Vacanze (quasi) finite: le 6 fasi dell’estate di un’adolescente e ormai è troppo vicina l’ultima

Estate: un secondo prima è giugno e ti sembra ti stia per attendere un periodo infinito di svago, libertà e divertimento, mentre un battito di ciglia dopo sei a metà agosto e sai che in meno di un mese la scuola ricomincerà. Nel tempo sono però arrivata alla conclusione che alla fine ogni estate ha un suo andamento abbastanza lineare, divisibile in sei fasi.

C’è una prima fase verso fine maggio in cui si assapora il caldo, il mare e, nei weekend (quando non si hanno da studiare pagine e pagine e pagine di matematica per recuperare i voti di febbraio), ci si possono addirittura concedere i primi pantaloncini corti e occhiali da sole… peccato che poi il lunedì questa illusione finisca.

Fase 2: giugno, la fine della scuola, i programmi infiniti di cose folli e poco realistiche da fare perché “questo è l’anno buono”, l’idea di un periodo infinito che ci aspetta e il caldo di cui ancora non si lamenta nessuno.

Arriva poi la fase 3, quella delle vacanze vere e proprie: si parte, si va al mare, con la famiglia, con gli amici, si balla, ci si diverte. Finalmente si soddisfa quella voglia di vita da spiaggia che tartassava tutti da dicembre.

Fase 4: noia. Solitamente capita nei momenti morti tra un’esperienza e l’altra. Si è casa, senza amici perché sono tutti via, le serie tv da guardare sono finite, di compiti ovviamente non se ne parla perché “tanto ho un sacco di tempo” e un pochino pochino si comincia a rimpiangere la routine invernale.

Arriva poi la fase dell’ansia da “oddio, i compiti”. Le Instagram stories come magicamente passano da foto di mari tropicali a foto di libri e fogli scritti in quella strana lingua della matematica e i gruppi su WhatsApp delle varie classi iniziano a riempirsi di messaggi al riguardo. Così ci si inizia a chiedere se a una settimana dall’inizio della scuola forse non sia il caso di mettersi giù e provare a fare (o più probabilmente copiare) qualcosina. Si prende la penna in mano e ci si rende conto che quasi si ha perso l’abilità di scrittura, solo il polso è rimasto bello tonico grazie alle mille partite di ping pong sotto il sole della riviera.

Infine, ultima fase, quella del “quanto manca alla prossima estate?”, “che schifo la scuola e la routine”, “mi manca l’estate” e compagnia bella. Solitamente questa fase dura un tantino più delle altre: nove mesi.

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