L’eterologa non si a paga, il Consiglio di Stato boccia la Lombardia

È illegittimo far pagare agli assistiti le spese per la fecondazione eterologa: è questa la decisione del Consiglio di Stato, che ha respinto l’appello della Regione Lombardia e confermando la decisione del Tar.

“La determinazione regionale di distinguere la fecondazione omologa da quella eterologa, finanziando la prima e ponendo a carico degli assistiti la seconda, non risulta giustificata” e “realizza una disparità di trattamento lesivo del diritto alla salute delle coppie affette da sterilità o da infertilità assolute”, si legge nella sentenza, attesa da tempo.

La sentenza del 10 aprile 2015

Le cure per la fecondazione eterologa non devono essere a totale carico dei pazienti. Lo stabilisce la terza sezione del Consiglio di Stato, che sospende in via cautelare una delibera della Regione Lombardia che stabiliva, unica in tutta Italia, il contrario. Non saranno più, dunque, i cittadini a farsi carico dell’intero importo del trattamento, che varia da 1500 a 4 mila euro, e a questo risultato si è giunto grazie a una serie di ricorsi firmati da realtà come Sos infertilità e Medicina democratica.

“No alla disparità di trattamento”

Per il Consiglio di Stato, quella della fecondazione eterologa, rimane una questione attraversata da “complessità e della delicatezza”. Ma ciò non giustifica la “disparità di trattamento sotto il profilo economico tra la procreazione medicalmente assistita omologa e quella eterologa”. C’è poi un altro aspetto sottolineato dall’ordinanza romana e ha a che fare con il “diritto alla salute inteso come comprensivo anche della salute psichica oltre che fisica”.

La Conferenza delle Regioni aveva già definito i ticket

La Lombardia e il suo presidente, il leghista Roberto Maroni, quindi, dovranno fare un passo indietro e tornare a quanto lo scorso settembre aveva stabilito la conferenza delle Regioni, presieduta da Sergio Chiamparino, che aveva individuato una tariffa unica per la fecondazione eterologa. L’importo, in quella sede, era stato definito tra i 400 e i 600 euro, a seconda dei tipi di trattamento, e per Chiamparino l’auspicio era quello di veder inserito questa pratica medica nei livelli essenziali di assistenza. Maroni fin da subito, però, aveva annunciato la scelta del pagamento pieno.

Martedì prossimo la Corte costituzionale sulla legge 40

Intanto per martedì prossimo, 14 aprile, è previsto che la Corte costituzionale valuti il rinvio della legge 40, quella sulla procreazione medicalmente assistita, disposto dal tribunale di Milano dopo che Roma aveva chiesto una verifica della Consulta. Era accaduto dopo il ricorso presentato da una coppia portatrice di una malattia genetica. I coniugi chiedevano l’accesso alla diagnosi pre-impianto dell’embrione. Un caso del genere si era verifica anche a Roma dove i giudici civili avevano chiesto l’intervento della Consulta.

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