Arena di Verona gremita per la prima della Carmen al 96° Festival lirico, le 32 rose rosse

Arena di Verona gremita ieri sera per la “prima” del 96° Festival lirico. È toccato al nuovo allestimento di “Carmen” aprire l’Opera Festival 2018, per un’edizione marchiata dai debutti: la prima volta di una donna e di una cantante, il soprano Cecilia Gasdia, alla guida di una fondazione lirica italiana; la prima per l’Arena dopo il commissariamento, concluso pochi mesi fa con la nomina appunto di Gasdia, al termine un sofferto piano di risanamento dell’ente.

Una serata significativa da molti punti di vista

Ma è stata una serata significativa anche sotto il profilo sociale, perché la musica lirica ha dato un segno di come la cultura sappia interpretare bene la realtà. Carmen, forse il più famoso femminicidio nella storia, è diventata così simbolo della lotta contro la violenza sulle donne: un posto lasciato vuoto in platea, ed un mazzo di 32 rose rosse, a ricordare i casi di femminicidio dall’inizio del 2018.

 

32 rose rosse in platea: le notizie del 22 giugno

Un posto vuoto in platea con un mazzo di 32 rose rosse – il numero delle vittime del 2018 finora – sono l’omaggio che l’Arena di Verona dedicherà alla donne uccise dai loro compagni dall’inizio del 2018.

Avverrà in occasione dalla prima del Festival lirico che sarà aperto oggi – venerdì 22 giugno – dalla “Carmen” di Bizet, “il più famoso femminicidio della storia”, ha ricordato Cecilia Gasdia (nella foto), ex cantante lirica, prima donna sovrintendente della Fondazione Arena, ha detto: “Abbiamo pensato di ricordare e denunciare questo grave fenomeno in occasione della prima. Sono già tragicamente arrivate al numero di 32 le donne uccise dai compagni nel 2018.
Per questo lasceremo un posto vuoto e poseremo un mazzo di 32 rose”.

La morte di Carmen contro la prepotenza maschile

Nella regia di Hugo de Ana la vicenda di Carmen è trasposta un secolo dopo il libretto, nei primi del ‘900, per sottolineare la voglia di indipendenza e libertà della protagonista, che affronta fino alla morte la prepotenza maschile e una società ostile al suo essere zingara, quindi diversa.

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