730 precompilato: oggi è l’ultimo giorno per la dichiarazione dei redditi

Novità sul fronte del 730, croce e delizia di milioni di italiani. Il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha firmato, martedì 31 maggio, un dpcm che proroga di due settimane – dal 7 al 23 luglio – la scadenza per il 730. Oggi, quindi, sabato 23 luglio è l’ultimo giorno per i contribuenti.

A chiedere la proroga dei termini erano state sia la Commissione Finanze della Camera che la Consulta dei Centri
di assistenza fiscale. Una identica proroga era stata decisa già lo scorso anno. Potranno usufruire dello slittamento i Caf o i professionisti che alla data del 7 luglio abbiano trasmesso all’amministrazione fiscale almeno l’80 per cento dei modelli presi in carico dai contribuenti.

 

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Il 2 maggio è iniziata la seconda fase per il precompilato: tutte le cose da sapere

Si è aperta  lunedì 2 maggio la “seconda fase” della dichiarazione dei redditi per chi si è avvalso del 730 precompilato. A partire dal 2 maggio, infatti, il modello (disponibile on line dal 15 aprile scorso) potrà essere ritrasmesso alle Agenzie delle Entrate così com’è o modificato e integrato con nuovi dati.

 

Termine ultimo 7 luglio (ma è stato prorogato al 23)
Per fare le modifiche o aggiungere detrazioni varie non considerate dal Fisco i circa 20 milioni di contribuenti (questa la platea potenziale) interessati potranno o intervenire sul modello da soli dal proprio pc oppure avvalersi dell’aiuto di un intermediario abilitato (commercialista privato o Caf). Per tutti comunque il termine ultimo per riconsegnare la dichiarazione è fissato al 7 luglio (prorogato il 31 maggio al 23 luglio).

 

I dubbi a poche ore dalla scadenza
A poche ore, però, da questa scadenza fiscale rimangono alcuni dubbi sulle possibili detrazioni riguardo alle spese dei figli che possono essere inserite nel modello precompilato. Si tratta di quelle relative alle iscrizioni alle università private e quelle per le mense scolastiche.

Se nel primo caso a mancare è l’indicazione del tetto massimo su cui applicare la detrazione del 19% (a indicarlo dovrebbe essere un decreto ministeriale di cui non c’è traccia), per quanto riguarda la detrazione o meno della spesa per la mensa della scuola a far confusione è stata proprio una circolare emessa dall’Agenzia delle entrate lo scorso 4 aprile.

Mensa scolastica sì o no?
La Legge di Stabilità, infatti, ha previsto la possibilità di portare in detrazione le spese per l’iscrizione e la frequenza degli istituti scolastici di qualunque ordine e grado, per un importo massimo di 400 euro per ciascun figlio.

Considerando però che le scuole pubbliche sono gratuite inizialmente la nuova detrazione pareva destinata a riguardare sostanzialmente gli alunni delle scuole private paritarie. Se non che, appunto, con la circolare di inizio aprile l’Agenzia delle Entrate ha indicato tra le spese detraibili anche quelle per la mensa scolastica, “deliberate dagli istituti”. Peccato però che le mense non siano gestite direttamente dalle scuole pubbliche, ma dai Comuni e siano loro a deliberarne il costo per i singoli alunni.

I Caf rifiutano la detraibilità delle mense scolastiche
Ecco allora l’empasse e il motivo per cui fino ad oggi (in attesa di un ulteriore chiarimento da parte dell’Agenzia delle entrate) i Caf hanno rifiutato la detraibilità di queste spese non considerandole, appunto, come “spese scolastiche”.

La questione dei rimborsi
Dopo avere inviato il modello, comunque, i contribuenti potranno incassare gli eventuali rimborsi Irpef, che saranno versati o direttamente in busta paga, a partire da luglio, o nell’assegno della pensione da agosto o da settembre.

Tempi più lunghi
Ma in alcuni casi i tempi si allungheranno. Dal 2016, infatti, i 730 inviati con modifiche potranno essere soggetti a controlli preventivi.

In questo caso i successivi rimborsi saranno a carico direttamente dell’Agenzia delle Entrate anziché del sostituto d’imposta (datore di lavoro o ente previdenziale). La procedura, che comporta il blocco o il semplice rinvio dell’accredito, scatterà se il rimborso risulterà superiore a 4.000 euro e se, a prescindere dall’ammontare del rimborso, il Fisco troverà delle incoerenze nelle modifiche apportate al 730 precompilato.

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