzionale e sufficiente, del principio di uguaglianza per l’ applicazione del blocco ai soli dipendenti pubblici, e del diritto a uno stipendio corrispondente al quantità e qualità del lavoro svolto.

Perso il 9% degli stipendi

Come ricorda il quotidiano Il Tempo, il congelamento degli stipendi era stato deciso nel 2010 dal governo Berlusconi con l’obiettivo di contenere la spesa pubblica, e ha portato a una perdita per gli statali fino al 9% delle retribuzioni. U”n impiegato pubblico con uno stipendio di circa 17.000 euro ne avrebbe ricevuti, con i rinnovi, 18.600 nel 2014 e 18.800 quest’anno”, scrive il quotidiano.

Per i dirigenti fino a 10.000 euro persi

“I dirigenti di prima fascia delle agenzie fiscali perdono invece oltre 10.000 euro rispetto agli oltre 118.000 cui avrebbero avuto diritto nel 2015 con i rinnovi. Per i dirigenti di seconda fascia dei ministeri la perdita supera i 4.600 euro. Dal confronto tra la retribuzione netta effettiva e quella che gli statali avrebbero ricevuto in presenza dei rinnovi contrattuali (con relativi aumenti stabiliti in base all’Indice dei prezzi al consumo calcolato dall’Istat) emerge che la perdita annua cumulata va da poco più di 2.000 euro a oltre 10.000”.

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